venerdì 16 gennaio 2026

I giornalisti che non completano l'acquisizione dei 'crediti formativi' saranno radiati.( da Canale 10, di Elsa Palchetti). Perchè l'Ordine professionale non si informa sulle precarie, irregolari condizioni di lavoro di molti iscritti?

 

Giornalisti, linea dura da Consiglio Nazionale dell’Ordine: “Radiazione per chi non completa crediti formativi”

Arriva come un fulmine a ciel sereno, la drastica proposta di riforma avanzata dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, che durante l’audizione in commissione Giustizia del Senato, ha delineato uno scenario di “tolleranza zero” per chi non completa i crediti formativi.

Il Presidente Bartoli chiede sanzioni amministrative per sfoltire i procedimenti disciplinari. Netta opposizione della Fnsi: “A rischio il diritto al lavoro dei colleghi giornalisti”

Alla nota diffusa dalla Federazione Nazionale Stampa Italiana e che non lascia spazio a interpretazioni: il sindacato unitario dei giornalisti si schiera apertamente contro. La troppo drastica proposta di riforma avanzata dal presidente del Cnog Carlo Bartoli mette “A rischio il diritto al lavoro dei colleghi”.

Nella sostanza, l’ipotesi sul tavolo è quella di un automatismo sanzionatorio che trasformi il debito formativo da illecito disciplinare a violazione amministrativa, con conseguenze pesantissime: la sospensione o, nei casi più gravi, la radiazione automatica dall’albo per chi non ottiene i crediti previsti.

Un Ordine paralizzato dalla burocrazia

Il contesto in cui matura questa proposta è quello di un sistema ordinistico — che nel 2024 ha toccato quota 98.780 iscritti — strutturalmente in difficoltà. Secondo Bartoli, l’attuale meccanismo sta fallendo per eccesso di carichi pendenti.

“I nostri collegi di disciplina regionali sono ingolfati da procedimenti disciplinari per colleghi inadempienti che, magari, restano indietro per uno, due o cinque crediti formativi”, ha spiegato il Presidente in Senato.

Questa massa critica di piccoli illeciti impedirebbe all’Ordine di concentrarsi sulle “violazioni più importanti” della deontologia professionale. Da qui l’idea di un ‘restyling’ delle norme: de-rubricare la formazione a obbligo amministrativo per rendere la sanzione immediata ed efficace, senza passare per le lungaggini dei tribunali interni.

Cosa si rischia: dalla censura all’espulsione professionale

Oggi il mancato assolvimento degli obblighi formativi (FPC) viene solitamente punito con la censura, una sanzione di tipo morale e disciplinare che non impedisce l’esercizio della professione.

La riforma proposta da Bartoli cambierebbe radicalmente il paradigma: l’inadempienza diventerebbe un titolo di esclusione dall’Albo. In termini pratici, un giornalista che non raggiunge i 60 crediti nel triennio rischierebbe di vedersi privato della capacità di firmare articoli e percepire compensi, equiparando l’obbligo formativo a una sorta di “abilitazione periodica” indispensabile per la permanenza nel mercato del lavoro.

La barricata della Fnsi: “Ignorate le reali condizioni in cui opera la categoria”

La reazione della Federazione della Stampa è stata immediata e di totale chiusura. Per la segretaria generale Alessandra Costante, la proposta ignora le reali condizioni in cui opera oggi la categoria.

“Passare dalla censura a provvedimenti che colpirebbero direttamente i giornalisti nella loro capacità di lavorare è una linea che il sindacato non può condividere”, ha dichiarato Costante. La segretaria ha ricordato come i carichi di lavoro siano ormai tali da costringere i colleghi a seguire i corsi “nei giorni di riposo o di ferie”.

Proprio per questo, la Fnsi ha inserito nella piattaforma per il rinnovo del contratto con la Fieg la richiesta di un monte ore specifico, dedicato alla formazione durante l’orario di ufficio.

Una professione a tutela costituzionale

In conclusione dell’audizione, il sindacato ha ribadito la natura speciale del giornalismo rispetto ad altre professioni regolate dal disegno di legge delega per il riordino degli ordinamenti. Alessandra Costante ha sottolineato come l’informazione goda di una “indiretta tutela costituzionale” in quanto bene sensibile e bene pubblico.

Sottrarre il giudizio sulle inadempienze alle commissioni disciplinari per affidarlo a automatismi amministrativi significherebbe, secondo la Fnsi, svuotare di senso la funzione di garanzia dell’autogoverno della categoria.

L’auspicio è che la responsabilità del mancato rispetto dei doveri resti in capo ai giudici dell’Ordine, valutando caso per caso anziché procedere a radiazioni “per algoritmi” o mancanze burocratiche.

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