Venezia, migliaia di musicisti al corteo-protesta contro la nomina di Venezi alla Fenice. Mini concerti in sei tappe: «Fuori la politica dai teatri»
Orchestrali e artisti arrivati da tutta Italia per il corteo-concerto in Laguna. La partenza dalla stazione di Santa Lucia, l'arrivo al Teatro La Fenice
«Basta con la politica nei teatri». Le voci sono tante, circa un migliaio, e si ripetono ribadendo un messaggio all’unisono: «La Fenice non si vende, si rispetta e si difende». Per tre ore le maestranze del teatro veneziano e di tanti altri colleghi, arrivati da tutta Italia, sfilano per calli e campi cittadini fino ad arrivare davanti alla Fenice. Agli slogan si aggiungono i più celebri brani musicali di Monteverdi, Vivaldi, Puccini, Rossini, Verdi e tanti altri che fuoriescono da una cassa portata dai manifestanti.
«Continuate a strumentalizzarci»
Il messaggio di questo grande fiume di persone è lo stesso che i musicisti della Fenice ripetono da fine settembre, quando il sovrintendente Nicola Colabianchi nomina all’improvviso Beatrice Venezi a direttrice musicale, dal 2026 al 2030. «Chiediamo la revoca della nomina di Venezi, ma non abbiamo proprio nulla contro di lei come persona - ricordano in quasi tutti gli interventi, aperti e chiusi da Emiliano Esposito del Coro della Fenice - Lo abbiamo detto in tutti i modi, ma ci continuano a strumentalizzare. Noi chiediamo la revoca perché il suo curriculum non è all’altezza del ruolo di un Teatro come quello veneziano».
La mobilitazione «nazionale»
Dopo la mobilitazione dello scorso 17 ottobre, i musicisti vogliono dimostrare di essere ancora più uniti. «Quella di oggi è una grande festa perché si concretizza la solidarietà che tutti gli enti ci hanno espresso dall’inizio delle nostre proteste - spiega il violinista della Fenice Eugenio Sacchetti - Non è un attacco a Venezi, ma come musicisti dobbiamo passare esami su esami per dimostrare la nostra preparazione ed esigiamo che chi assumerà questo ruolo abbia un profilo professionale di altissimo livello e il suo non è adesso così».
Le paure
La Fenice funge da pioniere di una battaglia che anche molti altri enti sentono loro, ovvero la paura che la politica invada l’arte, s’impossessi della cultura e che metta a tacere le competenze. Paure che sarebbero confermate dalla bozza del codice dello spettacolo redatta dal Sottosegretario Gianmarco Mazzi dove, denunciano i manifestanti, si va sempre di più verso una centralizzazione delle nomine.
Le richieste
«Si è detto che Venezi è una figura carismatica e comunicativa e che potrebbe attrarre più giovani a Teatro, ma trovo questa posizione offensiva - ha detto la regista veneziana Elena Barbalich, professoressa all’Accademia di Belle Arti e già con due spettacoli realizzati alla Fenice - I giovani vogliono qualità e hanno tutti gli strumenti per capire, non hanno bisogno di abbassare il livello. Inoltre lavorare alla Fenice come direttrice musicale richiede un background enorme che si conquista con il tempo e l’esperienza. Per questo sono qui».
«Disponibili al dialogo»
Dopo essersi fermata in Campo Santa Margherita, San Polo e Rialto, il corteo, capitanato dal grande striscione con scritto Gran Teatro La Fenice, arriva in Campo San Fantin, dove si ribadisce l’intento a continuare. «Siamo disponibili a un percorso con Venezi, basta che non sia imposta e che alla fine si valuti con trasparenza se può assumere questo ruolo - spiega Marco Trentin, violinista della Fenice e segretario nazionale della Fiasl Cisal - Se invece non si vuole discutere e si vuole imporre con forza questo nome si deve sapere che non molleremo e che andremo avanti a chiederne la revoca».

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