Ho ascoltato su YouTube la Sinfonia concerto opera 125 di Prokofiev eseguita al violoncello da Ettore Pagano. L’ho visto suonare: suona con tutto il corpo, anche i muscoli del collo, anche i capelli suonano. È uno spettacolo incredibile, cercatelo. Mi ha ricordato Jacqueline Du Pré, che è la ragione per cui da bambina mi sono innamorata della musica. Che vita, la sua vita.

Il violoncello è uno strumento che più degli altri risuona del corpo di chi lo suona. Le intenzioni, i pensieri, una contrattura al polpaccio, i pomeriggi dell’infanzia, gli amori: tutto, si sente. Per suonarlo ci vuole, insieme a una grande anima, una forza fisica che non corrisponde alla corporatura, Du Pré era esile e fragile. Corrisponde alla determinazione, a una specie di disperazione felice che innerva di vigore e di bellezza.

Ettore Pagano ha 23 anni, è nato nel 2003. Ha l’età di uno dei miei figli, e questo forse contribuisce allo struggimento che mi coglie di fronte a questo ragazzo: un fenomeno assoluto, la cosa più vicina alla prova dell’esistenza di un dio. O comunque, in assenza di riferimenti religiosi, la prova esatta che la musica ci precede e ci sopravvive, la musica ci attraversa e ci convoca. Sceglie, la musica, gli strumenti attraverso cui esibire il suo incantesimo e questi strumenti sono esseri umani.

Pagano, con quel Prokofiev, ha vinto la Queen Elisabeth Competition, primo italiano a cogliere lo straordinario traguardo di un premio tra i massimi al mondo. Un mio vicino di casa lo conosce. Insegna al conservatorio di Santa Cecilia, lo ha visto in quelle aule quando Pagano era poco più che un bambino. Dice che si affacciavano i docenti di altri strumenti, quando era in aula a studiare. Dice che un talento così compare una volta ogni secolo.

Sono andata a cercare sue notizie. Ha cominciato a nove anni, a Roma. Poi ha studiato altrove ma sempre in Italia, poi ha cominciato a stupire il mondo intero. Che ispirazione magnifica, quanto sarebbe bello che tutti ovunque parlassero di lui.


COMMENTO

Non è la prima volta che Concita De Gregorio si avventura nei territori della musica che, dovrebbe saperlo anche lei, nascondono  insidie, come  qualunque altro territorio, se  ci si avventura senza disporre dei necessari attrezzi.

 Quando ho letto del  brano scelto da Pagano per il concerto con orchestra, mi sono subito domandato che pezzo era quello che De Gregorio chiama Sinfonia Concerto op.125 di Prokofiev. E mi sono anche detto: vedi, una che vuol fare la brava e invece dimostra di essere una dilettante ( nessuna critica, però ognuno faccia il suo lavoro - e la  De Gregorio nel suo è bravissima - e lasci perdere la musica). Se  avesse avuta la minima infarinatura della materia musicale immediatamente si sarebbe accorta che quel titolo non poteva darsi. Il pezzo di Prokofiev si intitola Sinfonia Concertante... come infinite altre ecc... 

Nella letteratura musicale per strumento solista e orchestra non mi è mai capitato di incontrare un brano dal titolo insolito  riferito da De Gregorio.

 Ma forse ora mi sbaglio io. Controllerò.

      (Pietro Acquafredda)