Via il maestro del Coro alla Fenice risale la tensione tra Colabianchi e i musicisti
A ottobre scade il contratto di Caiani. Il sovrintendente: «Cambio»
Un nuovo caso scuote La Fenice di Venezia. Il maestro del Coro Alfonso Caiani, nominato nel 2021 dal sovrintendente Fortunato Ortombina, alla scadenza del contratto - a ottobre 2026 - non sarà riconfermato. Siamo nel novero delle prerogative del sovrintendente Nicola Colabianchi, ma dato il precedente della nomina di Beatrice Venezi a direttrice musicale, ritirata il 26 aprile dopo sette mesi di aspre polemiche, la preoccupazione serpeggia nei corridoio di un teatro che ha nel suo Coro una delle eccellenze insieme all’Orchestra. Tanto che i maestri del Coro, che Caiani ha diretto e fatto crescere negli ultimi cinque anni e con i quali aveva lavorato anche nella stagione 2008-2009, qualche giorno fa hanno consegnato per il tramite della Rsu al maestro Colabianchi un documento in cui esprimono il loro plauso per il lavoro fatto col maestro (votato dalla stragrande maggioranza) e chiedono di essere consultati prima che sia presa la decisione sul futuro. Richiesta che Colabianchi respinge: «Non rientra assolutamente in nessuna prassi - dice il maestro - non l’ho mai vista realizzare in nessun teatro nel quale ho lavorato. È un’indicazione che posso recepire, ascoltare, arrivo a capirne la ratio, anche perché ho la massima stima di Caiani, ma è importate anche fare nuove esperienze per crescere».
Sarebbe questo, per Colabianchi, il motivo per cui dal primo novembre la Fenice non si avvarrà più di un professionista come Caiani, diplomato al Conservatorio «Giuseppe Verdi» di Milano in Composizione, Direzione d’orchestra, Direzione di coro e Polifonia vocale, maestro del coro nella stagione ‘98-99 nel celebre Così fan tutte del «Piccolo Teatro Giorgio Strehler». Spiega infatti Colabianchi: «Caiani ha dimostrato di essere un maestro di Coro ottimo,
Colabianchi Non ho mai visto in nessun teatro la consultazione del coro. Cambiare serve per crescere
un eccellente preparatore, affidabile e corretto sotto tutti i profili e il sondaggio del Coro lo dimostra: tutte le attività si sono svolte sempre in un clima sereno, disteso, proficuo».
Ma allora perché cambiare? «A mio parere - dice ancora il sovrintendente - la crescita e il raggiungimento di livelli più alti, dopo cicli ampi, si ottengono col rinnovamento, con nuova pratica e nuovi percorsi, con un confronto con realtà diverse. Ancora non ho deciso quale sarà il profilo del nuovo, siamo in una fase di valutazione, non c’è ancora una decisione presa, anche se prima della pausa estiva ci sarà». Parole che ricordano da vicino quelle che Colabianchi pronunciò alla vigilia della nomina di Beatrice Venezi, ma è ancora Colabianchi a rifiutare il parallelo: «Con Caiani stiamo parlando in questi giorni del futuro, il suo contratto scade a ottobre dopo cinque anni e valuteremo le scelte opportune per far crescere il Coro». Non sarà che si profila un nuovo caso Venezi? «Mi sembra improbabile - spiega deciso il sovrintendente - questo è un caso completamente diverso. Se si dovesse decidere per un cambio - cosa data per certa, ndr - verrà chiamato un maestro che ha un’esperienza significativa, per far crescere il Coro, dati anche i grandi impegni che avranno il prossimo anno. Sono timori del tutto infondati».
Impegni che oggi verranno presentati in una conferenza stampa per illustrare la prossima stagione, la prima che porta la firma di Colabianchi. Che, anticipa, sicuramente non contemplerà La Traviata di Giuseppe Verdi, ormai un cavallo di battaglia della Fenice: «Sarà una stagione bella e interessante, con tante novità, con tanti maestri, nuovi titoli che mancano da tanto tempo dice -. Ciascun direttore artistico (e Colabianchi lo è oltre a sovrintendente, ndr) dà il proprio indirizzo secondo i desideri, le necessità. È normale ci siano titoli diversi, un direttore cerca di accontentare un po’ tutti i gusti, deve dare risposte a tutti quanti. Forse ormai La Traviata è solo per i turisti e posso già dire che non ci sarà». E nemmeno Caiani
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