Donald Trump «sta mandando in frantumi l’ordine internazionale postbellico perché va contro America First», dice Steve Bannon al Corriere. Mentre Marjorie Taylor Greene ha criticato l’intervento in Venezuela, Bannon afferma che finora Trump si è mosso sulla linea «America First» perché la difesa dell’Emisfero occidentale è difesa degli Stati Uniti. In Iran come altrove l’ex stratega ancora molto ascoltato dal presidente spinge per la linea delle sanzioni e della guerriglia economica anziché per interventi diretti di cambio di regime; ma afferma che i raid Usa, anche quelli che non lo hanno trovato entusiasta, per ora si sono comunque limitati ad operazioni chirurgiche e che Trump ha «imparato la lezione dell’Iraq».
Lei ha elogiato l’operazone Usa in sé a Caracas ma ha parlato pure di «alti rischi» per «il giorno dopo».
«Il Venezuela va visto nel contesto della difesa dell’emisfero occidentale. E la Groenlandia, e presto credo il Canada, l’Artico, il Canale di Panama entreranno in gioco ».
Groenlandia e Canada sono davvero la stessa cosa del Venezuela?
«È la stessa cosa. Il segretario del Tesoro ha appena annunciato che l’Argentina ha ripagato il prestito di 20 miliardi che abbiamo fatto prima di Natale... abbiamo salvato l’Argentina, il governo di estrema destra e le elezioni di Milei. In Venezuela, non ho elogiato l’intervento, ma l’eccezionale prova militare. Non sono uno che crede molto nel saltare in questi interventi di cambio di regime. Come a Teheran. Ho sostenuto – come a luglio durante la guerra dei 12 giorni – di lasciare che le sanzioni facciano il loro corso. Israele ha tentato una decapitazione. L’economia sta crollando, i mullah stanno crollando. Bisogna, come in Venezuela, sequestrare le navi fantasma, il petrolio dei mullah che va al Partito comunista cinese, tagliare i soldi. E sarà il popolo persiano a far crollare i teocrati islamici, come dev’essere il popolo a rovesciare il regime ancora in vigore in Venezuela».
Quali saranno i prossimi passi nell’Artico?
«Il grande gioco nel XIX secolo riguardava la Russia contro l’Impero britannico per l’accesso ai porti e il controllo dell’India... la Persia, l’Afghanistan. Il Grande Gioco del XXI secolo è l’Artico e si vedono già grossi movimenti dei russi e dei comunisti cinesi. La parte più vulnerabile è quella canadese. Il Canada rischia di essere la prossima Ucraina, a meno che non sia fortificato con l’iniziativa strategica americana. Il presidente Trump ha cercato di parlarne con i canadesi, non possono difendersi da soli. Credo che il partito comunista cinese guardi al’Artico canadese come i russi guardavano all’Ucraina. Potrebbero dare un “morso” territoriale, ma Trump non lo permetterà. La difesa emisferica va dall’Artico alla punta del Sudamerica. La Guyana, il Venezuela e il Golfo d’America dal Messico al Texas contengono da 5 a 10 volte il petrolio del Golfo Persico. La Groenlandia è importante per bloccare l’accesso russo al Nord Atlantico... EÈ una strategia brillante concepita al 100% da Trump e riguarda la difesa Usa. Ora, non sono particolarmente entusiasta su alcuni dei metodi: non vogliamo l’occupazione del Venezuela e di altri luoghi, sono molto esitante su questo, ma per il momento il piano generale sembra funzionare. E penso che Cuba sarà parte del piano, la situazione cubana sarà risolta entro l’anno. Il comune denominatore in Venezuela, Iran, Cuba è che economie vibranti sono state distrutte. Applica le sanzioni e il popolo li rovescerà, per la libertà e una vita normale».
Ma in Venezuela c’è stato un intervento militare Usa.
«Per ora un raid chirurgico. Credo che vada visto così: Trump ha imparato le lezioni dell’Iraq. Non vedremo, credo, un coinvolgimento di truppe e “pantani”. Trump guarda a quello che chiamo il potere dei corpi di spedizione, che sia per porre fine alla guerra dei 12 giorni o contro Maduro. Potremmo vedere missioni in Messico contro i cartelli della droga. Penso che tutto ciò sia America First. Ora in Iran ho detto chiaramente che la natura dovrebbe fare il suo corso.. Trump ha fermato un più ampio coinvolgimento di Israele ponendo fine drammaticamente alla guerra dei 12 giorni. Gli israeliani spingono per il progetto di Grande Israele, il che li ha distrutti portando ai due Stati. Coi soldi del Qatar e truppe turche, egiziane, emiratine, saudite... è un proto-Stato palestinese. Potrei andare a Roma in primavera per avviare un’iniziativa per una soluzione dei tre Stati: se ci saranno due Stati ne serve un terzo, cristiano, che includa il quartiere cristiano di Gerusalemme e il corridoio di Betlemme, per proteggere i luoghi sacri».
E la posizione di Marjorie Taylor Greene?
«Penso sia marginale per ora, perché Trump si muove nel quadro della difesa emisferica. Ma se si espande all’Ucraina, dove cercano di forzare garanzie di sicurezza Usa, o a Israele, puoi cominciare a dire: un attimo, non vogliamo essere convolti di più. Ma quello che il presidente sta facendo per ora, è valutare forze di spedizione per porre fine alla guerra dei 12 giorni o questi potenziali attacchi contro i mullah di cui si discute e ai quali io mi oppongo».
Ci parli del 2028. Axios scrive che lei candiderà alla presidenza.
«Non preoccupatevi del 2028. Il punto è il 2026. Se teniamo il controllo della Camera, Trump continuerà la sua rivoluzione. Non mi candiderò alla presidenza, nel 2028 io sostengo la sua corsa a un terzo mandato. Ma se perdiamo nel 2026 i democratici non metteranno solo Trump sotto impeachment ma Kristi Noem, Pete Hegseth... faranno guerra politica per distruggere il movimento Maga. Anche per questo lunedì lancerò War Room Texas. Il 3 marzo in Texas c’è un referendum per vietare la sharia. Porterà energia alle elezioni di midterm: non c’è entusiasmo per salvare Mike Johnson alla Camera repubblicana, sono irrilevanti, come la Duma russa. Serve un’altra forza per motivare la gente».
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