martedì 2 aprile 2019

Anche a febbraio cala la pubblicità sui giornali ( da Prima online)

La pubblicità sulla stampa cala anche a febbraio, -11,4%. Fcp: quotidiani -13,5%, settimanali -3,8%, mensili -11,5%

Il fatturato pubblicitario del mezzo stampa in generale nel periodo gennaio-febbraio 2019 registra un calo del -11,4%. Lo dicono i dati dell’Osservatorio Stampa Fcp relativi al periodo gennaio-febbraio 2019  (.pdf) raffrontato con il corrispettivo 2018. In particolare i quotidiani nel loro complesso registrano un andamento negativo a fatturato -13,5% e a spazio -4,5%.
(dati osservatorio Stampa Fcp)
Le singole tipologie segnano rispettivamente:
La tipologia Commerciale nazionale ha evidenziato -15,3% a fatturato e -14,4 %a spazio.
La pubblicità Commerciale locale -8,1% a fatturato e -0,7% a spazio.
La tipologia Legale ha segnato -10,2% a fatturato e -22,6% a spazio.
La tipologia Finanziaria ha segnato -42,7% a fatturato e -41,5% a spazio
La tipologia Classified ha segnato -11,8% a fatturato e -2,3% a spazio.
I periodici segnano un calo sia a fatturato del -6,3% che a spazio del -9,2%.
I settimanali registrano un andamento negativo a fatturato del -3,8% e a spazio del -10,1%.
I mensili segnano un calo a fatturato -11,5% e a spazio -9,0 %.
Le altre periodicità registrano un andamento positivo sia a fatturato +24,3% che a spazio +2,9%.

Il governo gialloverde non ha a cuore nè la democrazia nè l'informazione

Nel mirino del governo ci "sono i giornalisti ma anche la democrazia. Quando si vuole colpire l'informazione professionale e ridurre le occasioni per i cittadini per informarsi correttamente si sta puntando a una forma di gestione del consenso che deve avvenire attraverso altre piattaforme". Lo ha detto il segretario della Fnsi Lorusso intervenendo a Trieste, nel corso di un incontro al Circolo della stampa. Purtroppo, ha aggiunto, "il modo in cui vengono gestite alcune piattaforme digitali devono portare a riflettere sui rischi che corre la democrazia". L'obiettivo, prosegue, e' quello arrivare ad avere "cittadini meno informati" per "giungere a un pensiero unico". "Noi oggi siamo chiamati a reagire a tutto questo". Se, da novembre a oggi, "il presidente Mattarella è intervenuto ben 8 volte sull'importanza della libertà di stampa e di opinione, evidentemente un pericolo c'è". (ANSA).

A Verona, la città che ha ospitato gli sfigati del congresso delle famiglie, il sindaco Sboarina, non gradisce la presenza di Di Maio al prossimo Vinitaly

Se per Di Maio, Verona è una città di sfigati e fanatici solo perché ha ospitato il Congresso della famiglia, allora lo invito a non venire a Vinitaly». Firmato Federico Sboarina. Al termine del «World Congress of Families» il sindaco di Verona si sfoga contro il vice premier e i suoi commenti. «Di Maio può andare da un’altra parte a fare la sua passerella elettorale, visto che la città è la stessa che lui ha insultato - ha continuato -. E il Comune di Verona che ha co-organizzato il congresso è lo stesso che è socio di maggioranza in fiera». Poi la stoccata finale: «Se esistesse il Daspo urbano per le offese arrecate, a Verona Di Maio lo rischierebbe».

 Nei giorni del congresso di Verona il Movimento 5 Stelle aveva fortemente criticato la kermesse bollandola come «un ritorno al Medioevo». Al termine della manifestazione Sboarina rompe il silenzio: «Finora, non ho detto nulla perché, da sindaco, avevo questioni più importanti. Sul Congresso è stata costruita una enorme macchina del fango, un preventivo processo alle intenzioni. Nessun relatore imbarazzante e nemmeno nessuna caccia alle streghe», assicura.
La replica grillina, con toni per nulla morbidi, è affidata a Mattina Fantinati, sottosegretario alla Pubblica amministrazione: «Purtroppo le dichiarazioni del sindaco di Verona Federico Sboarina mostrano quanto l’uomo sia totalmente scollegato dalla realtà». Il sottosegretario ha ribadito quindi che «Di Maio è stato invitato da Veronafiere ed è atteso dai tanti operatori del settore vitivinicolo e sarà presente non per le passerelle, ma per parlare concretamente di export e investimenti. Consiglio a Sboarina, che da mesi non sentiamo fiatare su nessuna delle grandi questioni che gravano su Verona, di tornare a occuparsi della sua passione calcistica a tempo pieno, unico argomento che sembra risvegliarlo da un torpore a cui sta condannando tutta l’amministrazione Comunale». 

PENSIONATI, in guardia! I ladri al governo, hanno già messo le mani nelle nostre tasche. Nella cabina elettorale ricordiamocelo!

Forse non ci crederete. E invece, sì, quei ladri che ci governano hanno cominciato a prelevare soldi dalle nostre pensioni. Fateci caso, controllate gli accrediti e vedrete che da gennaio, piano piano  , senza troppo rumore per non farsi scoprire e magari sparare ( come consiglia Bullo-Salvini), come  sanno fare i ladri di notte, hanno messo le mani nelle nostre tasche e prelevato quello che serviva per farsi belli con 'Quota 100'. Rubano a pensionati per mandare in pensione prima altri pensionati, perché i soldi per fare quell'operazione elettorale voluta da Bullo-Salvini, detto anche 'il Nero', li hanno presi, RUBATI, senza tanti scrupoli dai pensionati, che rappresentano una vasta platea,  che, già solo quelli le cui pensioni i ladri al governo considerano  da ricchi, si avvicinano ai 6 milioni. Gli altri hanno pensioni da fame e dunque affamarli ancora di più non conviene, scatenerebbero la rivoluzione, se le forze li sostengono.

 Venti-trenta Euro al mese rubati da ogni pensione, fanno a fine anno una bella cifra e in tre anni - secondo i calcoli dei ladri al governo - alcuni miliardi ( 2-3, secondo le previsioni) quanti ne servono per  dar corso e mantenere a 'Quota 100', nonostante che tutti  gli organismi di controllo gli abbiano detto che quella è una norma suicida che non produrrà nessun  nuovo posto di lavoro, ma tanti guai alle casse dello Stato.

Poi a giugno arriverà il salasso. I ladri hanno dato ordine al loro luogotenente all'INPS,  il prof. Tridico, inventore del 'Reddito di cittadinanza' di posticipare a dopo le elezioni il prelievo non effettuato già nei primi cinque mesi dell'anno. Ma aspettano le elezioni.

I pensionati che hanno votato i ladri al governo, una vera gang di Leghisti e Cinquestelle, facciano attenzione alle prossime elezioni; mettendo la croce sui simboli dei due partiti  al governo,  sarà come votare la propria condanna,  perchè le  loro condizioni di vita andranno sempre peggio. Le due gang di ladri al governo non si faranno scrupolo di prelevare ogni volta quel che gli serve dalle tasche dei pensionati, giustificandosi che intanto loro la pensione ce l'hanno, mentre i futuri pensionati non sanno neanche se l'avranno. 

E nel quantificare i loro prelievi considereranno una pensione intorno ai 2.000 Euro circa netti - guadagnati con 40 anni di lavoro ininterrotto e contributi regolari - una pensione da ricchi, e perciò giustificheranno il 'prelievo di solidarietà'. 

Per ora una ventina di Euro circa al mese - che, secondo Conte, sarebbe un prelievo così esiguo che neanche l'Avaro di Molière se ne sarebbe accorto. Poi da giugno vederemo, se tale prelievo aumenterà ancora. 

Mentre  ad abbassare i loro emolumenti,  immeritati e ingiustificati, non ci penseranno mai,  e li rimanderanno sempre alle successive legislature. Mica fessi i ladri al governo!

Conte, il premier, non vuole sentire ragioni e ripete: il 2019 sarà un anno formidabile per l'Italia ( Rai News)

Nostre misure espansive e responsabili". Così il premier Giuseppe Conte al Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker durante l'incontro di questa mattina a Palazzo Chigi. Ed ha aggiunto: "Il governo aveva previsto il rallentamento del debito pubblico per questo ha elaborato una manovra che vuole perseguire una politica espansiva ma responsabile approvando misure di cui il paese necessitava da troppi anni per ristabilire equità sociale". E ha ricordato: "Questa settimana approveremo il dl crescita" per ridare impulso allo sviluppo. Inoltre ha precisato: "Abbiamo parlato del Def. L'impalcatura fiscale non cambia rispetto allo scenario concordato. Il rallentamento viene riconosciuto come transitorio dalle regole europee". 

 Il premier italiano prosegue: "L'intera eurozona affronta una fase temporaneo rallentamento economico dovuto alla guerra dazi che ha causato una significativa battuta d'arresto per diversi settori dell'industria manufatturiera. Per reagire a questa fase occorrerebbe che gli stati membri che hanno maggiore spazio fiscale lo utilizzino a sostegno della domanda interna con investimenti pubblici per permettere all'Europa di reagire alla tendenza negativa". Secondo Conte "grazie a un maggiore coordinamento delle politiche di bilancio si potranno ridurre gli squilibri interni e rilanciare la crescita a beneficio dell'intera eurozona".

 Juncker ha preso atto degli sforzi del nostro esecutivo, ma non ha potuto non sottolineare che "l'economia italiana continua a regredire. Speriamo in uno sforzo del governo italiano". 

 Sul fronte Brexit il premier italiano ha sottolineato: "Speriamo in un processo ordinato. Ci siamo preparati alla non auspicata prospettiva del no deal. Abbiamo adottato uno specifico decreto". E sulla spinosa questione della Tav, Conte si è limitato a dire: "Ho spiegato che ci sarà un supplemento di riflessione". Mentre il Presidente della Commissione Ue ha spiegato: "E' un progetto tecnico, non ideologico. Serve una soluzione tecnica. Vogliamo sostenere nei loro sforzi i governi francesi e italiani. Serve un accordo".

 Juncker a sua volta ha sottolineato: "Abbiamo avuto un incontro cordiale e costruttivo come sempre, abbiamo fatto un giro d'orizzonte su tutti i temi. Tra Italia e Commissione Ue è grande amore, con tutti i ministri italiani". Sulla brexit ha ribadito: "Il Parlamento britannico non è riuscito a prendere una decisione: è importante mantenere l'unità tragli stati membri. Aspettiamo la riunione del parlamento britannico". 

 Questione migranti. Conte: "Serve condivisione". Juncker: "Italia porta un grande fardello"
 "Non è ammissibile continuare a operare senza considerare che chi sbarca in Italia, in Spagna o in Grecia sbarca in Europa. Se non cambia la condivisione della responsabilità il coordinamento delle guardie costiere non serve. Serve un meccanismo di redistribuzione, i miliardi vanno spesi per una politica seria". Così Conte al termine del vertice bilaterale. Replica Juncker: "Non bisogna dire che l'Ue è stata assente quando si è trattato di dare solidarietà. L'Italia ha ricevuto un miliardo". "La questione migratoria è importante e ribadisco che bisognerà attuare una solidarietà più articolata" ha spiegato il Presidente della Commissione Ue che poi ha riconosciuto: "l'Italia porta un grande fardello". 

 Accordo Italia-Cina. Conte: "Piena sintonia con Ue su via della seta"
 "Sulla Cina mi son fatto raccontare l'incontro che il Presidente Juncker ha avuto con il Presidente Xi Jinping, del nostro incontro lui sapeva e gli ho ricordato che c'è piena sintonia, una piena attenzione dell'Italia verso una politica europea, rispetto delle strategie europee anche verso la Cina - ha detto Conte - Ho ricordato come nel nostro Memorandum abbiamo inserito molti specifici riferimenti ai principi europei. Auspico che il vertice tra Ue e Cina del 9 aprile possa essere risolutivo per quanto riguarda la politica sugli investimenti e per quanto riguarda il tema delle indicazioni geografiche".

 Salvini: "Più preoccupante rallentamento economia mondiale"
 "A me preoccupa piu' il rallentamento dell'economia mondiale. Credo che la situazione dell'Italia possa essere compresa solo se osservata all'interno della congiuntura internazionale. Ecco perchè sono ottimista". Lo ha detto il ministro dell'Interno Matteo Salvini, in una intervista al quotidiano La Nuova Sardegna alla vigilia della sua visita a Cagliari per partecipare a un'iniziativa della Coldiretti, rispondendo a una domanda sulla situazione di stallo dell'economia nazionale. Citando in particolare i provvedimenti su quota 100 e flat tax, il vicepremier si è detto convinto che "le iniziative prese daranno presto i loro frutti". 

IL FATTO di Travaglio e I FATTI, mancati, di Virginia Raggi e Luca Bergamo

Il feroce 'mastino' direttore del Fatto, Travaglio, diventa un 'agnellino' mansueto  quando parla dei Cinquestelle, e, da poco, anche di Virginia Raggi e del suo disastroso governo della città di Roma che solo lui non vede. Ha apertissimi occhi ed orecchie per tutti e tutto, ma non per il disastro in cui  l'incapacità della Raggi ha ridotto la città, maggiore di quello che erano riusciti a fare negli ultimi vent'anni i sindaci che l'avevano preceduta.

 L'altro ieri nel salotto de La 7- ma non quello di Lilli dove è ospite ogni sera, come in una  succursale della sua redazione,o lui  o Padellaro -  ma in quello di Giletti - il giornalista che 'va fino in fondo' -  Travaglio ha praticamente giustificato la Raggi ed il suo Governo: ma vi sembra possibile, ha ringhiato il mastino Travaglio, che vadano in fiamme i centri per la raccolta rifiuti o gli autobus, ad un ritmo regolare? E una guerra contro la sindaca che sta governando bene - e qui è partita una bordata di fischi che Giletti  ha coperto con la musichetta di sottofondo  -  il malaffare della Capitale non si dà pace  e prova a mettere il bastone fra le ruote alla sindaca che  governa come nessun altro ha saputo fare prima di lei, Roma: cioè bene, ha spiegato l'agnellino Travaglio. Un Fatto quotidiano che non riesce a vedere i fatti giornalieri di una città in declino.
Siccome i fatti sono altri, dalla redazione del Fatto si levano voci non del tutto in sintonia con quella del capo.

 Sempre nei salotti de La 7 si era ascoltato dire, e poi a conferma letto sul giornale, Padellaro, dopo i primi scandali quando ci si chiedeva se la Raggi dovesse dimettersi o no:  peggio di come ha fatto finora non può, dunque restando non può che far meglio. Anche perchè non sappiamo chi viene dopo di Lei, e nessuno ci assicura che il suo successore possa fare meglio. Dunque teniamoci Lei che, comunque, per Padellaro, a differenza di Travaglio, è assolutamente incapace a governare una città come la Capitale, certo complicata, ma dove comunque, Lei, potrebbe almeno provvedere a coprire le buche, raccogliere i rifiuti, curare il verde pubblico, prevenire la caduta di alberi ad ogni alitar di vento. 

Ancora nei salotti del La 7,  ma questa volta in quello di Formigli, come anche sul giornale, un altro esponente della redazione, Peter Gomez, direttore del giornale elettronico, spesso, e l'ultima volta dopo gli arresti del presidente del Consiglio Comunale, ha scagionato del tutto la Raggi dalle accuse rivolte al presidente  Cinquestelle, certo!, ma ha concluso, testualmente: però la Raggi si dia da fare, faccia qualcosa, non può lasciare Roma in questo schifo in cui ha contribuito a ridurla. Ora sono quasi tre anni che Lei è sindaca, non può ripetere più: lasciateci lavorare, non potete pretendere che risolviamo i problemi in poco tempo. Non abbiamo la bacchetta magica!

 Come si vede anche nella piccola - per dimensione, non certo per fracasso - redazione del Fatto ci sono molte voci, che non cantano all'unisono, la stessa canzone di sostegno ai Cinquestelle al governo.

 In appendice un fatto delle ultime ore. Il vice sindaco Luca Bergamo, quello che ha fatto la guerra al Concertone di fine anno, e poi l'ha fatto; e che ha avversato i ragazzi dell'America  (intesa come cinema) che organizzavano il cinema all'aperto d'estate, a Piazza San Cosimato, perchè disturbavano gli abitanti e, soprattutto, non erano allineati in politica con i Cinquestelle; quello stesso vice sindaco ed assessore alla 'ricrescita culturale', s'è convertito al cinema all'aperto, in piazza, e gratuito, alla faccia degli abitanti che protestavano.

Ha diffuso un bando per  aprire arene cinematografiche, una decina, in tutta la città. Ha stanziato 250.000 Euro per dieci arene - finanziandole con  25.000 Euro cadauna - per far tornare in vita i famosi antichi criticatissimi cineforum. In dette arene, però - ha decretato - dovranno proiettarsi non cinepanettoni o qualcosa di simile, ma film d'autore.

 Immediatamente hanno protestato produttori distributori di film e gestori di sale cinematografiche già in crisi profonda, ottenendo 
che almeno non si proiettino film usciti nella presente stagione od in quelle immediatamente precedenti. Perchè in tal caso, insieme alla gratuità, il danno prodotto all'industria cinematografica italiana sarebbe enorme.

Dunque non solo gli abitanti di Piazza San Cosimato, difesi a spada tratta un tempo da Bergamo, adesso anche quelli di un'altra decina di piazza romane avranno il sonno disturbato quest'estate. E il vice sindaco assessore che dice? Se ne fotte allegramente!

Dall'Assemblea regionale dell'EmIlia Romagna la protesta contro il governo per il taglio graduale del fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione ( dal blog di Franco Abruzzo)

EDITORIA. BOLOGNA. Con una votazione a maggioranza, l'assemblea legislativa dell'Emilia Romagna ha chiesto alla Giunta di intervenire sul governo affinché riveda la scelta di procedere al graduale taglio del Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione a partire dal 1° gennaio 2020. Una scelta che colpisce in particolare le testate editoriali locali e le cooperative di giornalisti, mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro. L'INTERVENTO DI LIA MONTALTI (Pd). LA RISPOSTA DI ANDREA BERTANI DEI CINQUE STELLE. GLI INTERVENTI DEI CONSIGLIERI REGIONALI Giancarlo Tagliaferri di Fratelli d'Italia, Silvia Prodi (Misto), Nadia Rossi(Pd), Gianni Bessi (Pd), Luca Sassi (Misto) e Igor Taruffi (Si). Interessati 54 testate generaliste, per lo più locali, 121 settimanali, in gran parte radicati sul territorio, 87 periodici per gli italiani all'estero, 33 testate per non vedenti e 10 giornali di associazioni di consumatori. Nelle 305 testate presenti 10mila occupati (a vario titolo).

Bologna, 1 aprile 2019 - Con una votazione a maggioranza, l'assemblea legislativa dell'Emilia Romagna ha chiesto alla Giunta di intervenire sul governo affinche' riveda la scelta di procedere al graduale taglio del Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione a partire dal 1° gennaio 2020. Una scelta che colpisce in particolare le testate editoriali locali e le cooperative di giornalisti, mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro, e compromette il pluralismo e la qualita' dell'informazione, fondamentale presidio di democrazia e liberta'. Prima firmataria della richiesta Lia Montalti del PD e a quella dei dem e' stata abbinata anche una risoluzione di Andrea Bertani (M5s), della quale e' stato approvato il solo impegno, richiesto all'esecutivo regionale, di 'sollecitare Confindustria, editore del Sole 24 ore, a scongiurare la chiusura del centro stampa di Fossatone di Medicina, nel bolognese, che avrebbe riflessi negativi sui lavoratori occupati'.


Lia Montalti (Pd) ha spiegato che il progressivo azzeramento del Fondo per l'editoria rischia di colpire in modo irreversibile le testate editoriali locali e le cooperative di giornalisti, in quanto il Fondo statale 'non e' destinato ai grandi gruppi, ma a 54 testate generaliste, per lo piu' locali, 121 settimanali, in gran parte radicati sul territorio, 87 periodici per gli italiani all'estero, 33 testate per non vedenti e 10 giornali di associazioni di consumatori'. 'Quando in gioco c'e' la liberta' di informazione, c'e' in gioco un pezzo fondamentale della nostra democrazia. La decisione scellerata del Governo di ridurre in maniera drastica il fondo editoria, scelta confermata dalla Legge di Bilancio 2019 - afferma Montalti - andra' a colpire non le grandi testate nazionali, bensi' 305 testate, perlopiu' locali, che rappresentano un patrimonio per tutta la comunita' sia dal punto di vista dell'occupazione - parliamo di 10.000 posti di lavoro - sia per quel che riguarda la pluralita' delle voci. Le testate locali garantiscono infatti una capillare informazione di prossimita', vicina ai territori e ai cittadini, raccontando e documentando la vita quotidiana della comunita''.


Lunedi' 25 marzo a Roma si sono tenuti gli Stati generali dell'editoria voluti dal sottosegretario Crimi. 'Come Regione Emilia-Romagna - sottolinea Montalti - abbiamo fatto una scelta diversa. Infatti, con la Legge regionale sull'editoria locale approvata nel 2017 abbiamo cercato di fare la nostra parte proprio per sostenere lo sviluppo e la crescita del sistema diffuso dell'informazione, in particolare mettendo in campo interventi a sostegno dell'occupazione di qualita' e di contrasto alla precarizzazione del lavoro giornalistico. La liberta' di informazione - conclude Montalti - e' un valore fondamentale della democrazia che viene tutelato anche dalla nostra Costituzione all'articolo 21. E' necessario rendere sempre piu' forte questa battaglia di liberta' in ogni sede. In gioco c'e' la liberta' di informazione che e' fatta di tanti professionisti, tante realta' locali che liberamente cercano, giorno dopo giorno, di raccontare la nostra realta' riflettendo e facendo, attraverso l'informazione di qualita', un servizio per la collettivita''.


Pronta la replica di Andrea Bertani (M5s): 'Negli ultimi 15 anni lo Stato ha riconosciuto all'editoria contributi pubblici per oltre 4 miliardi di euro. Nonostante cio' si sono moltiplicate le aziende in crisi, lettori in fuga, giornalisti sottopagati e senza tutele, fake news anche sui media tradizionali, difficolta' ad adeguarsi alla comunicazione che cambia, edicole che chiudono al ritmo di 3 al giorno. Per questo limitarsi a difendere i contributi pubblici ai giornali, così come fa il Pd in Emilia-Romagna, e' certamente sbagliato perche' non contribuisce a risolvere i problemi che ormai da piu' di un decennio stanno attraversando il mondo dell'informazione, anche nella nostra regione. Per questo la risoluzione approvata in Assemblea e' totalmente inutile e la dimostrazione sta proprio nel fatto che anche i fondi messi a disposizione da PD e Regione per giornali, radio e TV resteranno in gran parte inutilizzati. Segnale che evidentemente il sistema dell'informazione,soprattutto quello locale, ha bisogno di ben altro per sopravvivere e rinnovarsi. In ogni caso i tagli di cui parla il PD non toccheranno i piccoli giornali, che per tre anni non vedranno ridursi di un centesimo il loro contributo, ma soltanto coloro che percepivano ogni anno milioni di euro dallo Stato, creando così un'evidente concorrenza sleale all'interno di un mondo con tante e troppe difficolta''.


'Forse in passato c'e' stato un ricorso esagerato dei contributi pubblici all'editoria, ma il rischio ora e' magari l'esagerazione in senso opposto. Azzerare il fondo pubblico per l'editoria significa lasciare l'informazione totalmente in mano alla finanza, quindi a chi detiene il potere economico, dunque probabilmente legare la stampa esclusivamente alle logiche di mercato, togliendo forse anche quel diritto sancito dalla nostra Costituzione all'art.21. In fondo e' una questione simile all'annoso problema degli stipendi ai parlamentari, o dei costi dei partiti in un sistema di democrazia partitica, ridimensionarli e' doveroso ma annullarli significherebbe permettere di fare politica solo ai ricchi, con un passo indietro di circa 200 anni. Oggi quando si parla di date soldi a qualcuno e' facile diventare impopolari agli occhi dei cittadini, ma occorrerebbe comprendere anche che risparmiare sulla democrazia non e' spesso un buon affare per nessuno. Non bisogna cedere al tentativo di tenere in vita cadaveri eccellenti, o sostenere vecchi clientelismi ideologici, ma serve anche garantire all'informazione espressioni in qualche modo anche libere dalle logiche di mercato. Forse piu' opportuno sarebbe trovare il giusto compromesso tra un sistema democratico che ha dei costi necessari e un assistenzialismo fuori luogo, soprattutto in tempi di crisi'.


Per Silvia Prodi (Misto) "nella discussione riguardante la risoluzione a prima firma Montalti sostanzialmente a favore del sostegno pubblico all'editoria, sono intervenuta per rimarcare che all'apertura degli stati generali dell'editoria il sottosegretario Crimi in realta' ha da subito detto di voler cancellare esperienze come quella del 'il manifesto', quindi scagliandosi contro chi invece ha dipendenti professionisti, assunti a contratto indeterminato. Ho detto che e' la qualita' contrattuale e professionale dei giornalisti che bisogna avere a cuore, perche' per fare informazione di qualita' occorrono professionisti con una situazione occupazionale stabile, non precari che si arrabattano per 5 euro al pezzo (testuale). Gian Luca Sassi (Misto) durante il suo intervento ha detto che bisogna guardare 'la qualita' dell'operato' dei giornalisti, io gli ho replicato che assolutamente no, la stampa e' libera, esistono altre sedi per far valere i propri diritti, non 'vendicarsi' contro le testate. ho anche difeso radio radicale'. Nadia Rossi (Pd), nel ricordare come la Regione abbia approvato una legge per sostenere l'editoria locale, al contrario del governo che la penalizza, ha assicurato l'impegno della maggioranza di centrosinistra a favore dei lavoratori del centro stampa del Sole 24 ore. 'L'azzeramento del contributo pubblico- ha rimarcato la consigliera- non sara' indolore, dato che comportera' la chiusura di una testa radiofonica storica e che fa servizio pubblico come Radio Radicale'. Le fa eco Gianni Bessi (Pd), che paventa la chiusura di numerose testate giornalistiche locali, con conseguente dispersione di un patrimonio di professionalita' che in molti casi, oltre a raccontare la vita delle comunita', 'hanno contribuito con inchieste complesse a incidere sulla realta' del paese'. Sassi, nel ribadire la propria posizione a favore dell'abolizione del Fondo per l'editoria e dell'Ordine dei giornalisti, ha invocato una riforma del lavoro giornalistico che coniughi la massima liberta' nell'accesso alla professione con la piu' elevata tutela del lavoro. 'La professionalita' dei giornalisti- ha concluso- non sempre e' indice di informazione di qualita', per questo e' necessario affrontare il tema di come tutelare l'opinione pubbliche dai giornalisti che fanno disinformazione'. Infine Igor Taruffi (Si) torna sul tema del lavoro giornalistico: 'il tema delle tipologie contrattuali e' cruciale, perche' incide sulla qualita' dell'informazione'. (ITALPRESS)