mercoledì 12 novembre 2025

Dalla Fials Cisal. sulle prerogative del Sovrintendente di Fondazione lirica e sulla prassi consolidata della nomina eventuale del direttore artistico e musicale

 

Facciamo un po' di chiarezza formale su alcune dinamiche delle Fondazioni Lirico-Sinfoniche
Vorrei fare chiarezza su un aspetto importante ma spesso frainteso del funzionamento delle nostre Fondazioni Lirico-Sinfoniche: la differenza tra l'atto formale di nomina del Direttore Musicale e l'individuazione della figura da nominare.
📋 L'ATTO DI NOMINA: UNA COMPETENZA DEL SOVRINTENDENTE
Secondo il Decreto Legislativo 367/1996, il Sovrintendente "nomina e revoca, sentito il Consiglio di amministrazione, il direttore artistico o altre figure tra le quali il direttore musicale, individuandolo tra i musicisti o tra i musicologi più rinomati e di comprovata competenza teatrale".
La normativa attuale prevede che il sovrintendente sia l'unico organo di gestione, nominato dal Ministro della Cultura su proposta del consiglio di indirizzo, e può essere coadiuvato da un direttore artistico e da un direttore amministrativo.
🎭 L'INDIVIDUAZIONE DELLA FIGURA: UNA PRASSI CONCERTATA
Ma attenzione: se l'atto formale di nomina è prerogativa del Sovrintendente, l'individuazione della figura da nominare segue, per prassi consolidata, un percorso diverso.
Esiste infatti "una prassi consolidata che vede, da parte del candidato ad assumere il ruolo di direttore musicale, dirigere almeno per un paio di volte dove si ipotizza di proporre la candidatura" Collettiva. Questa consuetudine prevede il coinvolgimento dei complessi artistici (orchestra, coro e maestri collaboratori) nella valutazione del candidato.
⚖️ PERCHÉ QUESTA DISTINZIONE È IMPORTANTE
La differenza non è solo formale ma sostanziale:
L'atto di nomina garantisce l'autonomia gestionale del Sovrintendente e il rispetto delle gerarchie istituzionali
La consultazione preventiva assicura che ci sia sintonia artistica tra chi dirige e chi esegue, elemento fondamentale per la qualità delle produzioni
Come evidenziato recentemente, questa prassi di consultazione tiene "conto della competenza e del valore dell'orchestra e delle maestranze" e garantisce "una giusta scelta fatta di un insieme di valutazioni, non da ultima la capacità di trovare consonanza tra chi dirige e chi nell'esecuzione mette in gioco la propria professionalità"

Davanti alla 7ª Commissione Cultura del Senato, la FIALS-CISAL ha tracciato un quadro chiaro e preoccupante sullo stato delle Fondazioni Lirico-Sinfoniche italiane. A quasi trent’anni dalla prima riforma del settore, le fondazioni vivono un paradosso: vengono gestite con criteri aziendalistici, ma senza risorse né stabilità. Le continue riduzioni delle piante organiche hanno portato alla sostituzione del personale stabile con precari o appalti esterni, mentre chi lavora con contratti a termine non può superare i 36 mesi di servizio, vanificando così anni di formazione e esperienza. A ciò si aggiunge una cronica insufficienza dei finanziamenti: il Fondo Unico per lo Spettacolo è tra i più bassi d’Europa e, negli ultimi trent’anni, è stato ridotto anziché rafforzato. Intanto i Conservatori e le Accademie formano migliaia di giovani ogni anno, ma le opportunità nelle fondazioni restano pochissime, spingendo molti talenti a cercare fortuna all’estero. Grave anche la situazione dei Corpi di Ballo: ne restano solo quattro stabili e il nuovo Codice dello Spettacolo rischia di introdurre un modello basato su artisti itineranti e precari, invece di valorizzare la professionalità e la continuità artistica. La FIALS ha chiesto al Parlamento un piano di finanziamento pluriennale stabile, una riforma normativa organica che tuteli i lavoratori, la ricostituzione dei corpi di ballo, e un vero riequilibrio territoriale, in particolare a favore del Sud.Tra le proposte, anche una maggiore integrazione tra i Ministeri della Cultura e dell’Istruzione e criteri più trasparenti per la nomina dei vertici delle fondazioni. La lirica italiana è patrimonio UNESCO e parte dell’identità culturale nazionale. Per rilanciarla serve una scelta politica coraggiosa, capace di trasformare il nostro patrimonio artistico in una leva di sviluppo, lavoro e orgoglio per tutto il Paese.

Pierluigi Filagna segretario generale della Fials Spettacolo – Cisal

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