Forte “insoddisfazione” per le misure previste per l’editoria e poi saltate durante l’esame della legge di bilancio. E l’auspicio che trovino ora spazio nel decreto Milleproroghe, durante l’iter di conversione. A intervenire con una nota è il Consiglio regionale della Fieg, che chiede al governo di intervenire per accogliere le richieste degli editori, e correggere il dimezzamento delle risorse all’editoria collezionato negli ultimi tre anni. “Nei tre anni di attività, l’attuale Governo ha destinato all’editoria quasi il 50 per cento in meno delle risorse rispetto ai due precedenti Governi, nonostante questi ultimi siano stati in carica per meno di due anni – scrive in un comunicato la Federazione Italiana Editori Giornali – La riduzione delle risorse costringerà le imprese a diminuire l’offerta di contenuti, compromettendo libertà di stampa, pluralismo, occupazione e qualità dell’informazione”.
La sede in cui prevedere delle correzioni, indica la Fieg, è nell’iter di conversione in legge del decreto Milleproroghe, “come annunciato per altri soggetti”. Per gli editori, è necessario prevedere “ulteriori risorse” per il settore e “prorogare il credito di imposta per l’acquisto della carta di quotidiani e periodici, al fine di mantenere foliazione e qualità dell’offerta di informazione, anche politica”.
I rappresentanti degli editori suonano poi un altro campanello d’allarme. Le novità introdotte nella ricerca da Google, con le le risposte lampo dell’IA che “pescano” le informazioni in rete e massacrano il traffico interno dei siti, sono un’ulteriore “minaccia” a un sistema che negli ultimi anni ha visto moltiplicare gli elementi di debolezza. Ai Overviews e Ai Mode si pongono “in diretta concorrenza con i contenuti realizzati dalle aziende editoriali, riducendone visibilità, reperibilità e relativi introiti pubblicitari”. Una minaccia non solo al finanziamento dei gruppi editoriali ma anche “all’attendibilità e originalità dell’informazione professionale”. Queste novità hanno “gravi conseguenze per la “sostenibilità economica e la diversità dei media, con tutti i rischi correlati “alla mancanza di trasparenza e al proliferare dei fenomeni di disinformazione nel dibattito democratico”.

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