mercoledì 28 gennaio 2026

San Carlo di Napoli come Teatro Argentina di Roma?

Si fa presto a dimenticare in un Paese smemorato che si ricorda solo di ciò che interessa al momento, che la cosiddetta 'partita a scacchi' che ora riprende - secondo la dizione del Corriere del Mezzogiorno -  fra Manfredi, sindaco e presidente del CdI del teatro, e Macciardi, eletto alla sovrintendenza ad agosto, da un CdI non presieduto dal legittimo Presidente, Manfredi, si + già giocata a poca di stanza da Napoli.

 A Roma, non molti mesi fa, quando il direttore fu nominato dal CdA non presieduto dal legittimo presidente Siciliano. La partita è finita , nonostante le proteste del Comune, come era finita al primo round.

 Si accettò la situazione di fatto, pur riconoscendo che legalmente e istituzionalmente, le cose non si erano svolte secondo le regole.

Avallare queste procedure irregolari non è certo il meglio che possa attendersi nella gestione delle grandi istituzioni del Paese.  e  non c'è da augurarsi che la riforma ventilata dall'attuale governo sulle fondazioni vada in porto, perchè  darebbe 'mano libera' al governo e ai suoi emissari ( rappresentanti) nelle fondazioni ( sempre in maggioranza, per effetto della riforma) farebbero tutto quello che gli pare.

 Ma deve mettere pensiero anche il fatto che un teatro non può essere ben governato se il presidente del suo CdI, sindaco, e il vertice della istituzione, sovrintendente, si fanno la guerra.

 Si riproporrebbe la vecchia anomalia dei teatri quando la sovrintendenza era  appaltata ad un partito e la direzione artistica ( che allora, almeno quella, era tenuta in maggiore considerazione) ad un partito diverso: ciascuno tirava la fune dalla sua parte, fino a quando non si spezzava e si scoprivano gli altarini: quel gioco produceva effetti catastrofici nella gestione artistica ed economica.

 Adesso quel binomio gestionale non c'è più sia perchè i sovrintendenti reclamano anche la gestione artistica in prima persona, ritenendosi capaci, anche se non professionalmente abilitati, sia perchè taluni si scelgono un collaboratore 'artistico' che non gli farà mai uno sgambetto e perciò più ciuccio di loro.  Gli esempio sono numerosi e ben noti. Questo, prima ancora delle diatribe legali ai vertici, è il pericolo che adesso i teatri corrono.

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