giovedì 18 dicembre 2025

Roma. Vernissage surreale della stazione della Metro C al Colosseo. E Salvini sfugge alle domande dei giornalisti sulle grandi opere (da Lettera 43)

 

Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto

Una mattinata indimenticabile, quella passata negli inferi romani per festeggiare la nascita di due stazioni della metropolitana. In compagnia del patron di Webuild Pietro Salini e dei ministri Matteo Salvini (Trasporti) e Alessandro Giuli (Cultura), più ovviamente il primo cittadino della Capitale. Certo, quando poi risali al “mondo di sopra” grazie al cosiddetto “oculus” guardi la maestosità del Colosseo e tutto acquisisce un senso, anche se ti stai ancora girando intorno per difenderti dai borseggiatori.

Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto
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Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto

Roberto Gualtieri la spara grossa e dice che «verranno 200 milioni di turisti per vedere le nuove stazioni della metro». Vedremo. Fatto sta che il “vernissage” ha regalato momenti di rara ilarità: si comincia con la classica ressa dei fotografi, chiusi in un recinto, manco fossero belve feroci da portare nel vicino Colosseo. Immancabile il sindaco influencer, che con i suoi video sui social sbanca e spacca. E qualcuno sotto l’ultimo post commenta: «C’avemo fatta», qualcun altro invece chiede un «murales sul capitano» (Totti, non Salvini) per abbellire archeologicamente ancora di più l’ambiente. Intanto i giornalisti girano liberamente in tutti gli spazi possibili, intenti a fotografare qualsiasi cosa con il cellulare.

Chi si lamenta di più è il re dei fotografi della Capitale, l’88enne Umberto Pizzi. E così Luigi Coldagelli, braccio destro di Gualtieri, lo estrae dalla massa conducendolo fuori dalla “gabbia”. Inevitabili le proteste di quelli che restano confinati. C’è poi chi si accorge che sotto sotto, al livello dei treni della metropolitana, i telefonini non funzionano, alla faccia della campagna che spopola per il wi-fi nell’underground.

I giornalisti volevano il ministro Salvini per torchiarlo sulle grandi opere

Quindi arriva il turno delle interviste, giustamente suddivise per “competenze” (si fa per dire), con divertenti siparietti causati dalla somiglianza dei cognomi Salini e Salvini: i giornalisti volevano il ministro per torchiarlo sulle grandi opere, a cominciare dal Ponte sullo Stretto di Messina, e l’ufficio stampa di Webuild portava il costruttore. La povera addetta con la faccia allibita e gli occhioni sgranati, davanti alle proteste, aveva l’espressione di chi chiede «ma come, non volevate lui?».

Non potevano mancare i guasti alle scale mobili e agli ascensori

Il tempo passa, e pure le tecnologie si stancano a Roma, dopo aver lavorato un po’. Il primo segnale? I guasti alle scale mobili e agli ascensori. «Capirai, dopo aver portato ministri e vari vip, si sono stufate», dice un addetto alla stazione. Qualcuno ipotizza l’esistenza di un “ascensore blu”, come le auto blu del potere, anche se non sono più blu ma canna di fucile o “grigio Milano”. Comunque, per le riprese televisive funzionavano, e tutto sommato è questo che conta, no?

Alla fine si sono esibiti tre pesi massimi della politica, e ognuno di un partito diverso: Gualtieri del Partito democratico, Salvini della Lega e Giuli di Fratelli d’Italia. Ce n’è per tutti, e quando bisogna tagliare nastri nessuno si tira indietro, figuriamoci. Mancavano solo i pentastellati alla festa romana. Il più democristiano di tutti? Il costruttore Salini.

I cantieri puntano alle prossime mete, destinazione piazzale Clodio…

A dire il vero le stazioni da inaugurare erano due, ma a qualcuno la cosa potrebbe essere sfuggita: Porta Metronia non doveva finire nel dimenticatoio, pur essendo certamente meno nota di quella Colosseo/Fori Imperiali. E poi c’è il futuro, che non è formato solo da archeostazioni. Già, perché i cantieri devono puntare verso le prossime mete, con destinazione piazzale Clodio. Sì, proprio dove c’è la città giudiziaria che attira ogni giorno decine di migliaia di persone tra innocenti e colpevoli, clienti e avvocati, magistrati e cancellieri. Il luogo dove fatalmente finiscono tanti appalti e gare della pubblica amministrazione…

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