Con la lettera di Trump al premier norvegese Jonas Støre (che, detto per inciso, con il comitato svedese del Nobel c’entra all’incirca quanto c’entro io, senza dire che il comitato per il Nobel della pace, quello sì, norvegese, non è un organismo governativo, quindi di nuovo c’entra quanto c’entro io) e che si può riassumere con “Non mi avete dato il premio Nobel per la pace e allora io non mi sento più dovere di pensare alla pace” a cui si potrebbe aggiunggere “cicca cicca cicca” e “pappappero, tiè!”, il mondo e gli USA credo comincino a porsi il serio dubbio che il Presidente possa avere una demenza senile galoppante.
I sintomi della demenza di Trump sembrano evidenti
A livello ufficiale, i medici della Casa Bianca hanno fin qui sempre smentito che le capacità cognitive di Trump siano compromesse. Tuttavia, diversi neurologi, geriatri, psichiatri e psicologi sul web han pubblicato molti video dove spiegano il contrario. Alcuni di questi video sono stati raccolti da Robert Reich, avvocato e commentatore politico, già ministro del Lavoro del governo Clinton, che peraltro si domanda come mai la maggioranza dei media non riporti nulla. In questi video di gente che sostiene di essere medico, ci si sofferma su una serie di sintomi, indubbiamente presenti nel fisico e nei comportamenti del Presidente.
In questo articolo vi riassumo alcuni di questi sintomi, così come vengono illustrati da queste fonti. La demenza, come sappiamo, comporta una perdita di neuroni e connessioni nelle aree corticali, in particolare nell’ippocampo (coinvolto nella memoria) e in altre regioni fronto-temporali. Quindi iniziano alterazioni delle reti di comunicazione tra diverse aree cerebrali, con effetti sulle funzioni cognitive e sul comportamento. La memoria è compromessa: sia per i ricordi recenti sia per l’acquisizione di nuove informazioni, e questo in effetti spiegherebbe perché pochi giorni fa Trump ha creduto che l’Habeas Corpus fosse il nome e cognome di una persona, e non il più famoso documento giuridico al mondo. Sola crassa ignoranza, o demenza in stato avanzato?
Poi subentra la difficoltà di attenzione e di scelta esecutiva: problemi nel pianificare, organizzare, controllare gli impulsi e tenersi sveglio, e questo spiegherebbe perché ieri in Senato Trump si è addormentato mentre doveva rispondere a domande dell’aula. Improvvisa stanchezza, mancanza di deontologia, zero rispetto per il Senato, o Alzheimer? Non mancano in Trump cambiamenti comportamentali ed extra-cognitivi: è comparsa irritabilità – come quando ha cominciato a insultare la giornalista del NYT, Katie Rogers, che aveva pubblicato un articolo chiedendogli se stesse mostrando segni di stanchezza o affaticamento, e Trump ha risposto che la giornalista era “una brutta maiala”. Volgare protervia, o demenza galoppante?
L’incredibile e mostruosa reazione alla morte di Rob Reiner
Abbiamo anche osservato apatia, disinibizione o comportamenti socialmente inappropriati, come quando Trump ha festeggiato davanti a giornalisti basiti il cruento assassinio in casa del regista Rob Reiner e di sua moglie, sostanzialmente dicendo che gli stava bene e attribuendo la morte di Reiner all’odio che questi avrebbe provato per lui. Un ragionamento da narciso malevolo infame e disumano, o ennesimo sintomo di malattia mentale? Da notare che quando nel 2020 morì la giudice suprema Ruth Bader Ginsburg, acerrima nemica di Trump e infinitamente più politicamente potente del povero geniale regista Reiner, Trump invece espresse il suo profondo cordoglio nel modo più nobile e congruo possibile per un uomo politico, segno che il cambiamento della sua personalità su due eventi simili è stato in effetti travolgente in appena 5 anni.
Presenti già anche chiari disturbi del linguaggio e della comprensione: in alcune forme prevale il linguaggio, in altre la cognizione visuo-spaziale, ed ecco perché Trump quando parla biascica, strascica le parole, non è in grado di pronunciare nomi di Paesi per lui difficili, da “Venezuela” a “Mississippi”, da “Ucraina” a “Groenlandia”. Anche qui: mancanza d’istruzione, di cultura, di capacità lessicali, o demenza? Infine la perdita del controllo fisico e dell’equilibrio: se notate, Trump non è più in grado di stare in piedi fermo, ma continuamente ondeggia, bamblina, assume una postura sbilanciata verso il davanti: tutti sintomi congrui con il suo problema mentale.
La perdita dell’equilibrio fisico
Detta in due parole, Trump sembra proprio abbia perso la capacità di rendersi conto di ciò che fa. Non è più in grado di concentrarsi, si addormenta spesso in Senato mentre gli stanno ponendo domande, si alza all’improvviso da riunioni super-importanti e comincia a vagare per la stanza, senza un vero perché. Quando risponde ai giornalisti dice cose sconclusionate che non hanno nulla a che vedere con le domande, e insulta a caso tutti. Un’ultima osservazione, fatta da un medico geriatra specializzato in demenza, che però, anche qui, non rivela il suo nome, è che sul dorso della mano destra di Trump appare un ematoma vasto, che a detta del medico sarebbe originata da infusioni endovenose mensili di un farmaco chiamato Kisunla, utile a rallentare il declino cognitivo e la demenza iniziale causata da Alzheimer. Non sappiamo ovviamente se l’osservazione del medico sia corretta, è certo però che Trump ha nel dorso della mano destra un grande ematoma e che, da quando la voce si è sparsa sui social, tende a nascondere la mano dalle telecamere, oppure si presenta con un pesante make up alle mani.
Cosa prevede la Costituzione USA in questi casi
Se questi sedicenti medici dovessero essere nel giusto, va detto che la Costituzione USA, alla Sezione 4 del XXV Emendamento, spiega come si esce dalla situazione di avere un Presidente che perde il senno. Il Vicepresidente e la maggioranza dei membri del Gabinetto (i ministri) devono inviare una dichiarazione scritta ai leader del Congresso (lo Speaker della Camera e il Presidente pro tempore del Senato), affermando che il Presidente non è in grado di esercitare i poteri e i doveri del suo ufficio. Immediatamente dopo la consegna della lettera, il Vicepresidente assume il ruolo di Presidente facente funzioni (Acting President).
Se il Presidente dichiara per iscritto di essere invece in grado di governare, riprende i suoi poteri. Tuttavia, se entro 4 giorni il Vicepresidente e il Gabinetto confermano l’incapacità, la decisione passa al Congresso. Il Congresso deve riunirsi entro 48 ore. Per rimuovere permanentemente i poteri al Presidente, è necessaria una maggioranza dei due terzi in entrambi i rami del Parlamento (Camera e Senato).
L’ipotesi del ticket Vance-Rubio dal 2026
Se tutto ciò fosse veritiero, penso che dopo la lettera di Trump al premier norvegese l’attuale Segretario di Stato Marco Rubio – che odia Trump – in queste ore abbia già contattato il vicepresidente JD Vance per stilare un accordo di questo tipo: “noi due mettiamo in moto il percorso per far fuori Trump, tu diventi Presidente e poi scegli me come tuo vice”.
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