martedì 4 novembre 2025

Papa Leone XIV su Maria Vergine: la Madonna non è CO-REDENTRICE (da IL Messaggero, di Franca Giansoldati). Nostra postilla

 

Maria non è «corredentrice», Leone XIV autorizza la Nota dottrinale sulla Madonna, alimenta solo confusione tra i fedeli© Ap

Roma locuta, causa finita est. L'appellativo di “corredentrice” accostato alla Madonna, non si deve più usare. Lo ha stabilito Leone XIV attraverso un documento licenziato su suo placet dal Dicastero della Dottrina della Fede. In questo modo si mette fine a una secolare disputa che vede contrapposti due fronti, da una parte il nutrito drappello di movimenti mariani piuttosto influenti, conservatori nonchè munifici benefattori verso la Santa Sede, ovviamente propensi a portare avanti una tradizione secolare. Dall'altra parte, invece, quella corrente teologica che difende l'applicazione corretta dei principi conciliari. Già a suo tempo, infatti, durante il Concilio, una sessione di studio affrontò di petto la questione della “corredenzione” di Maria stabilendo che fosse un termine improprio. Stavolta è un documento vaticano a chiarire per mettere ordine tra le varie fazioni, anche se, probabilmente, non mancheranno le polemiche soprattutto dalla parte più conservatrice, solitamente restia ad abbandonare il solco della tradizione. 

Già stamattina alla presentazione del documento, nell'aula magna della Compagnia di Gesù, il cardinale Victor Fernandez, prefetto del Dicastero della Fede è stato contestato rumorosamente da un fedele in giacca e cravatta che ha attaccato di petto per aver elaborato un documento del genere senza prima sentire i laici e ascoltare la devozione popolare che da sempre è favore del titolo di corredentrice di Maria.

Ecco il passaggio chiave contenuto nel documento presentato dal cardinale Manuel Fernandez, il teologo argentino amico di Papa Francesco considerato di area super progressista. A lui si deve anche il recente documento sulla benedizione delle coppie gay, ancora oggi al centro di un tira e molla sotterraneo da parte di tanti cardinali e vescovi. 

Il passaggio chiave era stato anticipato la scorsa settimana dal Messaggero: «Considerata la necessità di spiegare il ruolo subordinato di Maria a Cristo nell’opera della Redenzione, è sempre inappropriato usare il titolo di Corredentrice per definire la cooperazione di Maria. Questo titolo rischia di oscurare l’unica mediazione salvifica di Cristo e, pertanto, può generare confusione e squilibrio nell’armonia delle verità della fede cristiana, perché «in nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati». Quando un’espressione richiede numerose e continue spiegazioni, per evitare che si allontani dal significato corretto, non serve alla fede del Popolo di Dio e diventa sconveniente». 

E ancora:  «Bisogna quindi evitare titoli ed espressioni riferiti a Maria che la presentino come una specie di “parafulmine” di fronte alla giustizia del Signore, come se Maria fosse un’alternativa necessaria all’insufficiente misericordia di Dio. Il Concilio Vaticano II ha ribadito come debba essere il culto reso a Maria: «Un culto orientato al centro cristologico della fede cristiana, in modo che quando è onorata la Madre, il Figlio sia debitamente conosciuto, amato, glorificato”».

La disputa apparentemente accademica da anni stava letteralmente tenendo sui carboni ardenti quelle correnti che nella Chiesa si concentrano sul culto della Madre di Dio. La “Nota dottrinale su alcuni titoli mariani riferiti alla cooperazione di Maria all’opera della salvezza” fa poi riferimento anche al fatto che in passato santi e pontefici hanno usato il termine di co-redentrice sul ruolo della Vergine. 

La Nota dottrinale ricorda che «alcuni Pontefici hanno impiegato il titolo di corredentrice senza soffermarsi a spiegarlo. Generalmente, lo hanno presentato in due maniere distinte: in relazione alla maternità divina, in quanto Maria, come madre, ha reso possibile la Redenzione realizzata da Cristo; in riferimento alla sua unione con Cristo accanto alla Croce redentrice. Il Concilio Vaticano II evitò di impiegare il titolo di Corredentrice per ragioni dogmatiche, pastorali ed ecumeniche. San Giovanni Paolo II lo utilizzò, almeno in sette occasioni, collegandolo soprattutto al valore salvifico del nostro dolore offerto insieme a quello di Cristo, a cui si unisce Maria soprattutto sotto la Croce».

In un altro passo del nuovo documento: «Papa Francesco ha espresso, in almeno tre circostanze, la sua posizione chiaramente contraria all’uso del titolo di Corredentrice, sostenendo che Maria "non ha mai voluto prendere per sé qualcosa di suo Figlio. Non si è mai presentata come co-redentrice. No, discepola” . L’opera della Redenzione è stata perfetta e non necessita di alcuna aggiunta. Perciò, "la Madonna non ha voluto togliere a Gesù alcun titolo. Non ha chiesto per sé di essere una quasi-redentrice o una co-redentrice: no. Il Redentore è uno solo e questo titolo non si raddoppia". Cristo "è l’unico Redentore: non ci sono co-redentori con Cristo".Perché il sacrificio della Croce, offerto con animo amante ed obbediente, presenta una soddisfazione sovrabbondante ed infinit».Sebbene possiamo prolungarne gli effetti nel mondo, né la Chiesa né Maria possono sostituire o perfezionare l’opera redentrice del Figlio di Dio incarnato, che è stata perfetta e non ha bisogno di aggiunte».

Effettivamente nel 2019 Papa Francesco aveva stoppato in modo perentorio le pressioni che continuavano ad arrivare in Vaticano per avere un nuovo dogma mariano. Egli reagì e disse chiaro e tondo che la Vergine non può essere definita  «corredentrice», e che pertanto non poteva condividere con Gesù la potestà di redimere l’umanità dal peccato. Aveva anche aggiunto che non serve «perdere tempo» con nuovi dogmi che stabiliscono nuovi titoli. In passato diversi Papi hanno usato quel termine, tra cui san Giovanni Paolo II e anche Benedetto XIV, oltre a diversi santi. La lista è piuttosto lunga. Padre Pio, Gabriele dell’Addolorata, Madre Teresa, Bartolo Longo, Massimiliano Kolbe, Edith Stein, suor Lucia di Fatima, Pio X. Tutti in diverse circostanze avevano chiamato la Vergine «corredentrice».

A frenare questa lettura vi sarebbero i risultati di un’autorevole Commissione che su richiesta della Santa Sede, fu costituita al XIII Congresso mariologico internazionale che si tenne a Czestochowa, in Polonia, nel 1996. La risposta dell'epoca fu lapidaria: «La costituzione Lumen gentium, che con meditata scelta non contiene la definizione dogmatica della mediazione, fu approvata con 2151 voti favorevoli su 2156 votanti», e di conseguenza, successivamente «non è cambiato sostanzialmente il panorama ecclesiale, teologico ed esegetico». Con buona pace delle correnti dei mariologi.

Maria, ha spiegato il documento vaticano, è «la prima discepola, quella che ha imparato meglio le cose di Gesù. Lei è la prima di coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano ; è la prima a collocarsi tra gli umili e i poveri del Signore, al fine di insegnarci a sperare e a ricevere, con fiducia, la salvezza che viene solo da Dio. Maria «diventava così, in un certo senso, la prima “discepola” di suo Figlio, la prima alla quale Egli sembrava dire “seguimi”, ancor prima di rivolgere questa chiamata agli apostoli o a chiunque altro. Lei è modello di fede e di carità per la Chiesa a motivo della sua obbedienza alla volontà del Padre, della sua cooperazione all’opera redentrice del Figlio e della sua apertura all’azione dello Spirito Santo. Per questo Sant’Agostino diceva che «vale di più per Maria essere stata discepola di Cristo anziché madre di Cristo».


Postilla

Il problema se l'erano posto i teologi, in tempi assai lontani - negli anni del Vaticano II. Il dibattito si era svolto anche sulle pagine della ben nota rivista 'Concilium'. Ma ci sovviene anche il titolo di un saggio riferito alla Vergine Maria, scritto da un  notissimo teologo olandese, il domenicano Schillebeecks, dal significativo titolo 'I pericoli della MARIOLATRIA' che metteva in guardia dai pericoli di un errato culto mariano. Quasi certamente quel saggio sarà finito in un volume, ancora oggi in circolazione, dedicato alla vergine Maria e scritto dal teologo domenicano. ( P.A.)

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