sabato 17 gennaio 2026

Perchè gli SVELTISTI del Governo: Meloni, Tajani e Salvini, sulla governance Rai stanno fermi da oltre un anno?

 

L’opposizione lancia l’allarme sul referendum: “Rai a rischio propaganda”

Mancano ormai pochi mesi al referendum sulla giustizia e il confronto politico entra nel vivo. Le opposizioni intensificano la campagna per il no alla riforma sulla separazione delle carriere voluta dal governo Giorgia Meloni, denunciando al tempo stesso quella che definiscono una gestione sbilanciata del servizio pubblico radiotelevisivo e riportando al centro del dibattito il tema del diritto di voto dei cittadini fuorisede.

Le opposizioni denunciano il rischio propaganda nella Rai

I gruppi di minoranza hanno inviato una lettera-appello ai presidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, per segnalare quella che viene definita una “grave situazione di stallo istituzionale” all’interno della Rai. Secondo Pd, M5S, Avs, Azione, Italia Viva e Più Europa, l’assenza di adeguati organi di garanzia starebbe favorendo un utilizzo del servizio pubblico come strumento di propaganda filogovernativa, con ricadute dirette sulla qualità e sull’equilibrio dell’informazione.

Il nodo, sottolineano le opposizioni, è il mancato rinnovo della governance, a partire dall’elezione del presidente di garanzia della Rai, bloccata dalla maggioranza. Una paralisi che, a loro giudizio, comprometterebbe pluralismo e indipendenza dell’informazione proprio alla vigilia del referendum sulla giustizia e in vista delle elezioni politiche del 2027.

La battaglia sulla separazione delle carriere

Nel frattempo, i comitati per il sì e per il no si organizzano. Nel Partito Democratico è prevista una riunione per definire le iniziative contro la riforma, mentre il Movimento 5 Stelle prosegue la mobilitazione sui social. Sul fronte opposto, Forza Italia prepara un evento a Roma il 24 gennaio, in memoria di Silvio Berlusconi, con un focus dedicato proprio alla riforma della giustizia.

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio difende il progetto e sostiene che una parte della magistratura sarebbe favorevole alla separazione delle carriere, pur senza esporsi pubblicamente a causa del peso delle correnti nel Csm. Nordio ha anche ricordato come Giovanni Falcone fosse favorevole a questo modello.

Il nodo del voto dei fuorisede

Accanto alla polemica sulla Rai, le opposizioni puntano il dito contro l’esclusione dal voto di centinaia di migliaia di fuorisede, cittadini che per studio, lavoro o salute vivono lontano dal comune di residenza. “Il governo ha paura e li esclude”, ha accusato la senatrice dem Ylenia Zambito, ricordando che una sperimentazione già adottata alle ultime elezioni europee aveva dimostrato la fattibilità del voto fuori sede.

Sul tema è intervenuto anche il segretario di +EuropaRiccardo Magi, che ha presentato un emendamento al decreto Elezioni per consentire il voto nel comune di domicilio anche in occasione del referendum. L’obiettivo dichiarato è evitare che, ancora una volta, il diritto di voto dei fuorisede venga sacrificato per ragioni di tempo o di opportunità politica.

Il confronto sul referendum, insomma, non riguarda solo il merito della riforma della giustizia, ma si allarga ai temi del pluralismo dell’informazione e della piena partecipazione democratica. Questioni che rischiano di pesare in modo decisivo sul clima politico dei prossimi mesi.

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