mercoledì 2 ottobre 2019

Presidente Trump, ha mai assaggiato il nostro parmigiano con la nostra uva? Provocazione della ministra Bellanova per scongiurare l'aumento dei dazi (ANSA)

"Donald Trump, ha mai provato il vero parmigiano con l'uva? Sano e delizioso!". Così la ministra per le Politiche agricole Teresa Bellanova sul suo profilo twitter si rivolge in inglese al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, mentre si mostra sorridente in una foto con un grande piatto colmo di parmigiano e grappoli di uva

Il perché di questa sua affermazione lo spiega su Facebook: Il parmigiano rischia di essere "gravemente danneggiato dai dazi che Trump vuole imporre all'Europa". Al tweet "@realDonaldTrump, have you ever tried the #realParmigiano with grapes? Healthy and delicious!", la ministra linka un post sul suo profilo Facebook: "Il parmigiano - spiega - è una delle grandi eccellenze del Made in Italy, un formaggio meraviglioso, conosciuto e amato in tutto il mondo. Ma è anche uno dei tanti prodotti dell'agroalimentare italiano che rischia di essere gravemente danneggiato dai dazi che Donald Trump vuole imporre all'Europa". 

"Non possiamo permettere - continua la ministra - che questo accada. Per questo ho scritto qualche giorno fa al Presidente del Consiglio per rafforzare la promozione del Made in Italy negli Stati Uniti. All'Unione Europea chiederò invece di intervenire per tutelare il reddito dei nostri produttori e quindi la qualità del nostro cibo. Forse Mr. Trump - conclude - non ha mai assaggiato il parmigiano Made in Italy con l'uva: sano e buonissimo".

VATICANO. Ecco dove finivano i soldi dell'OBOLO DI SAN PIETRO . Rivelazione choc de L'ESPRESSO ( da La Stampa)

"Due dirigenti apicali degli uffici della Segreteria, Vincenzo Mauriello e Fabrizio Tirabassi, una addetta all'amministrazione, Caterina Sansone, e soprattutto due pezzi da novanta del Vaticano: monsignor Maurizio Carlino, da poche settimane capo dell'Ufficio informazione e Documentazione dell'organismo che ha sede nel Palazzo Apostolico, e il direttore dell'Aif Tommaso Di Ruzza". Sono i cinque dirigenti sospesi, secondo quanto riporta il sito web dell''Espresso, nell'ambito dell'indagine sulle finanze della Santa Sede, partita dalle denunce presentate agli inizi della scorsa estate dallo Ior e dall'Ufficio del Revisore Generale e riguardanti operazioni compiute nel tempo.

L'indagine è solo agli inizi, ma risulta all'Espresso che le "operazioni finanziarie compiute nel tempo", al centro delle indagini secondo il comunicato della Sala stampa vaticana, riguardano alcune compravendite immobiliari milionarie all'estero, in particolare immobili di pregio a Londra, e alcune "strane" società inglesi che avrebbero partecipato al business. Per la cronaca, Tirabassi gestisce gli investimenti finanziari nella Segreteria di Stato, nell'Ufficio Amministrativo, posizione molto delicata occupandosi tra l'altro dell'Obolo di San Pietro, che ha visto il suo storico numero uno, monsignor Alberto Perlasca, traslocare lo scorso 26 luglio, quando papa Francesco l'ha nominato promotore di Giustizia al Tribunale della Segnatura Apostolica. Gli investigatori starebbero inoltre analizzando proprio alcuni flussi finanziari dei conti su cui transita appunto l'Obolo di San Pietro, l'insieme delle offerte di denaro fatte dai fedeli e inviate al Papa per essere redistribuite a sostegno della missione della Chiesa e delle opere di carità. Ma anche e soprattutto per il sostentamento dell'apparato vaticano.
Nel 2015, i conti e gli investimenti da fondi provenienti dall'Obolo avevano raggiunto la somma record di quasi 400 milioni di euro. Ogni conto e spostamento di denaro adesso è stato messo sotto i raggi X, per vedere se alcune irregolarità ipotizzate nascondono qualcosa di più grave. Le denunce fatte dallo Ior e dal Revisore generale interesserebbero un arco temporale recente, quando gli uffici messi nel mirino della magistratura, quelli della Prima Sezione "Affari Generali" della Segreteria di Stato erano guidati da monsignor Angelo Becciu, ex sostituto diventato pochi mesi fa prefetto per la Congregazione delle Cause dei Santi e cardinale. Monsignor Carlino, appena sospeso da ogni funzione, è stato per anni il segretario personale del porporato. 
"Papa Francesco è stato avvertito all'inizio dell'estate dai vertici dello Ior e dal Revisore generale (da pochi diventato a tutti gli effetti una sorta di autorità anti-corruzione della città santa) di possibili, giganteschi crimini finanziari avvenuti negli ultimi anni - osserva la versione online dell''Espresso - Bergoglio ha così ordinato un'indagine puntuale e severissima, e che non faccia sconti a nessuno". 

Matteo ( Renzi) non fare il matto. L'Italia ha bisogno d'altro e soprattutto di parole chiare e di politici affidabili ( da Rai News)

l presidente del Consiglio, Conte, può stare sereno, se non fa aumentare le tasse. Il leader di Italia Viva, ormai lontano dal Partito democratico, ha ripetuto la frase famosa utilizzata prima di "salutare" il premier Letta nel 2014. "Se dico di stare sereno io non funziona...". Matteo Renzi ha risposto così quando a Otto e mezzo gli hanno chiesto se Giuseppe Conte possa stare sereno sulla tenuta del governo. "Basta non aumentare le tasse - ha aggiunto Renzi - basta si rispetti l'impegno e pare che Conte si sia convinto e quindi bene così". 

 Iva e quota 100
 ​"Stiamo salvando gli italiani dall'aumento dell'Iva. Guardiamo alla realtà dei fatti, si tratta di 7 miliardi in più che le persone a casa dovevano pagare al governo", ha detto Matteo Renzi nel corso della registrazione. Su quota 100 "il governo l'ha confermata, io spero che ci ripensi, se non ci ripensa, se non verrà modificata, voteremo insieme alla maggioranza. Non metteremo questo aut aut, non siamo pierini".

 Elezioni
 "Se fossi umbro chi voterei? Bianconi. Se fossi emiliano, Bonaccini". Lo ha detto Matteo Renzi a 'Otto e mezzo'. "A livello nazionale fino al 2023 dobbiamo lavorare insieme", ha aggiunto a proposito dell'attuale maggioranza di governo nata perché Salvini stava portando il paese in una situazione "devastante", ha spiegato. Ed ha sottolineato: "non staremo con M5s alle prossime elezioni perché ci divide un abisso". "Visibilità ? Non so se Franceschini si rivolgesse a me: se c'è un problema che non ho è la visibilità. Mettiamola così: io non voglio essere il partito delle tasse" mentre "io mi ricordo quando Franceschini aumentò l'Iva con Letta premier e ricordo cosa vuol dire una misura del genere per la gente". 

Fondi russi alla Lega. Salvini, come nel caso dei 49 milioni percepiti illegalmente dalla Lega e da restituire allo Stato, non ne sa nulla. Ma ora ci sono le prove ( da Lettera 43)

Una foto del pezzo di carta con i dettagli dell'accordo raggiunto tra i partecipanti all'incontro avvenuto all'hotel Metropol di Mosca il 18 ottobre del 2018: è quanto ha trovato la procura di Milano nei cellulari di Gianluca Savoini, Gianluca Meranda e Francesco Vannucci, i tre italiani indagati per corruzione internazionale nel cosiddetto Russiagate, secondo Repubblica e Il Fatto Quotidiano. 

PER I PM È LA PROVA 
CHE L'ACCORDO FU PERFEZIONATO
Nell'analisi sui telefonini sequestrati, sarebbe stata trovata la foto di un foglio sul quale sono appuntate le percentuali da dividere tra la Lega (4%, ovvero circa 65 milioni) e gli intermediari russi (6%) nella compravendita di una partita di gasolio del valore di circa 1 miliardo e mezzo. La foto, che sarebbe stata scatta da Meranda, sarebbe stata poi spedita a Savoini e Vannucci. Per il procuratore aggiunto Fabio De Pasquale e i pm Sergio Spadaro e Gaetano Ruta, scrive Repubblica, è questa la prova che quella mattina al Metropol l'accordo venne perfezionato.

IL VIA LIBERA DEL RIESAME
 AL SEQUESTRO DEL CELLULARE
L'acquisizione di dati dal telefono di Savoini è stata avviata il 24 settembre scorso. Un accertamento tecnico volto a realizzare una copia forense del contenuto del telefonino e, in particolare, di una chat che gli investigatori, per problemi tecnici, non erano riusciti ad aprire. Il cellulare è stato sequestrato lo scorso 15 luglio (il Riesame di recente ha confermato la validità delle perquisizioni e dei relativi sequestri). Nel frattempo, nell'inchiesta da inizio settembre sono cominciate e stanno andando avanti anche in questi giorni acquisizioni di documenti negli uffici dell'Eni, che ha sempre ribadito la sua estraneità all'indagine.

Matteo Salvini

In merito alle ultime indiscrezioni il leader della Lega Matteo Salvini ha commentato: «Non c'è un dollaro, una lira, un fiorino, un rublo. Io non ho mai visto o chiesto niente e nessuno della Lega ha visto o chiesto niente. Possono fare e pubblicare tutti i disegnini che vogliono. Aspettiamo che chiuda l'inchiesta che va avanti da un anno. Parliamo di cose serie, questa non è una cosa seria».

Che figure, dal TG3 a Di Maio

Oggi, dopo l'incontro con Mike Pompeo,  segretario di Stato americano, venuto per saggiare il polso della nuova maggioranza di governo, relativo alla nostra permanenza nell'alleanza atlantica,  ai rapporti con il nemico 'atlantico' Putin - che l'ex vice premier, Salvini il 'Nero' considerava e considera tuttora uno dei migliori politici su piazza, al punto che caldeggiava e caldeggia ancora l'eliminazione delle sanzioni - ai rapporti con la Cina ed infine ai dazi che possono mettere in ginocchio la nostra economia, nel caso del Made in Italy, in molti settori, da cui l'Italia attinge fondamentali e consistenti risorse per il suo PIL.

 Il TG3 delle 14.20 intendendo riferire dell' importante incontro a Roma fra Pompeo e Di Maio, in apertura di telegiornale ha dato la linea alla sua inviata, la quale  ha detto poche cose e molto confuse  fra loro, come si è visto, oltre che sentito,  nel cambio continuo di foglietti ai quali si rivolgeva per chiedere lumi sul da dirsi. Ci è venuta in mente quella scenetta analoga, nella seduta parlamentare per la fiducia al governo gialloverde, quando l'allora inesperto Conte, non sapendo cosa dire, pendeva dalle labbra e dai foglietti che gli porgevano i suoi vice.

Non è andata meglio ai fini della comprensione  e dell'informazione, quando l'inviata del TG3 ha chiesto di mandare il servizio sulla conferenza stampa nella quale si ascoltava solo  Di Maio parlare, e mai Pompeo, il quale, però, sembrava ascoltare distrattamente la vacuità dei discorsi che il nostro ministro degli esteri gli faceva e che in sintesi era: "il nostro governo lavora notte e giorno per difendere gli interessi degli italiani". Perchè c'ha altro da fare? "Prima si esportavano le aziende oltre che i prodotti, adesso vogliamo esportare solo i prodotti e lasciare in Italia le aziende". Belle parole!

Il fatto è che, sulla stessa linea della inviata del TG3, Di Maio non ci ha fatto capire nulla dell'esito dell'incontro. Forse non sapeva neanche lui quel che diceva e, più probabile ancora, è che non avesse  capito nulla dell'incontro ed anche dell'inutile discorsetto che stava ripetendo. 

Sarebbe interessante sapere come ha riferito dell'incontro  Mike Pompeo al suo presidente. Più o meno gli potrebbe aver detto: ho incontrato un ragazzotto, non sapeva neanche lui cosa diceva; e perciò ci converrà parlare più avanti con Conte e con il Ministro dell'Economia. Mi chiedo però, caro Donald, perchè mi fai perdere tempo in inutili viaggi per incontrare politici che contano meno di zero e che comunque non sarà difficile in ogni momento fregare. Per noi va bene.
E per l'Italia? Cominciamo male anzi malissimo!

' L'empio punito' di Alessandro Melani: antenato del 'Don Giovanni' mozartiano

La seconda delle due ragioni - la prima l'abbiamo esposta nel precedente post - che ci ha condotto a Villa Torlonia, domenica scorsa, era lo spettacolo in cartellone: la prima ripresa moderna di un'opera di Alessandro Melani - musicista pistoiese per origine - L'empio punito , dramma per musica in tre atti, su libretto di Filippo Apolloni, a sua volta tratto da un testo di Filippo Acciaiuoli che si era rifatto a El burlador de sevilla y Convidado de pietra ( 1616) di Tirso de Molina, la sorgente prima del mito del Don Giovanni, al quale attingerà anche la coppia Da Ponte-Mozart, per il grande capolavoro.

La ripresa a Roma, per iniziativa del 'Reate Festival' coincideva con le rappresentazioni dell'opera mozartiana al Teatro dell'Opera, contestatissima per l'assurda regia (ma che sarà sicuramente piaciuta  almeno al colto sovrintendente Fuortes, il quale prosegue pervicacemente nella sua convinzione che senza la modernizzazione degli spettacoli, attraverso la regia, l'opera muore) ma certamente più frequentato ed ambìto dell'opera di Melani, e precedeva, di poco, la ripresa della medesima opera ma con diverso allestimento, in Toscana, con una trasferta da Pisa a Pistoia, patria del musicista.

L'empio punito, che il 'Reate Festival' ha voluto nella Capitale preceduto da incontri di studio, di carattere musicologico e letterario all'Università, fu rappresentato la prima volta nel teatro di Palazzo Colonna in Borgo, a Roma, il 17 febbraio 1669. Ed oggi, messo da parte il valore della sua musica, di molto superiore a quello drammaturgico, l'interesse maggiore per l'opera riguarda proprio la ricerca degli elementi che nell'opera di Mozart troveranno degni  e più maturi frutti:  nell'opera di Melani ci sono già tantissimi elementi, situazioni, personaggi che nel Don Giovanni avranno più carattere, maturità, sostanza. 

Si può dire che i personaggi ci sono tutti, con altro nome, certo, ma dalla similare identità. C'è Don Giovanni e Leporello - che in Melani si chiamano Acrimante e Bibi - c'è tutto il contorno di donne, progenitrici di donna Anna e donna Elvira; di più qui c'è  Proserpina che non regge alla passione per Acrimante e che, sebbene morto e defunto, nell'altro mondo, lo cavalca come la più sfrenata della maniache sessuali; e c'è  anche la statua del dignitario di corte ucciso da Acrimante  che lo farà sprofondare all'inferno, dopo aver accettato l' invito al banchetto.
 Si può dire, infine, che si ascolta il medesimo inquietante suono che accompagna  in Don Giovanni l'apparizione del Commendatore.

La realizzazione musicale, come anche l'allestimento si avvalgono di un gruppo di fedelissimi del festival, da Alessandro Quarta cui è affidata la  pregevolissima realizzazione musicale in capo al Reate Festival Baroque Ensemble  ( gruppo strumentale cameristico di soli archi, fagotto e cembalo) e ad un gruppo di cantanti, nutrito -  e più numeroso degli strumentisti: tanti ne richiede Melani? - giovane, ben assortito e preparato (nel quale spiccano l'Acrimante di Mauro Borgione, come anche il Bibi di Giacomo Nanni ed anche le voci femminili, comprese quelle 'en travesti', mentre al di sotto di tutti questi risultano le parti maschili , a partire dal re di Macedonia, Alessandro Ravasio,  per finire all'intera sua corte).

Lo spettacolo, affidato come sempre al regista 'residente', nonchè direttore artistico del festival, Cesare Scarton, ci ha tenuti per tutto il tempo tesi per quella scenografia ( Michele Della Cioppa) fatta di piani inclinati  che , di volta involta, dovevano rappresentare dirupi, scogli, sala del trono ed altre sale del palazzo reale,  e  che  faceva rischiare a tutti, cantanti ed attori, di rompersi l'osso del collo; l'unico elemento in verticale che  interrompeva questo paesaggio erano alcune vetrate scorrevoli, azionate a vista, sulle quali  alla fine dell'opera si intravedeva, sfondata, la sagoma  del 'convitato di pietra, alias Tidemo, 'aio di Ipomene e consigliere del re', impersonato da Riccardo Pisani.

Scarton, che qualche giustificazione nobile ed alta deve  inventarsi per giustificare i pochi soldi a disposizione per realizzare una regia  degna di tale nome con annessa scenografia e costumi, scrive:
"La concezione scenografica  intende tradurre l' instabilità  ( 'le schegge della vita umana  che non combaciano l'una con l'altra...'), il pericoloso piano inclinato sul quale si trovano ad agire i personaggi. La scene è costituita su diversi livelli posti ad altezze mai allineate e sempre sghembe. Questa realtà totalmente spezzata è il contenitore di una  serie di vicende che alternano momenti comici a scene tragiche, elementi erotici a effusioni liriche, visioni metafisiche ad azioni di crudo realismo". 

Un libretto come quello in oggetto - 'una vorticosa giostra della vita dove c'è tutto e il contrario di tutto' - " è molto aperto e permette una lettura dei personaggi che, affrancati da un libretto alquanto ridondante, possono trovare un loro spessore psicologico e una ricchezza di interazioni reciproche destinate a creare una drammaturgia più moderna, meno legata al gusto barocco e più vicina allo spettatore di trecentocinquanta anni dopo".

Forte di tale avallo ideologico, Anna Biagiotti,  adottava abiti moderni e succinti per le donne - salvo quello bianco e lungo dell'eterna sposa che solo alla fine decide di risposarsi con il re - sexy addirittura e sempre cortissimi, compreso quello di Proserpina e della cameriera che serve bibite con cannucce, in apertura; e  lo stesso Scarton  inutili vecchie e stantie mossette, chiedeva a Bibi, alla fine, per ammaliare l'attempata Delfa, applauditissima nutrice di Ipomene ( sorella del re di Macedonia), impersonata, 'en travesti', da Alessio Tosi.



 Oscurata la vetrina romana che difficilmente potrà illuminarsi nuovamente con l'unica recita reatina, sabato, dell'opera di Melani, l' attesa maggiore è tutta rivolta  alla serata in cui  si presenterà, in prima mondiale, un melologo  ' Wagner e Verdi' , il n. 1003 del catalogo del novello Verga, Sandro Cappelletto, che in Matteo D'Amico ha trovato il suo Mascagni. 

Il melologo,  è un genere 'letterario-musicale' al quale il direttore del festival, Scarton, dedicò, anni fa, un pregevole studio storico musicologico per il quale si annuncia, a causa del favore che esso incontra ogni giorno di più, l'ennesima ristampa, nella quale si potrà leggere anche della novella coppia di campioni del genere Cappelletto-D'Amico.

Infine, permetteteci una riflessione non più artistica, ma politico-sociale. La trasferta romana ci convince assai poco, perchè realizzata da un festival che dovrebbe invece servire un territorio che certamente non è baciato dalla fortuna culturale, ma che ha un bel teatro, Vespasiano, e nume protettore Gianni Letta, il 'cardinale'.



martedì 1 ottobre 2019

Al teatro di Villa Torlonia a Roma

Una ragione duplice ci consigliava l'altro ieri, profittando della trasferta del 'Reate Festival' con il suo spettacolo di punta, di recarci nel teatrino 'nobile' di Villa Torlonia, a Roma. 
La prima delle quali era legata ai nostri anni di insegnamento al Conservatorio dell'Aquila, quando proprio su quel teatro fecemmo effettuare una ricerca ad una brillante allieva, Elisabetta Guarnieri - che poi pubblicammo su Music@ - dopo che un'altra allieva, Paola P., per la riapertura di quel teatro stava facendo progetti da presentare all'amministrazione comunale.

Poi Paola , disgraziatamente se la portò via un brutto male; ma la puntuale ricerca di Elisabetta e il suo progetto di 'gestione' pubblicammo sul n.28 di Music@ ( maggio -giugno 2012; si può leggere andando sul sito del Conservatorio aquilano,  e cercando nella'archivio del bimestrale).

Il teatrino - un centinaio di posti in platea e pochissimi altri in una galleria, la prima delle due allestita con qualche sedia - fu inaugurato il 6 maggio 1905, con l'allestimento di una curiosa operetta scritta per l'occasione, Il profilo di Agrippina, e con don Giovanni Torlonia che faceva gli onori di casa accogliendo l'alta aristocrazia che si era data appuntamento per quell'evento mondano, di cui i giornali raccontarono fasto e meraviglie.

L'operetta, il cui libretto l'aveva scritto il marchese Sommi-Picenardi, e la musica il conte Pietromarchi, narra di un 'alloco' americano piovuto in Italia, alla ricerca di una moglie che somigliasse il più possibile alla imperatrice Agrippina il cui 'profilo' lui aveva ammirato su una moneta. Si imbatte in una  bellissima romana, molto scaltra, effettivamente somigliante ad Agrippina,  la quale si finge vedova e pretende dall'americano invaghito di lei, che egli  realizzi ogni suo desiderio, come quello di far sposare le sue due figlie con ricca dote.

La costruzione del teatrino, di cui  si racconta della fastosa inaugurazione, era iniziata molto prima degli inizi del Novecento, cui si riferisce quella inaugurazione. Nel 1840  con l'affidamento dei lavori all'architetto Raimondi, da parte del principe don Alessandro Torlonia. La costruzione,  fu tante volte interrotta per vicende anche familiari del nobile casato. Il teatro era più che un teatrino, come si presenta ora, perchè fra platea e le due gallerie raggiungeva la capienza di 500 posti circa, contro i cento o poco più di ora.

 Oggi il teatrino è davvero una bomboniera e ben si presta a tanto teatro barocco romano e non solo romano. 

Il 'Reate Festival', in cerca di vetrina nazionale,  già l'anno scorso e forse anche prima, lo sceglie per la sua trasferta romana - nel 2018 con la monteverdiana Il ritorno di Ulisse in patria, mai rappresentato nella Capitale; quest'anno con l'Empio punito di Alessandro Melani, prima  rappresentazione moderna, dopo il battesimo, sempre romano, nella seconda metà del Seicento. Trasferta per la quale impegna la maggior parte della sua dotazione finanziaria, ma con spettacoli che a Rieti non susciterebbero la curiosità - quasi sempre musicologica, prevalente - che a Roma. 

Noi spettatori, un centinaio - non uno di più invitati compresi (noi l'abbiamo visto domenica scorsa alla prima replica) - siamo stati fatti entrare da un entrata angusta e buia che definiremmo 'di servizio', dove abbiamo anche atteso senza ragione in fila; siamo certi che quella non poteva essere l'entrata principale, assai modesta per un teatro di piccole dimensioni  ma che si affaccia sulla villa con una  grande esedra a vetri. E non è che poi, una volta entrati, si resti abbagliati dalla bellezza del teatrino,  certamente  ben conservato e bellamente restaurato, ma privo di adeguata illuminazione, e che perciò non può fare un grande effetto. Per fortuna, acusticamente, risponde alla bisogna.E questo forse basta.