Venezi a La Fenice, il Pd: «Si dimetta il sovrintendente Colabianchi». Lui: «Io non lascio»
Caso Venezi, dem contro il Sovrintendente: «Questa situazione è colpa sua, si dimetta». La replica: «Possono chiedere ciò che vogliono io vado avanti. Intanto arrivano nuovi abbonati»
VENEZIA - Mancano solo 13 giorni alla Prima della nuova stagione lirica e intorno al teatro La Fenice c’è ancora quell’atmosfera da guerriglia urbana che imperversa ormai da più di un mese. Uno scontro tra il sovrintendente Nicola Colabianchi e gli orchestrali sulla nomina di Beatrice Venezi a Direttore musicale per il triennio 2026-2030. Un incarico che gli orchestrali rifiutano, ritenendo la direttrice lucchese inadeguata ad un simile incarico per il curriculum e gli incarichi finora ricoperti.
Adesso anche il Partito democratico entra nella mischia chiedendo la testa di Colabianchi, come già avevano fatto i rappresentanti sindacali degli orchestrali. E lo ha fatto da un pulpito istituzionale, con il capogruppo in Consiglio comunale a Venezia Giuseppe Saccà, che con un’interrogazione condivisa da tutta l’opposizione ha chiesto di capire quali mosse intendesse fare l’amministrazione comunale per uscire dall’impasse creatosi. Risposta che non è arrivata dal sindaco (che è anche presidente della Fondazione) assente al consiglio comunale, ma dall’assessore alle Partecipate, Michele Zuin, che ha cercato di evitare ogni polemica limitandosi ad una replica di tipo amministrativa: la nomina spetta esclusivamente al sovrintendente. «Una risposta ridicola - ha tuonato il capogruppo dem Giuseppe Saccà - Sappiamo benissimo che la nomina formalmente è corretta, ma il sovrintendente Colabianchi ci ha infilati tutti in un cul-de-sac. Mi sarei aspettato che venisse il sindaco a dire “il sovrintendente ha sbagliato”. A questo punto, l’unica soluzione possibile è che il sovrintendente vada a casa».
«IO RIMANGO»
«La politica può dire ciò che vuole - ha ribattuto a stretto di gior di posta Colabianchi - e continuare a chiedere la mia testa. Io vado avanti, certo di aver fatto tutto nel migliore dei modi. Tra l’altro, vorrei sottolineare che a fronte di quei famosi tre abbonati rinunciatari per protesta, abbiamo registrato 80 nuovi abbonamenti alla stagione lirica, che significa più 7%. Abbiamo ancora due settimane circa perché si potranno sottoscrivere fino al 19 e confido di arrivare vicini al 10 per cento di aumento. Per la stagione sinfonica, non posso dare un dato poiché è ancora in corso la prelazione. Ma le cose vanno bene». Peraltro ormai da più di un mese però non si parla più di produzione culturale e di musica ed è un peccato, considerando che nella nuova stagione, sulle 12 opere (più 4 balletti e 2 opere per bambini) ben 7 sono nuovi allestimenti della Fenice.
LO SCONTRO
Tutto è passato in secondo piano a causa della prova di forza attualmente in corso tra il sovrintendente appoggiato da Brugnaro e dal sottosegretario Gianmarco Mazzi e gli artisti e maestranze del teatro. Questi ultimi hanno intrapreso iniziative di protesta clamorose, a cominciare dallo sciopero in occasione della prima di Wozzeck, evento che chiudeva la stagione 2024-25 e il contestuale concerto-comizio in campo Sant’Angelo, seguito da quasi 2mila persone. Il tutto, con la solidarietà della maggioranza degli artisti delle fondazioni liriche italiane.
La data del 20 novembre, con l’inaugurazione della stagione 2025-26 è alle porte e non si sa ancora che cosa accadrà. La Clemenza di Tito potrebbe anche saltare e sarebbe la seconda apertura di stagione consecutiva a saltare a Venezia.
Lunedì 10, intanto, artisti e maestranze della Fenice saranno in corteo per chiedere la revoca della nomina di Venezi. Hanno chiesto l’adesione concreta degli altri teatri e orchestre e già si sa che ci saranno rappresentanti della Scala, del Regio di Torino e del Comunale di Bologna. Appuntamento alle 15 davanti alla stazione e poi il corteo toccherà zone simboliche della città fino ad arrivare davanti allo storico teatro.


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