Ladri di biciclette il capolavoro cinematografico di Vittorio De Sica, del 1948, è al centro di una intricata vicenda di cui ancora non si vede la fine, relativamente al restauro della pellicola originale.
Il film restaurato in digitale con i soldi del Casinò di Venezia, ad opera dell'Associazione 'Amici di Vittorio De Sica', presieduta dal figlio del regista, Manuel, venne presentato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia del 2008, fra ali di pubblico e critica osannanti per il rinato capolavoro, per la sua qualità.
L'anno successivo La San Paolo Film produsse un DVD del film restaurato, il quale fu venduto dal Corriere della Sera, in una collana di film del passato, rinati a nuova vita dopo il restauro delle pellicole originali, 'Bianco e nero all'Italiana', curata da Paolo Mereghetti.
Dalla rete abbiamo appena appreso che quattro anni dopo la presentazione alla Mostra di Venezia, del film restaurato in digitale e già commercializzato in DVD, recante in apertura il logo del Casinò di Venezia che aveva finanziato l'opera di restauro, la San Paolo Audiovisivi ha prodotto il Blu-Ray del film restaurato. L'edizione Blu-Ray commercializzata viene lodata dalle riviste specializzate per la sua qualità( vedi post precedente).
Ancora più fitto, perciò, il mistero sul nuovo restauro, in rapporto alla sua necessità, effettuato dalla Cineteca di Bologna, che sarà presentato al prossimo Festival di Cannes, fra pochi giorni.
Urge chiarimento dalla Cineteca di Bologna
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mercoledì 25 aprile 2018
domenica 18 settembre 2016
Perchè mi domandano solo delle 'patate' in mostra a Venezia, e non dei film della Mostra - ha lamentato Natalia Aspesi in un corsivo
La Aspesi che, a Venezia , nelle giornate della Mostra del cinema c'è andata per vedere i film in concorso ed anche per una breve vacanza, è forse l'unica a non aver visto le due 'patate' una in rosso e l'altra in arancione che sfilavano sul red carpet; e perciò, quando dal parrucchiere - che certamente non è nella Chinatown milanese - le hanno chiesto delle 'patate' veneziane, è caduta dalle nuvole. E, non avendo letto i giornali a Venezia - dove risiedeva non aveva edicole a portata di mano - non sapeva neppure di quali 'patate' le domandassero, anzi sì è dovuta far spiegare e raccontare per filo e per segno la marcia trionfale delle patate sul red carpet, di cui le sue interlocutrici sapevano tutto, anche nome e cognome- delle patate? - e ne ha riferito ieri in un corsivo.
Sempre ieri, una trasmissione delle reti berlusconiane ha creduto necessario inserire, tra una storia lacrimevole e l'altra, in seguito al clamore suscitato dall'episodio veneziano e dal corsivo della Aspesi, la cronistoria delle patate trionfatrici, con qualche punta di ironia, sulla Aspesi, l'unica in Italia a non sapere dell'accaduto a Venezia.
Fuor di metafora, le patate che hanno sfilato a Venezia, non sono quel ricco e saporito tubero importato in Italia da Colombo, che si può gustare in tutte le salse, ed anche al naturale, bensì quel 'frutto' femminile proibito che nei secoli s'è guadagnato una sfilza di nomi fantasiosi, e che i veli rosso o arancione delle signorine hanno svelato agli occhi dei presenti.
La Aspesi, innocente, si chiede con grande meraviglia come mai nessuna delle frequentatrici del suo parrucchiere, e noi immaginiamo anche nessuna delle signore milanesi che Lei solitamente frequenta, le abbiano chiesto dei film, e neanche di quello che ha vinto il 'Leone d'oro'.
Noi, modestamente, una spiegazione possiamo fornirgliela, se lo desidera; sempre che da noi l'accetti. Ed è semplice.
I film, specie se non commerciali, non contano un tubo, non fanno notizia - lo fanno nei giornali ma solo durante la mostra, poi niente più - non importano a nessuno, come non importa a nessuno quanto avviene nel mondo della arti ed in quello dello spettacolo dal vivo - pensiamo alla musica, al teatro.
E i giornali, consci del mutamento, lo registrano ed assecondano, senza reagire. Negli ultimi giorni ha fatto clamore l'arrivo in Italia, a Parma, di un direttore giovane, di appena 26 anni, nient'altro. L'età è la notizia, nessuna sostanza.
Un novità in teatro o all'opera passa inosservata se non ci infilano dentro qualche scandaletto, di carattere sessuale ( ad esempio un nudo, esattamente come a Venezia le due patate in bella mostra sul red carpet) e perciò autori e registi, fattisi furbi, si adeguano.
Altro non c'è da dire.
Sempre ieri, una trasmissione delle reti berlusconiane ha creduto necessario inserire, tra una storia lacrimevole e l'altra, in seguito al clamore suscitato dall'episodio veneziano e dal corsivo della Aspesi, la cronistoria delle patate trionfatrici, con qualche punta di ironia, sulla Aspesi, l'unica in Italia a non sapere dell'accaduto a Venezia.
Fuor di metafora, le patate che hanno sfilato a Venezia, non sono quel ricco e saporito tubero importato in Italia da Colombo, che si può gustare in tutte le salse, ed anche al naturale, bensì quel 'frutto' femminile proibito che nei secoli s'è guadagnato una sfilza di nomi fantasiosi, e che i veli rosso o arancione delle signorine hanno svelato agli occhi dei presenti.
La Aspesi, innocente, si chiede con grande meraviglia come mai nessuna delle frequentatrici del suo parrucchiere, e noi immaginiamo anche nessuna delle signore milanesi che Lei solitamente frequenta, le abbiano chiesto dei film, e neanche di quello che ha vinto il 'Leone d'oro'.
Noi, modestamente, una spiegazione possiamo fornirgliela, se lo desidera; sempre che da noi l'accetti. Ed è semplice.
I film, specie se non commerciali, non contano un tubo, non fanno notizia - lo fanno nei giornali ma solo durante la mostra, poi niente più - non importano a nessuno, come non importa a nessuno quanto avviene nel mondo della arti ed in quello dello spettacolo dal vivo - pensiamo alla musica, al teatro.
E i giornali, consci del mutamento, lo registrano ed assecondano, senza reagire. Negli ultimi giorni ha fatto clamore l'arrivo in Italia, a Parma, di un direttore giovane, di appena 26 anni, nient'altro. L'età è la notizia, nessuna sostanza.
Un novità in teatro o all'opera passa inosservata se non ci infilano dentro qualche scandaletto, di carattere sessuale ( ad esempio un nudo, esattamente come a Venezia le due patate in bella mostra sul red carpet) e perciò autori e registi, fattisi furbi, si adeguano.
Altro non c'è da dire.
sabato 10 settembre 2016
Non ci resta che piangere...guardando la premiazione della 73 Mostra del cinema di Venezia su Rai Movie
La diretta televisiva su Rai Movie della premiazione della 73 Mostra del Cinema di venezia è l'esatta immagine dell'Italia triste, sul punto di scoppiare a piangere.
Una musichetta di sottofondo e la lunga sequenza di giurati, di premi e premiati dei film, nelle varie sezioni della Biennale veneziana. Un asciutto resoconto ragionieristico senza un briciolo di fantasia di novità. E' questo il mondo dello spettacolo?
Annunciate le giurie e le sezioni del concorso dalla madrina della Mostra, l'attrice Sonia Bergamasco, sul paloscenico sono sfilati tutti i vincitori, dopo l'annuncio dell'assegnazione dei premi da parte dei presidenti delle varie giurie, ogni volta chiamati in causa dalla madrina.
Ricevimento del trofeo, discorso di circostanza e giù dal palco, sotto un altro. Mai una immagine di nessuno dei film premiati, neanche del vincitore del Leone d'oro. Le uniche erano quelle dei videomessaggi di due premiati assenti giustificati, uno dei quali era dell'attrice Emma Stone. Poi basta, solo facce commosse ma di circostanza.
L'unico a parlare un pò più chiaro è stato il direttore della Cineteca di Bologna che ha portato alla mostra un film di Ferreri - quasi conosciuto- restaurato, quando ha più volte chiamato in causa la Rai bollandola di colpevole dimenticanza del nostro cinema, mentre manda in onda delle schifezze inutili.
La tristezza massima, che ha generato un pianto a dirotto, è stata la lunga sequenza dei premi della giuria ufficiale. Quando accanto alla valletta che portava in palcoscenico il trofeo (Leone o Coppa) ne compariva una seconda con in mano il cofanetto di una nota casa di orologeria che aveva creato alcuni orologi, in edizione speciale per la mostra, dati in premio ai vincitori. Questa sì una vergogna di cui il presidente Baratta dovrebbe dar conto e scusarsi per lo scivolone. Uno sponsor della mostra, anche importante, basta che compaia con il suo marchio in tutta la comunicazione della Biennale.
Bene hanno fatto i vari premiati a non degnare l'orologio premio della benchè minima attenzione.
E cosi come era cominciata la premiazione è terminata, nella tristezza generale.
Nei titoli di coda abbiamo notato anche il nome di Giulio De Martino, autore dei testi. Quali? Oltre l'introduzione della Bergamasco, nella quale ha accennato ad un episodio che ha visto coinvolto il maestro Riccardo Muti al Museo di Capodimonte ( ne ha scritto lo stesso direttore sul Corriere);abbiamo ascoltato solo e sempre lapidari annunci della madrina delle sezioni della mostra o le chiamate in causa dei presidenti di giuria perchè proclamassero i vincitori o i nomi di coloro che materialmente porgevano ai vincitori il premio. Anche questi erano testi d'autore?
Una musichetta di sottofondo e la lunga sequenza di giurati, di premi e premiati dei film, nelle varie sezioni della Biennale veneziana. Un asciutto resoconto ragionieristico senza un briciolo di fantasia di novità. E' questo il mondo dello spettacolo?
Annunciate le giurie e le sezioni del concorso dalla madrina della Mostra, l'attrice Sonia Bergamasco, sul paloscenico sono sfilati tutti i vincitori, dopo l'annuncio dell'assegnazione dei premi da parte dei presidenti delle varie giurie, ogni volta chiamati in causa dalla madrina.
Ricevimento del trofeo, discorso di circostanza e giù dal palco, sotto un altro. Mai una immagine di nessuno dei film premiati, neanche del vincitore del Leone d'oro. Le uniche erano quelle dei videomessaggi di due premiati assenti giustificati, uno dei quali era dell'attrice Emma Stone. Poi basta, solo facce commosse ma di circostanza.
L'unico a parlare un pò più chiaro è stato il direttore della Cineteca di Bologna che ha portato alla mostra un film di Ferreri - quasi conosciuto- restaurato, quando ha più volte chiamato in causa la Rai bollandola di colpevole dimenticanza del nostro cinema, mentre manda in onda delle schifezze inutili.
La tristezza massima, che ha generato un pianto a dirotto, è stata la lunga sequenza dei premi della giuria ufficiale. Quando accanto alla valletta che portava in palcoscenico il trofeo (Leone o Coppa) ne compariva una seconda con in mano il cofanetto di una nota casa di orologeria che aveva creato alcuni orologi, in edizione speciale per la mostra, dati in premio ai vincitori. Questa sì una vergogna di cui il presidente Baratta dovrebbe dar conto e scusarsi per lo scivolone. Uno sponsor della mostra, anche importante, basta che compaia con il suo marchio in tutta la comunicazione della Biennale.
Bene hanno fatto i vari premiati a non degnare l'orologio premio della benchè minima attenzione.
E cosi come era cominciata la premiazione è terminata, nella tristezza generale.
Nei titoli di coda abbiamo notato anche il nome di Giulio De Martino, autore dei testi. Quali? Oltre l'introduzione della Bergamasco, nella quale ha accennato ad un episodio che ha visto coinvolto il maestro Riccardo Muti al Museo di Capodimonte ( ne ha scritto lo stesso direttore sul Corriere);abbiamo ascoltato solo e sempre lapidari annunci della madrina delle sezioni della mostra o le chiamate in causa dei presidenti di giuria perchè proclamassero i vincitori o i nomi di coloro che materialmente porgevano ai vincitori il premio. Anche questi erano testi d'autore?
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