La leader dell’opposizione venezuelana, Maria Corina Machado, ha dichiarato di aver consegnato al Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, la medaglia del premio Nobel per la pace durante il loro incontro di oggi alla Casa Bianca. Machado non ha risposto alle domande dei giornalisti se lui abbia accettato.
Ma tra il desiderio politico e la realtà istituzionale c'è di mezzo il Nobel Institute, che ha già spento gli entusiasmi: una volta annunciato, il premio «è definitivo e non può essere revocato, condiviso o trasferito». Su ciò che un Nobel fa della medaglia fisica o del premio in denaro, invece, non esistono vincoli. Machado può dunque dare la medaglia, anche se non può «trasferire» o «condividere» il titolo.
E la storia non è avara di episodi sorprendenti. C'è chi la medaglia l’ha venduta, come il biologo americano James Watson, uno dei padri della scoperta della struttura del Dna. Nel 2014 mise all’asta la sua. A comprarla fu il magnate russo Alisher Usmanov, che sborsò 4,1 milioni di dollari e poi gli rese la medaglia, sostenendo che uno scienziato del suo calibro non doveva restarne privo. C'è chi l’ha venduta per beneficenza, come il giornalista russo Dmitry Muratov, Nobel per la Pace 2021: la sua medaglia è stata battuta per una cifra record 103,5 milioni di dollari destinata ai bambini ucraini sfollati dalla guerra.
E c'è chi invece la medaglia se l’è vista sparire. Negli ultimi decenni almeno otto riconoscimenti del Nobel sono stati rubati.
L’episodio più recente risale al 2022, quando la medaglia dell’ex presidente sudafricano FW de Klerk è stata sottratta dalla cassaforte di casa. Anche Ernest Hemingway se la vide rubare, la sua medaglia del 1954 donata alla Chiesa cattolica a Cuba sparì e fu recuperata solo anni dopo.
La medaglia dell’avvocata iraniana Shirin Ebadi, Nobel per la Pace 2003, venne confiscata per ordine del Tribunale rivoluzionario, insieme a effetti personali. Solo l’intervento della comunità internazionale e dell’Istituto Nobel convinse Teheran a restituirla.
Durante la Seconda guerra mondiale, le medaglie dei fisici tedeschi Max von Laue e James Franck rischiavano di finire nelle mani dei nazisti. Per salvarle, il chimico ungherese George de Hevesy le sciolse in acqua regia. Il liquido arancione rimase in un becher su uno scaffale del laboratorio, inosservato dalle SS che perquisivano ogni angolo alla ricerca di beni preziosi. Finita la guerra, de Hevesy recuperò l’oro e la Fondazione Nobel rifuse le medaglie, restituendole ai legittimi proprietari.

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