giovedì 15 ottobre 2026

Bari, Teatro Petruzzelli. Il sovrintendente Carusi risponde al prof. Capriati che aveva criticato la scelta di dedicare il programma dell'intera stagione a Beethoven ( da La Repubblica)

 Caro Professor Capriati,

riassumendole per brevità e senza pretesa di verità assolute, provo a rispondere alle domande che domenica m’ha porto su questa pagina, ringraziandoLa.

La prima: perché, pur considerando l’importanza del suo bicentenario, dedicare solo a Beethoven l’intera Stagione concertistica del prossimo anno? Perché, semplicemente, credo che sia un dovere culturale. Beethoven è il compositore che più di tutti ha mostrato della musica l’essere non solo espressione, ma sostanza più profonda del pensiero; e in un’epoca come la nostra, che sembra rinunciare all’esercizio di un limpido pensiero, suonarlo ed ascoltarlo invitano a recuperarne, invece, la necessità vitale.

La seconda: perché questa uniformità di proposta? Perché l’attenzione dovuta a un gigante, categoria oggi desueta, ha bisogno di concentrazione; e la concentrazione non chiede distrazioni.

La terza: perché riproporre brani già ascoltati di recente? Perché il loro ascolto, non solo nell’esecuzione di altri grandi artisti, ma anche all’interno d’un monolite di programma generale, ne inquadra infinitamente meglio la grandezza e la bellezza.

Alla quarta, se cioè mi siano note le aspettative del pubblico che contribuisce con abbonamenti e biglietti al bilancio della Fondazione, rispondo con i dati della nostra biglietteria: gli abbonamenti alla Stagione 2027, sia concertistica che d’opera (comprese nel computo, naturalmente, le disdette che sono all’ordine diario delle cose), risultano ad oggi in crescita; e questa mi pare buona prova di un gradimento generale del programma.

Alla quinta, se i miei collaboratori mi abbiano informato della qualità certissima degli appassionati di musica baresi, osservo come, ancor prima che loro lo facessero (e lo hanno ben fatto), ero io, per esperienza della mia vita scorsa di pianista, ad esserne non solo consapevole, ma felice; e felice perché proprio questa eccezionalità faceva me cerziore che la loro maggioranza avrebbe capito e dalla minoranza, almeno per il momento, avrei ascoltato intelligenti e benvenute voci dissenzienti.

Infine, la sesta: il rispetto di queste voci critiche e costruttive.

Caro Professore, a quattro mesi dalla presentazione della Stagione di cui diciamo, questa Sua è la prima che mi giunga direttamente e, come vede, la prendo in considerazione massima, rispondendo presto e volentieri; e rivolgendomi così anche a chi, a valle del Suo articolo, ha commentato in rete nelle scorse ore. Mi lascerà però, nel ruolo di sovrintendente e direttore artistico pro tempore, senza pretesa, ripeto, di custodire verità assolute, avere, appunto, una “direzione artistica”, nel senso di una strada da seguire a un preciso scopo artistico. E il mio scopo, nell’occasione del ricordo di un gigante e a maggior ragione per la prima mia stagione in un’istituzione musicale straordinaria, è quello di non derogare all’evidenza, chiarissima a ogni musicista e amante della musica, di quanto la stessa straordinarietà tragga alimento dal pensiero, dallo studio e dall’ascolto nel suo insieme di un fondamento della nostra civiltà sonora e strumentale; viepiù che perseguendo l’adesione a viatici di ricerca del consenso.

L’invito dunque, nel 2027, a un intero anno beethoveniano, è l’invito artistico a riscoprire esattamente quell’attitudine dell’anima, necessaria e insostituibile, generatrice meravigliosa d’altre meraviglie, che è il pensiero sulla nostra civiltà. Il pubblico, ad oggi, sembra in maggioranza apprezzare. Conoscendolo, io me l’aspettavo. E sono certo che anche a Lei farà piacere.

NAZZARENO CARUSI

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