“Ave Molinari”, “Ave Furgiuele”: sono forti questi leghisti che della “Roma ladrona” vorrebbero parlare l’antica lingua, il latino, almeno per un giorno.
Come esperti filologi citano Primo Levi (“La Tregua”), Alessandro Manzoni (“I promessi sposi”) e “l’Historia Mongolorum” di Giovanni da Pian del Carpine. Laura Cavandoli, Riccardo Molinari, Alberto Bagnai, Simona Bordonali, Andrea De Bertoldi e Domenico Furgiuele sono, infatti, i firmatari di una progetto di legge che compare tra gli atti stampati all’esame del Parlamento italiano, volta a istituire una Giornata della lingua latina, da celebrarsi ogni anno nel secondo venerdì di aprile. Serve a ricordare che il latino “è stato per secoli, la vera lingua franca dell’Europa: del diritto, della teologia, della scienza, della diplomazia”. La proposta di legge nasce sulla scorta della proposta avanzata dall’Associazione italiana di cultura classica anni fa, ma perché è indicato il secondo venerdì del mese di aprile come giorno per la sua celebrazione? Rispondono dottamente i deputati leghisti: “Si tratta dello stesso mese dei ludi Megalenses e dei ludi Ceriales (in onore della Grande Madre e Dea delle Messi), della dedica a Giove Vincitore del Tempio sul colle quirinale e della mitica fondazione di Roma (21 aprile) da parte di Romolo nel 753 avanti Cristo, secondo quanto narrato dallo storico Marco Terenzio Varrone”.
A un impianto culturale ampio e decisamente simbolico (“Senza il latino, semplicemente, non esisterebbe un linguaggio comune per esprimere concetti giuridici, filosofici, scientifici”). Corrisponde una traduzione normativa essenziale. Tre articoli appena, che affidano alla società civile e al mondo della scuola e della cultura - a questo punto anche al mondo della politica - il compito di dare al Latino una nuova vita.
Le finalità della Giornata della lingua latina
L’articolo 1 sancisce formalmente l’istituzione della Giornata della lingua latina, fissandone la celebrazione nel secondo venerdì del mese di aprile. La scelta della data, come detto in precedenza, non è casuale e richiama dunque un orizzonte simbolico. Il secondo comma dell’articolo 1 definisce con chiarezza le finalità della Giornata: promuovere la conservazione e la diffusione della conoscenza della lingua latina, della sua storia e del suo patrimonio culturale lungo l’intero arco del suo sviluppo. E questa è una finezza, perché i deputati leghisti vanno oltre i confini del mero esercizio grammaticale della lingua per spingersi, facendo riferimento all’“intero arco cronologico”, a includere il latino medievale, umanistico, scientifico, giuridico ed ecclesiastico, riconoscendone la fonte principale della formazione della cultura europea e delle relazioni tra le civiltà del mondo.
Il terzo comma serve a chiarire che la Giornata non comporta effetti civili ai sensi della legge sulle festività nazionali. Tradotto: se andate a lavorare non aspettatevi soldi in più in busta paga. La celebrazione non si traduce in un giorno festivo, evitando qualsiasi impatto sul calendario lavorativo e scolastico. Sarà solo ed esclusivamente una giornata di studio, riflessione e partecipazione.
L’articolo 2 entra nel merito delle modalità di celebrazione della Giornata. Non si parla solo di convegni accademici, ma di iniziative capaci di raggiungere un pubblico vasto, dalle letture pubbliche alle attività laboratoriali, dalle conferenze divulgative alle esperienze didattiche innovative.
Il secondo comma attribuisce un ruolo centrale alle scuole, di ogni ordine e grado che possono organizzare le iniziative in collaborazione con università, istituti culturali e associazioni.
L’articolo 3, infine, si rivolge ai soliti, pronti a chiedersi chi paga. I deputati che hanno presentato il progetto di legge sono chiari: “Dall’attuazione della legge non debbano derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Le amministrazioni interessate dovranno provvedere con le risorse umane, strumentali e finanziarie già disponibili”. Insomma: la valorizzazione del latino non deve essere un costo, ma un investimento simbolico.
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