giovedì 18 dicembre 2025

Vaticano e USA. Duro colpo alla chiesa cattolica americana 'trumpiana'. Va in pensione l'arcivescovo di New York, uomo di Trump nella chiesa americana ( Huffpost Italy)

 

Esce di scena Timothy Dolan. Leone congeda l'uomo di Trump nella Chiesa americana© fornito da HuffPost Italia

Crolla una roccaforte conservatrice della Chiesa cattolica americana. Il cardinale Timothy Dolan, arcivescovo di New York, aveva compiuto 75 anni il 6 febbraio scorso e, come richiesto dal diritto canonico, aveva presentato le proprie dimissioni al raggiungimento dell’età del pensionamento obbligatorio. Ai cardinali alla guida delle grandi diocesi, tuttavia, di prassi viene concessa una proroga di due anni. È avvenuto ad esempio con l'arcivescovo di Washington Wilton Gregory, che ha lasciato la capitale americana a 77 anni. A Dolan non è stata accordata alcuna proroga - anche se la malattia e poi la morte di Papa Francesco gli hanno fatto guadagnare diversi mesi - e oggi il Vaticano ha annunciato il suo successore. 

 

Dolan è stato elettore chiave di papa Leone XIV. Politicamente è in stretto allineamento politico con Donald Trump, di cui ha benedetto il giuramento. Il presidente americano ha più volte ha affermato che lo avrebbe voluto Papa. Il suo era una status quasi da cardinale della Corona, non di un Re o di una Regina - come avveniva nei secoli scorsi - ma del presidente degli Stati Uniti.

 

La decisione è stata presa da Papa Leone dopo consultazione con Filippo Iannone, successore di Prevost come prefetto del Dicastero per i Vescovi. La portata della rimozione di Dolan è ulteriormente evidenziata dal profilo del successore. L’undicesimo arcivescovo di New York è Ron Hicks, nominato vescovo di Joliet (Illinois) nel 2020 da papa Francesco. Sacerdote dell’arcidiocesi di Chicago, Hicks ha precedentemente servito come vicario generale del cardinale Blase Cupich, stretto alleato di Francesco e poi di Leone XIV, nonché mentore di Hicks in Vaticano. Joliet si trova nei pressi di Chicago — città natale del papa — e ciò conferisce all’incarico un ulteriore valore simbolico.

 

Forse la situazione di Dolan è precipitata dopo un suo intervento pubblico del 4 settembre, quando durante una serata di “Riflessioni sul Conclave e sul nuovo Papa americano Leone XIV” alla Fairfield University nell’ambito delle celebrazioni per il 250° anniversario dell’Indipendenza americana, ha voluto fare una significativa messa a punto. "I cardinali hanno scelto Robert Francis Prevost come nuovo Papa - ha detto Dolan - vedendo in lui non un continuatore, ma un successore, di Papa Francesco". Dolan puntava tutto, quindi, sulla discontinuità. Ma questo non è avvenuto, visto che il primo documento di Leone “Dilexit te” è un inno alla Chiesa povera, per i poveri. Dolan non si è lamentato di alcunché di specifico, ma tra una battuta e l’altra, ha fatto trapelare i suoi dubbi e alla fine si è posto una domanda piuttosto strana e singolare. Innanzitutto ha rivelato che era stato Prevost ad avvicinarlo, nei giorni immediatamente precedenti al voto per eleggere il nuovo Papa. "Forte dell’esperienza del precedente Conclave nel 2013 - ha raccontato Dolan con il suo fare gigionesco - mi ero portato il mio burro d’arachidi. Una mattina a Santa Marta - la residenza dove erano alloggiati tutti i cardinali durante il Conclave - mi ritrovai a fare colazione con un altro americano, il cardinale Prevost: senza dubbio era stato attirato dal burro d’arachidi". Una nota di colore, si dirà, che tuttavia aveva rivelato pubblicamente una circostanza di primaria importanza: e cioè che loro due, Prevost e Dolan - prima delle votazioni - ebbero modo di parlare a quattr’occhiE soprattutto che era stato Prevost a farsi avanti. Dolan voleva ricordargli qualche impegno preso? Qualche promessa?

 

L’arcivescovo della Grande Mela aveva poi confermato che l’idea di eleggere Papa il prudente seguace di Sant’Agostino circolava già tra i confratelli, più di quanto si potesse sospettare all’esterno. “Sono rimasto un po’ sorpreso da una domanda sentita durante le Congregazioni generali, cioè le riunioni di tutti i cardinali che preparavano il Conclave: chi è Robert Prevost?“. Ma a questo punto l’ormai ex arcivescovo di New York ha aggiunto una sottolineatura che ha lasciato i suoi interlocutori interdetti. "È una domanda che ci stiamo ancora ponendo tutti”.

 

Per i 2,5 milioni di cattolici di New York — la diocesi più grande degli Stati Uniti — la mossa di oggi di papa Leone segna un drammatico cambio di narrazione. Dolan è stato una presenza imponente nella Chiesa statunitense per oltre un decennio: abile utilizzatore dei media, dotato di una personalità estroversa e di una reputazione da kingmaker, anche durante il Conclave che elesse papa Francesco. La sua notorietà, tuttavia, è stata spesso offuscata dalle critiche per il suo profondo coinvolgimento nella politica partitica.

 

All’inizio di quest’anno, Dolan ha affrontato una dura reazione dopo aver lodato l’attivista cristiano di estrema destra Charlie Kirk — ucciso durante un comizio — definendolo "un San Paolo dei tempi moderni". L’affermazione ha suscitato una condanna diffusa, inclusa un’insolita reprimenda pubblica da parte di un gruppo di suore cattoliche.

 

L’annuncio del cambio della guardia è arrivato in un contesto di crescente pressione finanziaria e morale sull’arcidiocesi di New York. Solo pochi giorni prima era stato rivelato che la Chiesa avrebbe venduto il terreno su cui sorge l’hotel Lotte New York Palace, a Midtown Manhattan, per una cifra stimata di 490 milioni di dollari, una mossa finalizzata a finanziare i risarcimenti per circa 1.300 denunce di abusi sessuali che coinvolgono membri del clero e dipendenti laici della Chiesa. Parte dei proventi sarà utilizzata anche per estinguere i prestiti contratti per coprire precedenti accordi.

 

Ulteriori 100 milioni di dollari entreranno nelle casse della Diocesi dalla vendita dell’ex sede dell’arcidiocesi al 1011 di First Avenue, destinata a essere riconvertita in alloggi. Il 16 dicembre 2025, Dolan ha dichiarato: "Chiedo ancora una volta perdono per i fallimenti di coloro che hanno tradito la fiducia riposta in loro, non garantendo la sicurezza dei nostri giovani".

 

La nomina di Hicks segnala un chiaro cambiamento generazionale e pastorale. A 58 anni, egli rappresenta una nuova generazione della leadership cattolica ed è ampiamente considerato in linea con lo stile di papa Francesco: meno impegnato nelle battaglie delle guerre culturali e più attento alle periferie della Chiesa. Durante il suo mandato a Joliet, si è guadagnato una reputazione di umiltà e accessibilità. Allo stesso tempo, ha mostrato una maggiore apertura verso le comunità legate alla Messa in latino rispetto a molti suoi omologhi americani, suggerendo un approccio più sfumato di quanto possano indicare le etichette ideologiche. Altre undici diocesi americane vedranno i loro vescovi compiere 75 anni nel 2026. Il volto della Chiesa in America sta cambiando. E non è più conservatore.

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