venerdì 16 gennaio 2026

La Cina non acquista più elettricità dalla Russia. Ora per Putin le cose non si mettono bene ( da Quotidiano.Net, di Marta Ottaviani)

  Da arma di pressione diplomatica a merce da vendere a prezzo di scarto, pur di piazzarla, da quando l’Unione Europea non compra più petrolio e gas da Mosca grazie alle sanzioni, per il Cremlino e le sue casse non si mette troppo bene. Non solo la Russia ha perso potere politico all’interno dell’Opec+, dove, sostanzialmente, era l’unico Paese, insieme con l’Arabia Saudita che poteva influenzare la produzione e il prezzo del greggio. Dopo che il Club di Bruxelles ha deciso che i rubinetti siberiani non interessano più, la Piazza Rossa è stata costretta a trovare nuovi clienti, o ad aumentare le forniture con quelli vecchi. Cina e India ne hanno approfittato, tendendo una mano a Mosca.

La Cina non compra più energia dalla Russia

Ma non sempre gli amici hanno la A maiuscola e, da quando non c’è più la Ue, la Russia è costretta a trattare costantemente sul prezzo, con margini di guadagno che ovviamente ne risentono. E i problemi non si fermano all’oro nero o all’oro blu. Anche la vendita di energia elettrica ha i suoi bei problemi. Secondo il quotidiano Kommersantla Cina ha interrotto completamente gli acquisti di elettricità dalla Russia il 1° gennaio. Secondo il quotidiano russo, la sospensione è stata causata dagli elevati prezzi dell'esportazione, che hanno superato per la prima volta nel 2026 i prezzi interni cinesi.

Prezzi elevati e Pechino vuole trattare

Tradotti in sintesi: a Pechino adesso conviene molto di più prodursi l’elettricità da sola che farla venire da altrove. Il contratto, però scade nel 2037. Per questo, secondo l’agenzia di Stato TASS, i due alleati starebbero trattando e le forniture potrebbero riprendere, anche se non si sa ancora su quali basi, con Mosca che sottolinea come “il beneficio e la cooperazione debbano essere reciproci”.

Dopo Ucraina e sanzioni Mosca dipende da Pechino

La cooperazione nel settore energetico con Pechino da dopo l’invasione dell’Ucraina ha assunto un’importanza ancora maggiore per Mosca. Per il Cremlino, la vendita di combustibili fossili alla Cina fornisce una fonte vitale di valuta estera e, indirettamente, di entrate di bilancio. Dal punto di vista di Pechino, soprattutto i combustibili offrono un’alternativa più economica e sicura rispetto alle forniture provenienti da altre direzioni. Ma protratto mancato accesso a mercati alternativi per gli idrocarburi ha lasciato la Russia dipendente dal commercio con la Cina, a condizioni sfavorevoli dettate da Pechino. A questo poi va aggiunto il fatto che la cooperazione energetica non è aumentata quanto avrebbe voluto Mosca. Le sanzioni statunitensi hanno rallentato il flusso, anche quello nei confronti dell’India, altra grande ‘stampella’ per l’energia russa. I negoziati sul gasdotto Power of Siberia 2 vanno a rilento.


Delicato equilibrio tra esigenze di Putin e minacce di Trump 

Ma, soprattutto, la Cina userà l’approvvigionamento energetico ed elettrico russo solo fino a quando le farà comodo. Il Dragone sta espandendo rapidamente le proprie fonti energetiche interne e continua a diversificare le forniture estere, mantenendo prudenza di fronte a nuove restrizioni occidentali. È evidente che Pechino non vuole problemi con Trump a causa di Putin. Ma per Putin una Pechino prudente e che pone paletti su prezzi e quantità è un grosso problema.

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