La vicenda che ha acceso lo scontro tra governo e Quirinale pare sia nata da una cena informale alla Terrazza Borromini a Roma, giovedì 13 novembre, dopo un evento dedicato alla memoria di Agostino Di Bartolomei al Tempio di Adriano. Al tavolo una decina di persone provenienti da mondi diversi. Tra loro c’era anche Francesco Saverio Garofani, il consigliere del presidente della Repubblica al centro del caso. Durante la serata, Garofani commenta scenari politici parlando in «libertà tra amici» — come lui stesso ha ammesso al Corriere — di possibili equilibri che potrebbero pesare sulle prossime elezioni, senza immaginare che quelle parole sarebbero finite in una mail anonima inviata a vari giornali di destra, ottenuta oggi anche da Repubblica. Il Giornale cestina tutto. Mentre La Verità ricama un articolo su un presunto complotto del Quirinale contro Meloni.
Il contenuto della mail
La mail, inviata domenica alle 13.24 da un certo “Mario Rossi” dall’indirizzo stefanomarini@usa.com, contiene interpretazioni e ricostruzioni dell’autore anonimo. Parla della Presidenza della Repubblica che starebbe «osservando, valutando, probabilmente orientando» e cita l’idea di «una grande lista civica nazionale». La Verità riprende il testo parola per parola, cambiando solo la firma con lo pseudonimo di redazione “Ignazio Mangrano”. Nel sottotitolo del quotidiano compare anche un virgolettato attribuito a Garofani («serve uno scossone provvidenziale»), frase che però nella mail non è tra virgolette. Intanto il condirettore del quotidiano, Massimo De Manzoni, intervistato su Rai Radio1, ha alimentato i sospetti parlando di una presunta registrazione della cena: «Esiste un audio? Possibile».
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Meloni incontra Mattarella: «Consigliere inopportuno, non può ricoprire quel posto»
Nel frattempo Giorgia Meloni ha tentato di stemperare le tensioni con il Quirinale, che ha reagito con «stupore» alla richiesta del capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami di smentire quanto riportato da La Verità. Mercoledì sera la premier ha incontrato Sergio Mattarella, un colloquio durato 20 minuti che ha prodotto una tregua ma non ha dissipato il gelo tra Palazzo Chigi e il Colle. Meloni ha ribadito che «la stima e il rispetto istituzionale» per il capo dello Stato restano «immutati», ma ha anche sottolineato che se un consigliere «si permette di fare tali affermazioni in pubblico, non può ricoprire quel posto: è stato inopportuno». Una posizione che mantiene la pressione su Garofani, anche se dal Colle si parla di «caso chiuso».

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