Anche i direttori d'orchestra ballano, danzano, verrebbe da dire; e i loro giri di valzer si decidono con grande anticipo, specie quando l'invito al ballo proviene da una delle orchestre più blasonate , dai mitici Berliner Philharmoniker che sono gli unici a decidere il nome del loro direttore e la durata del suo incarico.
Sta per scadere l'incarico di Simon Rattle, il quale ha già dichiarato che dopo molti anni desidera cambiare aria. Da Berlino, nel 2017, alla scadenza del suo mandato, va a Londra, dove prenderà il posto di Valery Gergiev alla London Symphony, il quale si trasferirà a Monaco, alla Filarmonica, mantenendo ovviamente San Pietroburgo, perchè quella è la sua 'prima casa'.
E fin d'ora, dunque con due anni buoni di anticipo, a Berlino si decide chi gli succederà; se lo domandano gli stessi componenti dell'orchestra che decideranno il prossimo 11 maggio, quando il nome del successore di Rattle sarà reso noto.
Chi sono i papabili? Si dice Dudamel, la cui quotazione resta sempre molto alta - sebbene sia fondata ancora una volta più sulla fiducia nel suo futuro che sulle passate e presenti prestazioni - a Milano la sua presenza alla Scala, ad esempio, specie in buca, è stata assai criticata; e l'attuale direttore musicale, a partire dal 2017, Riccardo Chailly ci tiene a precisare che il Teatro non sarà più una passerella per giovinotti, ma la vetrina per tutti gli artisti arrivati. Affermazione avventata da parte di un direttore dalla carriera oggi solida, ma che iniziò quando aveva ancora i calzoncini corti, proprio alla Scala, suo padre direttore artistico, e lui assistente di Claudio Abbado; senza dimenticare che Dudamel e la sua orchestra venezuelana sono stati ospiti abituali anche a Salisburgo, negli anni di Pereira e saranno ospiti a Milano durante l'EXPO.
Si dice anche Mariss Jansons, ritenuto oggi uno dei più grandi direttori (ed anche un altro lettone come Andris Nelsons meno noto) ma pure Thielemann; in sottordine di Barenboim, già altre volte candidato.
Ad esempio non compare il nome di Pappano in quella ristretta rosa, nonostante che il suo contratto a Roma duri appunto fino al 2017, e che lui non abbia ancora deciso che ne sarà del suo futuro a partire da quella data. Dall'Ongaro, appena insediato a santa Cecilia, sul trono che fui a lungo di Cagli, dice che la decisione spetta solo a Lui, a Pappano s'intende, non a Dall'Ongaro che, probabilmente, anche se non lo dice, sa già che dal 2017 Pappano vorrà cambiare aria, come desumiamo dallo scarso entusiasmo della sua dichiarazione, sua di Dall'Ongaro.
Infine, ma non ultimo, il prestigioso incarico di Daneile Gatti ad Amsterdam, al Concertgebow.
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sabato 7 marzo 2015
Comincia con notevole anticipo il ballo dei direttori d'orchestra delle sedi più prestigiose
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giovedì 24 luglio 2014
Quanto rende Rendering di Luciano Berio? Sintonizzarsi su Radio3 per un calcolo
"Da tempo mi chiedevano di fare 'qualcosa' con Schubert, ed io mi sono sempre rifiutato per la pericolosità dell'argomento. Poi la fulminazione, gli appunti per una 'decima sinfonia' ed alcuni altri abbozzi musicali presenti nelle carte utilizzate dal musicista ( Schubert, naturalmente) negli ultimi tempi di vita e la decisione di fare quel 'qualcosa', dietro la spinta di una richiesta del Concertgebow di Amsterdam. E così nel 1990 nasce 'Rendenring' di Schubert/Berio". Questo scriveva, all'incirca, Luciano Berio per presentare la sua nuova composizione schubertiana, che ha avuto un buon successo, come anche quell'altra 'boccheriniana' sulla 'Ritirata notturna di Madrid', una vera furbata rispetto al lavoro più complesso sulla sinfonia schubertiana; e quello sul finale di 'Turandot', nella speranza di far guadagnare al musicista ed al suo editore i diritti per quell'opera ormai di pubblico dominio. Ma la 'Turandot', finale di Berio, non viene così spesso utilizzato come il musicista avrebbe desiderato.
Ieri sera, nella televisione di Michelle Dall'Ongaro che è Rai5, èstato trasmesso 'Rendering', diretto goffamente da Berio, sul podio della Scarlatti di Napoli, dunque di molti e molti anni fa, forse all'indomani della composizione che ha già un quarto di secolo.
Perchè tanto interesse per un lavoro certamente molto interessante ? Semplicemente per denunciare ancora una volta che una sigletta ricavata da 'Rendering', nei passaggi schubertiani, manco a dirlo, da molti anni ormai costituisce la identificazione sonora quotidiana dei programmi di Radio 3, in apertura, in chiusura e durante.
Non sappiamo che contratto Radio3 di Dall'Ongaro abbia stipulato con Berio, ma a vrebbe dovuto farlo con Schubert che ormai non conta più nulla, se a forfait o in base alla sua utilizzazione giornaliera, mensile, annuale Da quando 'Rendering' schubertiano è approdato in Radio non ci stanchiamo, all'occasione, di scrivere che sarebbe ora che quella musica venisse sostituita magari con una , che so di Rossini, per la quale Radio 3, senza nulla perdere, eviterebbe di pagare diritti agli eredi di Berio. Cambiano tante cose dappertutto, ma quella musica no.
Ieri sera, nella televisione di Michelle Dall'Ongaro che è Rai5, èstato trasmesso 'Rendering', diretto goffamente da Berio, sul podio della Scarlatti di Napoli, dunque di molti e molti anni fa, forse all'indomani della composizione che ha già un quarto di secolo.
Perchè tanto interesse per un lavoro certamente molto interessante ? Semplicemente per denunciare ancora una volta che una sigletta ricavata da 'Rendering', nei passaggi schubertiani, manco a dirlo, da molti anni ormai costituisce la identificazione sonora quotidiana dei programmi di Radio 3, in apertura, in chiusura e durante.
Non sappiamo che contratto Radio3 di Dall'Ongaro abbia stipulato con Berio, ma a vrebbe dovuto farlo con Schubert che ormai non conta più nulla, se a forfait o in base alla sua utilizzazione giornaliera, mensile, annuale Da quando 'Rendering' schubertiano è approdato in Radio non ci stanchiamo, all'occasione, di scrivere che sarebbe ora che quella musica venisse sostituita magari con una , che so di Rossini, per la quale Radio 3, senza nulla perdere, eviterebbe di pagare diritti agli eredi di Berio. Cambiano tante cose dappertutto, ma quella musica no.
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