Prima gli insulti (circa 50mila), poi le minacce, con tanto di indirizzo di casa sbandierato ai quattro venti addirittura insieme alla posizione del citofono. Una giovane messinese di 26 anni, Cristina Irrera, a Milano per frequentare l'università, è diventata il bersaglio sui social di una campagna d’odio a causa del suo impegno a favore dei diritti. A denunciarlo è il Comitato Sicurezza per Milano, di cui è la segretaria.
«Quanto sta accadendo a Cristina Irrera è intollerabile. Non solo si tratta di un attacco diretto alla sua sicurezza personale, ma è anche un chiaro tentativo di intimidire chi, come lei, dedica tempo ed energie alla collettività - sostiene il vicepresidente del Comitato Nicholas Vaccaro - Siamo di fronte a fatti di inaudita gravità che mettono a rischio la sua incolumità e che non possono in alcun modo essere sottovalutati».
I messaggi contenenti indirizzi e dati personali della giovane sono accompagnati anche da incitazioni alla violenza e persino minacce di violenza sessuale. Decine di migliaia di commenti raccolti in un dossier e consegnati alla Polizia Postale, che in seguito alla querela della ragazza ha avviato le opportune indagini, nonostante le difficoltà nell’individuare i responsabili. Spesso infatti dietro quei profili ci sono account rubati, messaggi generati dall’AI infrastrutture frammentate, pacchetti di commenti acquistabili online.
«Chiediamo alle autorità un intervento immediato e deciso per identificare i responsabili e garantire la piena protezione a Cristina», sottolinea il Comitato Sicurezza per Milano, invitando le istituzioni «alla massima attenzione affinché simili episodi non rimangano impuniti».
La giovane non è estranea ai riflettori della cronaca: già nel 2022 era comparsa sulle pagine dei quotidiani dopo essere intervenuta in metropolitana durante un tentativo di rapina e aver segnalato alle autorità alcune borseggiatrici. Questa volta, a innescare la nuova ondata di ostilità, sarebbe stato un filmato in cui raccontava la chiusura di una piattaforma tedesca che diffondeva materiale sessuale senza consenso. Da quel momento le aggressioni verbali si sono ripetute a intervalli regolari.


Nessun commento:
Posta un commento