Anche la Rai si ricorda di santificare le feste, consacrando, di domenica, il suo canale cosiddetto culturale, Rai 5, alla musica. A quella 'seria', altrimenti detta 'classica' , o, secondo la nuova dizione proposta da Quirino Principe, 'forte'.
Seria, classica o forte che sia, siamo intesi è quella. Nella tarda mattinata, di ritorno a casa da un giro in città,abbiamo ascoltato e visto su Rai 5, il concerto della Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai di Torino diretta da Jeffrey Tate, il settantaquattrenne direttore d'orchestra inglese morto , per infarto, qualche giorno fa, all'entrata di un museo a Bergamo. Il concerto era naturalmente un tributo al valente direttore inglese, per ricordarne la memoria.
Dopo il concerto, la celebre inutile trasmissione 'L'Opera italiana', una serie di venti puntate, ideata da Maite Carpio, della quale abbiamo parlato a lungo e male, malissimo, nei post precedenti, e che evidentemente ha scambiato il mezzo televisivo, audio/video, per un'aula di scuola, dove un guuppo di insegnanti ci raccontano, seduti in ogni senso, un'opera, nel nostro caso Lucia di Donizetti, consentendoci di ascoltare qualche brandello, laddove, invece, l'ascolto dell'opera doveva essere al centro e le chiacchiere semplice contorno (si veda l'esempio di 'All'Opera!' di molti anni fa, magnificamente raccontata con la sua verve da Antonio Lubrano). la rande novità della serie doveva essere costituita dalla presenza del sopraccigliato ma inutile Elio, quello delle 'Storie tese' ma senza l'accompagno. A Napoli , la sapienza popolare si raccomanda di non mettere nelle mani dei bambini la 'pucchiacca'(A pucchiacca 'n mane 'e creature)- e non c'è bisogno di spiegare cosa sia la 'pucchiacca', perchè il paragone è comunque chiarissimo: l'opera non può essere affidata a chi non capisce e non apprezza ciò che sta maneggiando.
Finita l'infausta 'l'Opera italiana' dedicata a Lucia di Lammermoor, la santificazione della domenica di Rai 5 è proseguita con 'Prima della Prima' che, da tempo immemorabile , come la rete che la ospita, viaggia alla velocità della luce. Il che non le ha consigliato di cambiare il nome della trasmissione in 'dopo l'ultima' (recita), nella quale vi raccontiamo come è stata concertata a suo tempo quell'opera, per cui se andate a vederla la prossima volta, magari fra uno o due anni, ricordatevi che vi abbiamo raccontato e mostrato come quell'opera è nata in palcoscenico.
Oggi 'Prima della Prima', su Rai 5, ci ha raccontato Così fan tutte di Mozart, diretta da James Conlon con la regia di Giorgio Ferrara, come andò in scena , in apertura del Festival di Spoleto, due anni fa. Ci ha messo tanto per arrivare in tv quella registrazione da Spoleto a Roma, dopo il dissesto stradale causato dai vari terremoti del Centro Italia. Don Giovanni andato in scena, sempre a Spoleto, l'anno scorso, è in viaggio da tempo, ma non arriverà per la velocissima rubrica 'Prima della prima' su Rai 5, se non l'anno prossimo. E quale sarà il destino per l'ultimo titolo della trilogia Mozart-Da Ponte, Nozze, prevista a Spoleto fra pochi giorni, non è dato ancora sapere, ma sono aperte le scommesse: fra due, tre o quattro anni?
Intanto chi volesse preparasi all'ascolto ed alla visione dell'opera mozartiana, senza attendere 'Prima della Prima' ( o 'dopo l'ultima') sappia che a Spoleto, alla viglia della messinscena, due abilissime studiose racconteranno perchè 'Susanna non vien', giusto il titolo di una loro comune fatica musicologica e psicoanalitica insieme.
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domenica 11 giugno 2017
Il pericolo n.1 della serie 'L'opera italiana' di Maite Carpio Bulgari è la NOIA
Abbiamo finalmente visto una puntata delle venti nelle quali si articola 'L'opera italiana' una serie di Maite Carpio, prodotta dalla sua casa di produzione 'Anthos Produzioni srl' in collaborazione con Rai Cultura, in vendita nelle edicole e trasmessa, da aprile, su Rai 5. Quella dedicata alla Lucia di Lammermoor di Donizetti.
L'idea e la serie sono frutto del sacco di Maite Carpio Bulgari che già altre volte si è dedicata alla musica ( Giuseppe Verdi, Tony Pappano) pur essendo per formazione e frequentazione totalmente estranea a tale mondo ( e non è facile nasconderlo!) salvo che per la frequentazione del maestro Pappano, per assolvere a doveri familiari, avendo suo marito Paolo e il di lui fratello Nicola dato all'Accademia di santa Cecilia - in verità all'Accademia, ma in ragione della presenza di Pappano cui li lega una bella amicizia - un congruo contributo ( 1.200.000 Euro in un triennio) che ha dato diritto a Nicola Bulgari anche di sedere nel CDA dell'Accademia.
La grande novità della serie è la presenza di Elio, il sopraccigliato animatore dell'omonimo complesso 'delle Storie tese', il quale all'inizio di ogni puntata, come ha fatto naturalmente anche in quella che ci è capitato di vedere, si presenta al pubblico per avviare la narrazione, a suo modo. E questo nelle intenzioni dell'ideatrice della serie, dovrebbe già di per sè, raccogliere davanti allo schermo televisivo folle di spettatori, soprattutto nuovi, soprattutto giovani, attratti da quel loro noiosissimo idolo. Il che, se pure accadesse, durerebbe solo pochi minuti; perchè quelle stesse folle, appena possibile, per non apparire subito sgarbati verso Elio, rinunciando senza pentimenti alla grande novità della serie, tornerebbero alle loro più coinvolgenti occupazioni.
Chi ha pensato la serie ha creduto di mettere insieme il gotha della musicologia, del canto, e della scrittura televisiva, scritturando un comitato scientifico (Gabriele Dotto, Ilaria Narici, Paolo Fabbri): tanto di cappello, ma inutile se non per qualche entratura e disponibilità di materiali ( Archivio Ricordi); uno sceneggiatore, Luca Barreca ( poi ci diranno dove nella sceneggiatura si legge la sua firma e per quale specifica competenza sia stato cooptato nell'impresa), che si è avvalso, per la scrittura dei testi, banalisima, della collaborazione di Rocco Tanica ( che gode di grandi entrature a Rai Cultura, evidentemente, dopo essere uscito dalle 'Storie Tese').
Alla puntata hanno partecipato numerosi cantanti( Meli, Rancatore, Pirgu,Cassi, Pertusi) che hanno illustrato i vari ruoli vocali e personaggi dell'opera, e il musicologo Giancarlo Landini che, 'seduto' in tutti i sensi, e coadiuvato dalla voce fuori campo, lagnosa, di Daniela Abbruzzese, ha raccontato la storia della composizione, dell'esordio della Lucia e delle sue caratteristiche nella storia dell'opera italiana.
Indimenticabili, oltre i folti sopraccigli, gli interventi di Elio: " Donizetti è l'unico musicista capace di scrivere un intero libretto da solo. Ma quando lavora con un librettista lo vuole sempre accanto, perchè lui deve poter intervenire quando vuole, insomma anche in questo caso Donizetti è come un secondo librettista. In poche parole. un cantautore del Romanticismo". Non ci avevamo mai pensato.
E, a chiusura di puntata, dopo aver letto una breve relazione dello stesso Donizetti sul successo parigino della sua Lucie, ha salutato ricordando che Donizetti "terminata un'opera, dopo il suo debutto in palcoscenico, pensa subito alla successiva, ad una nuova opera". Il perché lui non ce lo ha spiegato, nè noi glielo avremmo chiesto, per la gioia di essere giunti 'non senza fatica' alla fine.
Cosa manca a questa breve antologia dell'Opera italiana, di cui abbiamo visto ed ascoltato solo un titolo? Manca la cosa più importante: la musica, perché l'opera, più della storia e del libretto è la musica. La storia narrata da Walter Scott, come tante altre, è una delle tante storie della letteratura; in molti casi, esse seguono uno schema quasi fisso, alcune, invece, risultano addirittura improbabili se non astruse. Ma ciò che le rende uniche è la musica, senza la quale forse anche storie forti come quelle di Violetta o di Don Giovanni , non sarebbero mai diventate capolavori continuamente rappresentati e continuamente amati, anche a distanza di secoli, e le avremmo dimenticate.
Nella serie di Maite Carpio Bulgari manca la musica, manca cioè la ragione per cui si racconta la storia dell'Opera italiana; ascoltandosene solo brevi frammenti, della durata complessiva non superiore ad una decina di minuti dei 50 circa che dura la puntata, manca ciò che ha reso quelle storie memorabili, immortali: la musica di Verdi come di Donizetti, di Bellini o Rossini.
Alla prossima occasione, sia Maite Carpio Bulgari che Rai Cultura, quando vorranno tornare ad interessarsi dell'Opera Italiana, risparmino fatica e soldi; richiedano alle Teche, per ritrasmetterle, magari non tutte, le sessanta puntate di 'All'Opera!', basterebbero alcune per capire come si costruisce un racconto dell'opera senza sacrificare la storia ( magnificamente e più bellamente raccontata da Antonio Lubrano), ma mettendo in primo piano la musica, vero motore del melodramma di ogni tempo e non solo italiano.
L'idea e la serie sono frutto del sacco di Maite Carpio Bulgari che già altre volte si è dedicata alla musica ( Giuseppe Verdi, Tony Pappano) pur essendo per formazione e frequentazione totalmente estranea a tale mondo ( e non è facile nasconderlo!) salvo che per la frequentazione del maestro Pappano, per assolvere a doveri familiari, avendo suo marito Paolo e il di lui fratello Nicola dato all'Accademia di santa Cecilia - in verità all'Accademia, ma in ragione della presenza di Pappano cui li lega una bella amicizia - un congruo contributo ( 1.200.000 Euro in un triennio) che ha dato diritto a Nicola Bulgari anche di sedere nel CDA dell'Accademia.
La grande novità della serie è la presenza di Elio, il sopraccigliato animatore dell'omonimo complesso 'delle Storie tese', il quale all'inizio di ogni puntata, come ha fatto naturalmente anche in quella che ci è capitato di vedere, si presenta al pubblico per avviare la narrazione, a suo modo. E questo nelle intenzioni dell'ideatrice della serie, dovrebbe già di per sè, raccogliere davanti allo schermo televisivo folle di spettatori, soprattutto nuovi, soprattutto giovani, attratti da quel loro noiosissimo idolo. Il che, se pure accadesse, durerebbe solo pochi minuti; perchè quelle stesse folle, appena possibile, per non apparire subito sgarbati verso Elio, rinunciando senza pentimenti alla grande novità della serie, tornerebbero alle loro più coinvolgenti occupazioni.
Chi ha pensato la serie ha creduto di mettere insieme il gotha della musicologia, del canto, e della scrittura televisiva, scritturando un comitato scientifico (Gabriele Dotto, Ilaria Narici, Paolo Fabbri): tanto di cappello, ma inutile se non per qualche entratura e disponibilità di materiali ( Archivio Ricordi); uno sceneggiatore, Luca Barreca ( poi ci diranno dove nella sceneggiatura si legge la sua firma e per quale specifica competenza sia stato cooptato nell'impresa), che si è avvalso, per la scrittura dei testi, banalisima, della collaborazione di Rocco Tanica ( che gode di grandi entrature a Rai Cultura, evidentemente, dopo essere uscito dalle 'Storie Tese').
Alla puntata hanno partecipato numerosi cantanti( Meli, Rancatore, Pirgu,Cassi, Pertusi) che hanno illustrato i vari ruoli vocali e personaggi dell'opera, e il musicologo Giancarlo Landini che, 'seduto' in tutti i sensi, e coadiuvato dalla voce fuori campo, lagnosa, di Daniela Abbruzzese, ha raccontato la storia della composizione, dell'esordio della Lucia e delle sue caratteristiche nella storia dell'opera italiana.
Indimenticabili, oltre i folti sopraccigli, gli interventi di Elio: " Donizetti è l'unico musicista capace di scrivere un intero libretto da solo. Ma quando lavora con un librettista lo vuole sempre accanto, perchè lui deve poter intervenire quando vuole, insomma anche in questo caso Donizetti è come un secondo librettista. In poche parole. un cantautore del Romanticismo". Non ci avevamo mai pensato.
E, a chiusura di puntata, dopo aver letto una breve relazione dello stesso Donizetti sul successo parigino della sua Lucie, ha salutato ricordando che Donizetti "terminata un'opera, dopo il suo debutto in palcoscenico, pensa subito alla successiva, ad una nuova opera". Il perché lui non ce lo ha spiegato, nè noi glielo avremmo chiesto, per la gioia di essere giunti 'non senza fatica' alla fine.
Cosa manca a questa breve antologia dell'Opera italiana, di cui abbiamo visto ed ascoltato solo un titolo? Manca la cosa più importante: la musica, perché l'opera, più della storia e del libretto è la musica. La storia narrata da Walter Scott, come tante altre, è una delle tante storie della letteratura; in molti casi, esse seguono uno schema quasi fisso, alcune, invece, risultano addirittura improbabili se non astruse. Ma ciò che le rende uniche è la musica, senza la quale forse anche storie forti come quelle di Violetta o di Don Giovanni , non sarebbero mai diventate capolavori continuamente rappresentati e continuamente amati, anche a distanza di secoli, e le avremmo dimenticate.
Nella serie di Maite Carpio Bulgari manca la musica, manca cioè la ragione per cui si racconta la storia dell'Opera italiana; ascoltandosene solo brevi frammenti, della durata complessiva non superiore ad una decina di minuti dei 50 circa che dura la puntata, manca ciò che ha reso quelle storie memorabili, immortali: la musica di Verdi come di Donizetti, di Bellini o Rossini.
Alla prossima occasione, sia Maite Carpio Bulgari che Rai Cultura, quando vorranno tornare ad interessarsi dell'Opera Italiana, risparmino fatica e soldi; richiedano alle Teche, per ritrasmetterle, magari non tutte, le sessanta puntate di 'All'Opera!', basterebbero alcune per capire come si costruisce un racconto dell'opera senza sacrificare la storia ( magnificamente e più bellamente raccontata da Antonio Lubrano), ma mettendo in primo piano la musica, vero motore del melodramma di ogni tempo e non solo italiano.
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