mercoledì 3 giugno 2026

ddl FINE VITA. COSì LA MAGGIORANZA SI OCCUPA DEL DIRITTO SACROSANTO DI CITTADiNI CHE COMBATTONO E CONVIVONO CON MALATTIE GRAVISSIME. Mentre lo Stato è assente e lento

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Il ddl sul fine vita torna all'esame delle commissioni Affari sociali e Giustizia del Senato. L'Aula del Senato ha infatti accolto la richiesta di sospensiva avanzata dalla maggioranza con 88 voti favorevoli, 59 contrari e nessun astenuto.

Palazzo Madama ha infatti approvato la questione sospensiva presentata da FdI sul ddl Bazoli in materia di fine vita. Dopo lo stop dell'emiciclo alla proposta del Pd, condivisa dalle altre opposizioni, il testo torna dunque nelle commissioni riunite Giustizia e Sanità del Senato dove è in esame il testo di maggioranza sullo stesso argomento e dove sono attesi emendamenti per modificarlo.

"Non prendiamo in giro gli italiani! Il rinvio in commissione oggi significa affossare la legge, punto e stop! È un dibattito abbastanza avvilente. Ci ritroviamo a discutere di un voto meramente procedurale, ma è molto di più – attacca Alfredo Bazoli, senatore Pd – Il rinvio del provvedimento in Commissione significa il definitivo seppellimento del disegno di legge. Non c'è più tempo, questa è l'ultima finestra che abbiamo, tra un anno finisce la legislatura, a che serve questo ennesimo rinvio? Ad affossare la legge".

Anche il capogruppo di Avs Peppe De Cristofaro, presidente del gruppo Misto di palazzo Madama, commenta: “La destra usa la farsa delle questioni procedurali, burocratiche e tecniche per non approvare una legge sul fine vita. La decisione di rinviare ancora una volta in commissione il disegno di legge, non solo non è accettabile, ma è un modo per affossare una legge attesa da anni. È inutile girarci intorno: la destra non vuole una legge sul suicidio medicalmente assistito. E non ha nemmeno il coraggio di fare questa cosa alla luce del sole e allora si ripara, si rifugia, dietro presunti tecnicismi peraltro completamente incomprensibili – continua De Cristofaro – Sono passati sei anni dalla sentenza della Corte Costituzionale, la 242 del 2019, che ha indicato con chiarezza al Parlamento la necessità di intervenire per disciplinare il cosiddetto suicidio medicalmente assistito e per garantire il diritto all'autodeterminazione delle persone affette da patologie irreversibili e da sofferenze intollerabili. Sei anni di rinvii, di esitazioni, di occasioni perdute. Mentre la destra continua a prendere tempo, fuori dai palazzi della politica ci sono le persone in carne ed ossa che aspettano. Persone lucide, consapevoli, che convivono ogni giorno con malattie devastanti e che chiedono di poter decidere per loro stessi. Non chiedono privilegi e non chiedono nemmeno scorciatoie, chiedono dignità. Davanti alla richiesta di dignità il Parlamento non può rimandare ancora". Oggi una donna di 80 anni, affetta da una rara patologia neurodegenerativa, ha deciso di morire in Svizzera ricorrendo al suicidio assistito.

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