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sabato 25 giugno 2016

Un giornalista alle prime armi viene subito smascherato. Che succede al 'Corriere della sera' con Pappano?

Non parliamo dei giornalisti che firmano quotidianamente interviste a questo o a quello sui giornali nazionali. Lì non è facile capire e distinguere, salvo rari casi, chi è alle prime armi e chi sta per andare in congedo. Gli uni per inesperienza, gli altri perchè credono che certi tipi di interviste sono graditi ai lettori della grande stampa, non fanno mai capire a quale categoria appartengano.
 E' più facile, invece,  capirlo nel corso di interviste pubbliche - come tantissime volte ci è capitato di constatare anche incontrando musicisti di gran nome 'pubblicamente', assieme cioè ad altri giornalisti. Il collega alle prime armi, non è interessato alla circostanza dell'incontro, e forse neanche alla persona (ai suoi trascorsi, alla sua professione al suo carattere ed a molto altro) dell'intervistato, e dopo pochi minuti, appena si fa un pò di silenzio fra domande e risposte, infila la sua domanda: "Ferruccio Busoni diceva che la tecnica risiede nel cervello. però poi c'è il cuore. Come si combinano testa e cuore nella musica?".
Ora l'avessimo letta fra le domande di un pischello nella professione giornalistica, mentre da un direttore molto noto ed amato a Roma, Tony Pappano, si faceva raccontare la prossima uscita fuori sede, allo Stadio del tennis (seimila scomodissimi posti e con una acustica bestiale!) con la celebre Nona di Beethoven, l'avremmo quasi giustificato con l'inesperienza e con il desiderio di farsi apprezzare come lettore di classe.
Invece, no. Una tale domanda la faceva a Pappano, Valerio Cappelli, che molte volte invidiamo per le sue rivelazioni ( scoop, si chiamano nel gergo giornalistico) e qualche intervista di ben altro tenore e spessore giornalistico. Non nascondendoci che spesso, anche lui, ha propinato ai lettori del 'Corriere' interviste che tali non sono, ma spacciandole come tali, collezionando quattro virgolettati che si leggono in comunicati ed altri tipi di dichiarazioni volanti, più un cappello ed una chiusura di circostanza.
 Quella domanda stava nell'intervista come gli indigesti cavoli a merenda del detto popolare. Mentre invece avrebbe potuto domandargli:" non  vi siete chiesti in Accademia se buona parte del pubblico che conosce soltanto l'Inno europeo  sul quale anche voi avete puntato per la scelta ( vagli a spiegare che si chiama in altro modo e che  compare nell'ultimo movimento di una Sinfonia ecc...) sbufferà per tutto il tempo della lunga sinfonia che non conosce, non sentendo ami arrivare quel solo brano che conosce, per ben altre ragioni?; o magari anche: qualche domanda sull'acustica e scomodità del luogo ve la siete posta prima della scelta definitiva ( noi lì vi abbiamo ascoltato un disastroso concerto di Charles Aznavour, nel quale abbiamo resistito fino alla fine solo per rispetto alla sua veneranda età!); oppure: perchè, quando si programmano simili uscite 'fuori sede, o anche 'fuori porta' non si presta più attenzione alla formulazione del programma, che è elemento importantissimo,anzi decisivo, per la loro buona riuscita?(questo vale anche per la successiva uscita all'aria aperta, nella Piazza del Duomo di Spoleto, dove una parte del programma sembra davvero inadatta!).
 E, infine, perchè non ha chiesto a Pappano,  parlando di Daniele Gatti e del suo prossimo arrivo a Roma, del quale Pappano si dichiara soddisfatto:  maestro, perchè  non vi accordate per dirigere Lei  all'Opera, almeno una volta all'anno, e Gatti a Santa Cecilia - cosa che Gatti  farà anche nella prossima stagione?
Queste domande, probabilmente, avrebbero sollecitato risposte meno ovvie e  di circostanza da Pappano. E, poi infine,  perchè quella banale domanda sulla squadra per cui tifa? Che palle, è  proprio il caso di dire!

domenica 8 maggio 2016

Purchè si faccia. In arte non vale

Nel campo delle arti, il 'purchè si faccia' non ha senso;  e non è una buona regola. Meglio 'non fare'. Non conta la quantità, l'attivismo, la stravaganza; nell'arte, ogni azione dev'essere calibrata, studiata, da pensiero tramutarsi in forma, innovativa e di qualità, ed affidata a chi ne è capace. E, invece,non è così. Il cattivo esempio lo ha dato Franceschini  per primo, quando annunciando la prossima 'Festa della Musica', s'è rivolto a tutti gli artisti: vorrei che chiunque, non importa dove, cosa o come, suonasse, si esibisse nel giorno della Festa della Musica: inondate l'Italia di musica.
Eh no,  caro ministro. Il suo invito se venisse purtroppo preso alla lettera, farebbe  fiorire iniziative musicali senza senso e senza un briciolo di qualità.  Non si deve suonare ad ogni costo, purché si suoni.
 Come apprendiamo ogni giorno dai giornali la nascita  di iniziative musicali, perfino sotto l'egida del Giubileo,  che della musica non ha riguardo alcuno, con calendari improvvisati, costruiti con musicisti non ancora giunti alla maggiore età artistica, ma sbandierati come antiche glorie o sicure promesse, da sedicenti operatori culturali titolari di associazioni 'no profit', che, comunque,  almeno delle povere vittime coinvolte approfittano .
 Se non fosse ospitato in luogo del tutto inadatto, saluteremmo  con gioia lo sbarco allo Stadio del tennis di Roma, per la fine di maggio, di due rappresentazioni di Bohème di Giacomo Puccini, ad opera di 'Europa Musica' ( associazione 'no profit' di cui è direttore artistico Sergio Rendine), per onorare la memoria di Ettore Scola che di quest'opera curò la regia  per il Festival Puccini, sotto l'egida del Giubileo.  Che c'entra poi il Giubileo?
Quello spettacolo curato da Scola ora viene ripreso e riproposto con due star del canto ( Angela Gheorghiu e Marcelo Alvarez),  dall'orchestra del festival pucciniano sotto la direzione di Alberto Veronesi, di cui in quest'ultimo anno non avevamo più notizie. Forse perchè è direttore negli USA, e sta lontano dall'Italia o perchè è rosso di vergogna per il festival che aveva organizzato l'anno scorso a Pompei e che, se non andiamo errati, non si è poi svolto.
 Per la stessa ragione verrebbe da contestare anche l'esecuzione della Nona di Beethoven ad opera dell' Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia, diretta da Pappano - in versione 'pop' l'Accademia non la sinfonia,  hanno scritto i giornali: che avranno voluto dire, otre che tentare di portare la musica a tutti ?-  per un'opera come quella non si ricorre ad uno stadio seppure di dimensioni ridotte.
Contestabilissima, invece, la rassegna 'Suonaroma', anch'essa sotto l'egida del Giubileo, che dovrebbe invece, portare la musica in luoghi dove, a detta del suo organizzatore, Spagnuolo, presidente di 'Visioni e illusioni', non è mai arrivata. Nuovi del tutto i programma: ad esempio Michele Campanella con il programma 'Angeli e Demoni' in Campidoglio, e Danilo Rea al Museo dell'Ara Pacis, o Pieranunzi a Castel Sant'Angelo - se ricordiamo con esattezza; senza  dimenticare la lodevole iniziativa di un concerto all'ospedale, spacciato come una 'prima' per la novità del luogo e poi concerti all'alba e al tramonto ecc... un calendario, il prossimo fine settimana, affidato ad un piccolo stuolo di grandi promesse per la musica futura.
 Per quest'ultimo caso, in buona parte concerti che si potevano evitare, senza danno per nessuno; per gli altri si poteva pensare a luoghi meno inospitali per la musica;  e, per tutti, si sarebbe scomodato una volta in  meno anche il Giubileo. Misericordia!