La gigantesca cupola d'acciaio che dal 2019 protegge il famigerato reattore numero 4 di Chernobyl necessita di «una ristrutturazione tempestiva e completa» dopo «i danni» subiti «nell'attacco di un drone» dieci mesi fa: lo afferma l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), precisando che i suoi esperti la settimana passata hanno «confermato» che in seguito al raid la struttura «aveva perso le sue principali funzioni di sicurezza, tra cui la capacità di isolamento». Ma hanno «anche riscontrato che non vi sono danni permanenti alle sue strutture portanti o ai sistemi di monitoraggio».
Le radiazioni
Le radiazioni comunque sono stabili e nella norma e non ci sono tracce di fughe radioattive secondo un rapporto pubblicato a febbraio dall'agenzia dell'Onu. Dieci mesi fa Kiev ha accusato le truppe di Mosca di aver colpito il New Safe Confinement: lo «scudo» protettivo costruito attorno al reattore che nella notte tra il 25 e il 26 aprile del 1986 esplose provocando la più grave catastrofe della storia del nucleare civile. Il Cremlino respinge le accuse. «Sono state eseguite limitate riparazioni temporanee sul tetto, ma una ristrutturazione tempestiva e completa resta essenziale per prevenire un ulteriore degrado e garantire la sicurezza nucleare a lungo termine», afferma l'Aiea esortando a ristrutturare al più presto la struttura.
Il «sarcofago» di acciaio e la nuova cupola
Il colosso di oltre 36.000 tonnellate era stato colpito da un drone lo scorso febbraio, ribadisce, precisando di prevedere «ulteriori riparazioni temporanee» il prossimo anno e lavori definitivi una volta terminato il conflitto in Ucraina. Il New Safe Confinement è stato costruito con l'obiettivo di isolare per «almeno un secolo» il luogo del disastro di Chernobyl coprendo anche il vecchio «sarcofago» di acciaio e calcestruzzo costruito in fretta e furia subito dopo la catastrofe ma ritenuto insufficiente. La nuova struttura è alta 110 metri e larga 256, ed è stata realizzata in due blocchi, che sono poi stati spostati sopra il reattore. I lavori sono durati nove anni e sono costati 2,2 miliardi di euro con finanziamenti da 45 Pesi, Ue e Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo.
Quali sono i rischi
Secondo Balthasar Lindauer, capo del dipartimento per la sicurezza nucleare alla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Ebrd), «Chernobyl ha coperto con le proprie risorse l’apertura principale provocata dal drone: una misura provvisoria per limitare l’ingresso di acqua e neve. Ma il danno è enorme, non si tratta semplicemente di un buco che si può rattoppare», ha dichiarato in un'intervista a Repubblica. «Oggi il sistema di ventilazione è fuori uso, la tenuta ermetica del rivestimento è compromessa - ha aggiunto - se la corrosione dovesse iniziare, la struttura potrebbe non essere più sigillabile. Prima che ciò accada – riteniamo possa avvenire nell’arco di 5 anni – è necessario ripristinare il meccanismo. Se non interveniamo con grande rapidità, potremmo perdere l’intera struttura. È un’operazione complessa: 5 anni è un tempo estremamente ridotto. Uno ‘scenario 1986’ non è possibile ma il vecchio sarcofago potrebbe collassare e le polveri contaminate disperdersi nell’ambiente».

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