martedì 11 novembre 2025

Giuli, agli ordini delle Fratelle Meloni, ministro sbrigatsista e temporeggiatore

 Non allo stesso momento naturalmente, Giuli è ministro sbrigatista e temporeggiatore. E' l'uno o l'altro, a seconda delle circostanze, delle necessità e delle convenienze, agli ordini delle 'Fratelle Meloni' che l'hanno graziato facendogli fare il  doppio salto mortale che dal lavoro giornalistico l'ha catapultato prima al MAXXI e poi al Collegio romano, al ministero dopo l'uscita poco onorevole di Sangiuliano.

 Del quale lui h mantenuto buona parte della corte, a cominciare dalla musicista giovane e bella ( ma non altrettanto 'brava'- ci permettiamo) 'embedded' meloniana, B.V., all'altrettanto e forse più 'embedded' Mazzi, sottosegretario che fra i meriti professionali vanta Sanremo, mentre ora ha nelle mani con la 'mente' Mollicone, il dossier che riguarda la Riforma generale dello spettacolo e  soprattutto le nomine nelle diverse importanti istituzioni culturali  e di spettacolo, fra cui le Fondazioni liriche.

 La regola secondo cui si muove Giuli che fa muovere Mazzi, prima che la Riforma dello spettacolo sia presentata ed approvata, ma come se già lo fosse, è 'occupare qualunque casella vuota con propri uomini' ( o donne,  anche donnine professionalmente, se possibile). Nel qual caso, come se la nefasta riforma fosse già legge e dunque le nomine  partano da Roma (e non come prevede l'attuale legge e cioè che i nomi vengano proposti dai Cda delle istituzioni e controfirmate dal ministro) Giuli, via Mazzi indica e nomina immediatamente l'occupante. Talvolta ancora prima che ufficialmente si abbia il nome del candidato, tanto al Ministero, avendolo indicato, talvolta perfino imposto, lo conoscono già.

 E' accaduto al ministro in versione 'sbrigatista' che si sia affrettato a firmare la nomina anche quando l'indicazione, condivisa, le sia arrivata da una riunione dal dubbio valore giuridico, come a Napoli con Macciardi, o a Venezia con la bella giovane e scarsa direttrice B.V.. E forse anche  Bologna come a Bari.

Mentre invece, in versione 'temporeggiatore' ha fatto penare a lungo il Teatro Massimo di Palermo, per la firma della nomina di Marco Betta a sovrintendente, nonostante il suo nome fosse stato da tempo indicato dal Cda del Teatro presieduto dal sindaco di destra.

 Come del resto sta facendo da questa estate con il Teatro 'G.Verdi' di Trieste, dove il mandato di Giuliano Polo è scaduto da tempo ma lui non ne vuole sapere di firmare la riconferma come dal Cda e dal sindaco Dipiazza, di destra, gli è stato indicato.

Il  ministro temporeggiatore, anche contro l'indicazione di un sindaco meloniano, sta facendo in queste ore prendere corpo all'ipotesi che voglia trasferire i due 'scartini' impiantati in laguna a Trieste, senza prendere in considerazione che difficilmente al Teatro di Trieste accetteranno di essere trattati come un specie di discarica dei rifiuti veneziani. 

 Giuli come le Fratelle Meloni evidentemente non si rendono conto che ogni volta che tirano fuori il nome di B.V. succede qualche casino, già a Palermo come a Venezia ed altrove. Sempre. 

Tirino fuor dalla bolgia  comunista dei teatri italiani la povera B.V. e la insedino nella poltrona più alta al Ministero, in attesa che Lei - quando nessun altro vorrà farlo - diriga l'orchestrina mentre la nave meloniana  sta affondando. Lo tenga a mente Giorgia che , se non se la tiene stretta, affonderà (perchè un giorno prima o poi accadrà), nel più cupo silenzio, perchè tutti gli altri  saranno già saliti sulle più diverse e  comode scialuppe di salvataggio.

                                                               (Pietro Acquafredda) 

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