Droni a caccia di intrusi sopra gli stadi, esercitazioni militari nei parcheggi e una lista nera di nazioni che trasforma i tifosi in sospetti. Benvenuti a USA 2026, dove il calcio è diventato una questione di sicurezza nazionale e la festa rischia di finire ancora prima di cominciare. Festa del calcio? Macché. A guardare le mosse di Washington, il torneo somiglia più a un’operazione di controinsurrezione su larga scala.
War games
Il Pentagono e la FIFA stanno mettendo sul piatto oltre un miliardo di dollari per blindare l'evento. Non si parla di semplici steward: il piano prevede contraerea anti-drone sopra ogni campo di gioco e «war games» preventivi per simulare attacchi terroristici. L'obiettivo è trasformare gli stadi in zone rosse inaccessibili, ma il prezzo è un clima di sorveglianza militare che soffoca l'entusiasmo dei fan.
C'è chi dice no
Il muro invisibile dei visti sta già facendo le prime vittime illustri. L’Iran ha disertato le cerimonie ufficiali per il trattamento riservato alla sua delegazione, mentre Haiti vive un dramma sportivo: dopo una storica qualificazione ottenuta tra mille fatiche, i suoi tifosi sono stati respinti in blocco per il timore che usino il Mondiale come ponte per chiedere asilo. Persino dall'Europa arrivano segnali di gelo: Danimarca, Francia e Germania hanno ventilato l'ipotesi di ritiro in segno di protesta contro le tariffe commerciali e le pretese geopolitiche di Trump.
Il paradosso
In questo scenario, il caso dell'Egitto è il più emblematico. Nonostante Il Cairo sia appena entrato nel prestigioso Board of Peace - l'organismo d'élite voluto da Trump per la ricostruzione di Gaza che costa ai membri un miliardo di dollari - i suoi cittadini restano "indesiderati".
È il paradosso della nuova diplomazia americana: l'Egitto è un alleato strategico nella stanza dei bottoni, ma i suoi tifosi sono considerati un rischio migratorio. Una contraddizione che sta spingendo la federazione egiziana a minacciare un boicottaggio clamoroso per dignità nazionale: alleati in guerra, ma nemici allo stadio.
Algoritmi e liste nere
La nuova frontiera del controllo è digitale. Per ottenere il via libera, i tifosi devono superare lo screening dei profili social: un commento sgradito al governo USA può bastare per il semaforo rosso. Contemporaneamente, il rifiuto di istituire «zone franche» permette agli agenti dell'Ice di pattugliare le fan zone. Il risultato? Migliaia di sostenitori da Brasile e Colombia stanno già cancellando i voli per paura di finire coinvolti in retate federali tra una partita e l'altra.
Il rischio concreto è quello di vedere un Mondiale tecnologicamente perfetto ma umanamente deserto. Se gli alleati del «Board of Peace», i giganti sudamericani e le potenze europee si sentiranno respinti, a vincere non sarà lo sport, ma la paranoia. USA 2026 rischia di essere ricordato come il Mondiale del silenzio, dove l'unico rumore sarà quello dei droni in volo sopra spalti orfani dei loro colori e della loro gente.
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