Giacono Puccini. Epistolario Volume IV ( 1905-1906). A cura di Gabriella Biagi Ravenni e E Francesco Cesari .
Leo S.Olschki Editore, 2024. Pagg. 617. Euro 90,00.
Giacomo Puccini. Epistolario. Volume V (1907-1908). A cura di Virgilio Bernardoni e Aldo Berti.
Leo S.Olschki Editore, 2024. Pagg.565. Euro 90,00
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Procede in certo modo spedita la pubblicazione, per conto dell'Edizione Nazionale delle Opere di Giacomo Puccini, dell'epistolario, giunto al quinto volume, anche se ben lungi dal concludersi, giàcchè ne sono preventivati ben 16 di volumi, l'ultimo dei quali, stando alle attuali previsioni, che potrebbero però essere modificate in base ai ritrovamenti continui, dovrebbe contenere 'documenti'.
Questi due volumi sono giunti nelle librerie, alla vigilia delle celebrazioni annunciate con certo rilievo dal Teatro dell'Opera di Roma che il 14 gennaio u.s, ha organizzato la posa di una targa commemorativa ed una ripresa della Tosca nell'allestimento originale del 14 gennaio 1900, e dunque a 125 anni esatti dalla prima e nello stesso teatro della Capitale che allora si chiamava Teatro Costanzi.
Alla vigilia di tale celebrazione ho ripreso su questi blog, dal mio libriccino 'Giacomo Puccini, Sonatore del Regno' ( Clichy ed.), alcune confidenze del musicista a don Pietro Panichelli - il prete che gli diede informazioni sulle campane a Roma, che si odono in Tosca - al quale dice che lui dopo una 'prima', non ama banchetti e festeggiamenti ma preferisce tornare nei luoghi amatissimi della sua Toscana e dedicarsi alle sue passioni: pesca e caccia; e si raccomanda che gli amici non facciano bataclan.
Aprendo a caso il primo di questi due nuovi volumi dell'epistolario, l'occhio cade su un telegramma che il musicista manda a Giulio Ricordi all'indomani di una ripresa dell'opera a Budapest. Di tutt'altro tono, perchè racconta delle chiamate e del successo. Dunque il musicista che qualche anno prima desiderava non esser coinvolto in festeggiamenti e banchetti, qui risulta felice ed orgoglioso del successo di quella stessa opera in terra straniera e, osiamo pensare, anche dei festeggiamenti che seguirono all'importante debutto ungherese.
I due nuovi volumi dell'epistolario coprono rispettivamente i bienni 1905-6 e 1907-8, che sono poi quelli in cui non nascono nuove opere ( l'ultima era stata Madama Butterfly ( 1904), mentre la successiva, La Fanciulla del West, arriverà nel 1910, e offrono complessivamente, circa 1350 lettere.
Sono invece gli anni in cui si dedica, con calma, alla ricerca di nuovi progetti, e compie viaggi anche lunghi: America, Egitto, dove si rappresentano sue opere. In uno di questi viaggi, a New York, gli viene l'idea di Fanciulla del West, assistendo ad uno spettacolo, a Brodway, 1906, di David Belasco, dal cui teatro aveva già tratto Butterfly.
Ma nei momenti di tranquillità e riflessione trova modo per dedicarsi ad occupazioni quotidiane, perfino alla ricerca di gerani che li vuole con 'fiore rosa', e che richiede al solito Razzi, suo amico e factotum, per la veranda a vetri di Torre del Lago.
Un curioso episodio, che emerge da una lettere indirizzata a Giovanni Pascoli, il poeta, per raccomandargli un suo nipote 'di talento' che desidera conoscerlo, ci fa venie in mente un'altra lettera indirizzata, in gioventù (1883), all'amatissima madre, nella quale la rimprovera di avere il 'vizio' delle raccomandazioni (a favore di suo figlio per Amilcare Ponchielli): ”voialtri a Lucca l'avete sempre con le raccomandazioni: maledetto chi l'ha inventate..
Un Puccini 'trumpiano', come oggi si direbbe, su tutto? L'età, la vita possono far mutare convinzioni ed abitudini, non essenziali, ad una persona. Non condividiamo il pensiero corrente, secondo il quale solo i cretini non cambiano mai idea, che serve ad assolvere voltagabbana di professione, alla cui categoria è fuori luogo iscrivere Puccini.
L'indice dei destinatari delle lettere nel biennio 1905-6, come anche nel biennio successivo, inducono a dedurre che il musicista, pur restando sempre alla ricerca di un nuovo soggetto, ed attento alle numerose riprese delle sue opere, scrive alla famiglia - si ricordi che ha uno stuolo di sorelle (dai nomi pittoreschi: Iginia, Nitteti, Otilia, Ramelde, Tomaide) - al Caselli, droghiere e proprietario di caffè, suo amico carissimo, al Razzi, 'factotum', ed alla sua amica femminile Sybil Seligman, della cui relazione non è dato di sapere cosa pensasse la gelosissima Elvira, senza trascurare mai la pratica del suo sport preferito a Torre, la caccia.
Dalla lontana Buenos Aires, scrive a Giuseppe Razzi, giugno 1905, per raccontargli agi e privilegi del suo successo mondiale: “mi sento come un re”, illustrato da un pentagramma con chiave di sol e nota 're', alto, con corona (musicale). E aggiunge che firma 'cartoline' al prezzo di 2,20 lire, che devolverà in beneficenza.
Puccini - nel 1908 – è al lavoro per dar vita musicale alla 'girl' Fanciulla del West, per il cui libretto affidato definitivamente a Civinini, s'è fatto prima tradurre l'originale dramma di Belasco.
Della storia di un'altra 'girl', ma italiana, vi è pure traccia nell'epistolario, perchè Puccini se ne lamenta con gli amici più cari. La storia della povera Doria Manfredi, giovane cameriera in Casa Puccini, accusata, pare ingiustamente, da Elvira di una tresca con suo marito, che terminò i suoi giorni (per la vergogna delle accuse di Elvira?) nel gennaio del 1909, suicidandosi.
Completano i volumi vari indici – Personalia, Localia, preziosissimi per chi si accosta per la prima volta alla biografia di Puccini - tavole, destinatari e nomi. Che altro si vuole per prepararsi alla prossima imminente celebrazione anniversaria: cento anni dalla prima scaligera di Turandot, diretta da Toscanini, il 25 aprile 1926 ?
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