Nel precedente post abbiamo pubblicato alla lettera il comunicato dell'Opera di Roma che segnala una nuova 'grandissima' iniziativa, voluta - lo si capisce a volo - fortissimamente da Carlo Fuortes. Nel suo teatro a lui non basta scritturare registi per l'opera, li vuole 'grandi'. Ed una volta ottenutili, li dà anche in pasto al pubblico, con un ciclo di incontri durante i quali sono chiamati a spiegare il loro lavoro in teatro, il loro pensiero sull'opera che stanno mettendo in scena e in generale, ma anche cosa pensano della musica, dell'arte ecc...ecc...
Già perchè Fuortes vuole ricordare, anzi sottolineare che l'opera , oltre che musica, aspetto evidentemente per lui secondario se ogni volta su di esso tende a glissare, è anche e soprattutto drammaturgia,. Chi l'ha messo mai in dubbio? Nessuno, e neppure quei direttori d'orchestra che, a fasi alterne, prima dicono che senza rappresentazione l'opera non ha ragione di esistere, e poi, quando decidono di 'eseguire' la musica di un'opera senza rappresentazione, si affrettano a sostenere che 'la musica si gusta di più' ed altre amenità.
Potremmo accennare a alcuni casi di straordinaria idiozia, come quello di un direttore, passato anche all'Opera di Roma, con incarico di direzione artistica, il quale addirittura, parlando di Wagner, onde giustificare una esecuzione 'oratoriale' delle sue opere, diceva che serviva a dimostrare che 'nella musica c'era già tutto'. Simile bestialità avrebbe mandato su tutte le furie lo stesso autore, al quale certamente non si rendeva, così strafacendo, un buon servizio. O di casi in cui si mettono letteralmente le mani 'addosso' a certe opere 'intoccabili', come ha fatto di recente l'Accademia di santa Cecilia che, con tutta la musica che c'è, ha deciso di presentare, ancora di Wagner , la Tetralogia in 50 minuti .
Infine, quel noto direttore che voleva accreditare il suo Wagner senza scena, una volta mise su un'orchestra in formazione ridotta, e volendo con essa presentare Schubert, ridusse le parti singole delle varie famiglie strumentali, inventandosi un'altra corbelleria, e cioè quella di dimostrare che la musica sinfonica di Schubert, nella sua radice profonda, nascondeva una natura cameristica. Ma perchè Schubert come lo aveva scritto e voluto Schubert medesimo non andava bene?
Nel comunicato dell'Opera di Roma, dove si fa cenno a Giuseppe Verdi, sottolineando che scriveva minuziosamente le indicazioni riguardanti i cantanti e l'apparato scenico dell'opera - l'accenno dovrebbe servire, sempre nelle intenzioni di Fuortes, a ribadire l'importanza della regia; ma si omette di dire che ai tempi di Verdi non esisteva la figura del 'regista' e che, quindi, quelle indicazioni erano sufficienti a mettere in scena un'opera. E non si dice neanche che oggi c'è un movimento assai agguerrito contro il teatro d'opera, cosiddetto 'di regia', figuriamoci di 'grande regia' - l'unico che Fuortes fa entrare nel suo teatro. Perchè la figura del regista, non inutile, ricordiamolo, assai spesso prende il sopravvento su tutto, stravolgendo storia, personaggi e circostanze. Il che fa la gioia dei giornali, che a Fuortes interessano molto, quando raccontano per filo e per segno le meravigliose , spesso stravolgitrici, imprese dei grandi registi all'Opera di Roma, relegando nelle ultime righe ogni eventuale annotazione sull'esecuzione musicale e vocale; Perchè anche secondo il credo eretico di Fuortes, l'opera è anche musica.
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giovedì 6 aprile 2017
venerdì 17 febbraio 2017
Corriere della sera. Insopportabili idiozie a proposito del concerto romano (Accademia di s.Cecilia) di Sol Gabetta ed Alan Gilbert
Cominciamo dal titolo, anche se non è la cosa peggiore che si è letta, e che viene dopo. 'La prima volta di Alan Gilbert e Sol Gabetta', titola il quotidiano nelle pagine 'romane' . Il lettore cosa si può immaginare ? Se non guardasse la foto che ritrae un direttore (seduto, ma con la bacchetta in mano - e per questo lo si dovrebbe riconoscere) ed una violoncellista che però non si capisce dove stia suonando, perchè ha i capelli al vento (suona all'aperto o è cotonata?) penserebbe a due che raccontano la storia del loro primo incontro. D'amore; o del primo bacio appassionato. E invece no.
Si tratta di storia molto più semplice, quasi banale: i due per la prima volta suonano insieme. Mamma mia che notizia! Ogni giorno, nel mondo, ci sono decine di migliaia di casi simili e se i giornali di tutti i paesi volessero dar peso a questi incontri, dovrebbero dedicarvi pagine e pagine. Inutili! Semmai è la prima volta per Gilbert a Roma, e questa potrebbe essere una notizia ( trattandosi di un direttore a capo di una delle grandi orchestre americane da tempo; ma forse è un semplice accidente dovuto al giro delle agenzie); dove invece, Gabetta, di nome Sol ( che significa quel suo nome? forse questo un lettore italiano gradirebbe sapere e certo non lo troverà nell'articolo) è di casa, e questa, perciò, non è una notizia per noi.
Avanti, e veniamo al repertorio. Gilbert ci presenta una sua sintesi della Tetralogia wagneriana, alla quale ha lavorato per molto tempo, per giungere a pigiarla tutta in meno di un'ora. Ma non ci aveva provato anni fa anche Maazel, beccandosi non poche critiche? A che pro ritentare una impresa che si sa fallimentare quando il repertorio possibile è vastissimo? Perchè andare a toccare opere intoccabili? Che direste se uno scrittorello di oggi sintetizzasse per noi, semplicemente per non tenerci occupati per molto tempo nella lettura, un grande romanzo, in una dozzina di pagine?
Nella affannosa ricerca del nuovo si esibisce anche la celebre violoncellista argentina, Sol Gabetta, che è stanca di suonare sempre le stesse cose, essendo il repertorio per violoncello non vastissimo. Che dovrebbe dire, allora, un fagottista, ma anche un cornista e perfino un violista, per non parlare di un contrabbassista?
Analogo insensato discorso lo fece molti anni fa una celebre avvenente violinista, compagna di Claudio Abbado (col quale ci fece anche un figlio), la quale, quando si separò da Abbado e si mise con un musicista dell'altro campo, fece lo stesso discorso e s'imbarcò nell'avventura jazzistica. E se avesse fatto il batterista il suo nuovo compagno, cosa avrebbe fatto la Mullova? La ballerina di tip tap?
Ma forse la Gabetta voleva dire che essendo diventata famosa, ora può scegliere Lei il suo repertorio e non subire imposizioni.
Il peggio viene ora, e sta nella didascalia della foto, dove si legge un'autentica bestialità, sintomo di incompetenza e di mancanza di proprietà di linguaggio (oggi abbiamo preso esempio dal Corriere, ma non molto tempo fa, su Repubblica, tanto per dare una botta al cerchio e una alla botte,. una giornalista non aveva chiara in mente la differenza che passa fra un 'coreografo' ed uno 'scenografo', e perciò attribuiva al secondo, allo 'scenografo', una coreografia, e potremmo continuare con questa sciatteria che ci disturba ed offende!).
" A sinistra un ritratto della violoncellista argentina che si esibirà sulle note di Bohuslav Martinu nel Concerto per violoncello n.3". Sta a vedere che ha scambiato, didascalia facendo, la violoncellista per una ballerina? La violoncellista "suonerà il concerto" ecc... oppure "solista nel concerto" ecc... questo avrebbe dovuto scrivere, non altro, come ha fatto.
Anche per non far venire il dubbio al lettore che la violoncellista , cammin facendo, avrebbe abbandonato il violoncello per esibirsi, danzando, sulle note del povero malcapitato Martinu.
Di idiozie se ne leggono ogni giorno ed anche in abbondanza. Noi ci accontenteremmo se solo si riducesse la quantità, visto che sembra impossibile pretendere maggiore professionalità, essendo la musica affidata al primo arrivato nelle redazioni.
Si tratta di storia molto più semplice, quasi banale: i due per la prima volta suonano insieme. Mamma mia che notizia! Ogni giorno, nel mondo, ci sono decine di migliaia di casi simili e se i giornali di tutti i paesi volessero dar peso a questi incontri, dovrebbero dedicarvi pagine e pagine. Inutili! Semmai è la prima volta per Gilbert a Roma, e questa potrebbe essere una notizia ( trattandosi di un direttore a capo di una delle grandi orchestre americane da tempo; ma forse è un semplice accidente dovuto al giro delle agenzie); dove invece, Gabetta, di nome Sol ( che significa quel suo nome? forse questo un lettore italiano gradirebbe sapere e certo non lo troverà nell'articolo) è di casa, e questa, perciò, non è una notizia per noi.
Avanti, e veniamo al repertorio. Gilbert ci presenta una sua sintesi della Tetralogia wagneriana, alla quale ha lavorato per molto tempo, per giungere a pigiarla tutta in meno di un'ora. Ma non ci aveva provato anni fa anche Maazel, beccandosi non poche critiche? A che pro ritentare una impresa che si sa fallimentare quando il repertorio possibile è vastissimo? Perchè andare a toccare opere intoccabili? Che direste se uno scrittorello di oggi sintetizzasse per noi, semplicemente per non tenerci occupati per molto tempo nella lettura, un grande romanzo, in una dozzina di pagine?
Nella affannosa ricerca del nuovo si esibisce anche la celebre violoncellista argentina, Sol Gabetta, che è stanca di suonare sempre le stesse cose, essendo il repertorio per violoncello non vastissimo. Che dovrebbe dire, allora, un fagottista, ma anche un cornista e perfino un violista, per non parlare di un contrabbassista?
Analogo insensato discorso lo fece molti anni fa una celebre avvenente violinista, compagna di Claudio Abbado (col quale ci fece anche un figlio), la quale, quando si separò da Abbado e si mise con un musicista dell'altro campo, fece lo stesso discorso e s'imbarcò nell'avventura jazzistica. E se avesse fatto il batterista il suo nuovo compagno, cosa avrebbe fatto la Mullova? La ballerina di tip tap?
Ma forse la Gabetta voleva dire che essendo diventata famosa, ora può scegliere Lei il suo repertorio e non subire imposizioni.
Il peggio viene ora, e sta nella didascalia della foto, dove si legge un'autentica bestialità, sintomo di incompetenza e di mancanza di proprietà di linguaggio (oggi abbiamo preso esempio dal Corriere, ma non molto tempo fa, su Repubblica, tanto per dare una botta al cerchio e una alla botte,. una giornalista non aveva chiara in mente la differenza che passa fra un 'coreografo' ed uno 'scenografo', e perciò attribuiva al secondo, allo 'scenografo', una coreografia, e potremmo continuare con questa sciatteria che ci disturba ed offende!).
" A sinistra un ritratto della violoncellista argentina che si esibirà sulle note di Bohuslav Martinu nel Concerto per violoncello n.3". Sta a vedere che ha scambiato, didascalia facendo, la violoncellista per una ballerina? La violoncellista "suonerà il concerto" ecc... oppure "solista nel concerto" ecc... questo avrebbe dovuto scrivere, non altro, come ha fatto.
Anche per non far venire il dubbio al lettore che la violoncellista , cammin facendo, avrebbe abbandonato il violoncello per esibirsi, danzando, sulle note del povero malcapitato Martinu.
Di idiozie se ne leggono ogni giorno ed anche in abbondanza. Noi ci accontenteremmo se solo si riducesse la quantità, visto che sembra impossibile pretendere maggiore professionalità, essendo la musica affidata al primo arrivato nelle redazioni.
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