La manovra, dopo il voto in commissione, è praticamente legge. Sarà davvero difficile introdurre ulteriori modifiche. Si poteva fare di più e meglio? "Vorrei fare due considerazioni – spiega l’economista Veronica De Romanis –. La prima è che si sono tenuti i conti in ordine, rispettando le regole europee. Si parla spesso di stabilità della finanza pubblica come se fosse una cosa stravagante, mentre dovrebbe essere la normalità. Questo è sicuramente l’aspetto positivo della manovra, riconosciuto dalle agenzie di rating. Però, se oltre alla stabilità dei conti guardiamo all’impianto generale, non si capisce quale sia la visione che questo governo ha del Paese. Anzi, da quando la manovra è stata varata fino a oggi, abbiamo assistito a un balletto di misure che ha creato confusione e incertezza".
A che cosa pensa? Nell’ultima settimana la manovra ha registrato numerosi cambiamenti... "Faccio due esempi. Il ministero dell’Economia aveva proposto di aumentare la cedolare secca sugli affitti. Una misura giusta. Tutte le principali istituzioni, dalla Commissione Ue all’Fmi, ci dicono che dobbiamo abbassare le tasse sul lavoro e alzare quelle sulle rendite. Poi, però, siamo tornati indietro".
Il secondo esempio, immagino, sia quello delle pensioni? "Sì, anche in questo caso il Mef si era mosso con razionalità. Sappiamo benissimo che abbiamo di fronte un problema enorme di demografia, di forza lavoro che sta diminuendo. Lo dicono i numeri. E invece, dopo l’intervento del ministero dell’Economia, si è tornati bruscamente indietro".
I motivi sono evidenti: i partiti della maggioranza non hanno gradito le mosse di Giorgetti. "Il problema, lo ripeto, è che non si capisce quale sia la visione del governo sulla politica economica. Tenere i conti in ordine va benissimo, ma è uno strumento, non un obiettivo. Il nostro vero obiettivo deve essere la crescita e non la stabilità in sé".
Però, come lei dice, avere i conti in ordine è un fattore essenziale? "Sì, ma occorre avere ora una visione d’insieme del Paese. Capire, ad esempio, se il governo vuole aumentare le tasse sul lavoro o sulla rendita, dare più soldi a chi produce o a chi non lo fa".
La dialettica fra il Mef e i partiti è sempre esistita. "A me sembra che oggi ci siano due mondi e due differenti realtà. Da una parte quella del ministero dell’Economia, che legge i dati sulla demografia, su un Paese che è fermo perché siamo ritornati allo 0,5%, sulla produttività e sulla tassazione, guarda a quello che succede nel resto del mondo e poi prende le decisioni. Certo, si tratta di provvedimenti graduali, ma che andavano nella giusta direzione. Poi, invece, arriva la politica e si ritorna al punto di partenza, ignorando i numeri".
Nella manovra ci sono misure concrete per le imprese. "Ed è sicuramente positivo. Meno chiare, invece, sono le coperture. Almeno 5 miliardi arrivano dal Pnrr e non si capisce perché togliere soldi a questi progetti. Altri 4,9 arrivano dalle banche e sono contributi una tantum, non strutturali. Ancora una volta si è persa l’occasione per fare riforme vere e razionalizzare la spesa, tagliando quella che non serve".
E allora come uscire da questa situazione? "Dobbiamo prendere atto che la stabilità è importante ma non muove il Paese. Una crescita dello 0,4-0,5% del Pil significa che siamo fermi, non cresciamo. E non bisogna dimenticare, poi, che l’anno prossimo dovremo fare a meno delle risorse del Pnrr, mentre le opere già realizzate avranno bisogno di risorse per essere gestite, conservate, manutenute... Soldi nazionali e non più europei. Inoltre, dovremmo raccogliere, come ha detto chiaramente Mattarella, la sfida della difesa europea. E anche in questo caso occorreranno risorse vere".
Che non ci sono nella manovra? "Bisogna finalmente smetterla con i grandi inganni, come quello delle pensioni, e dire la verità ai cittadini, raccontare come stanno le cose, spiegare la realtà per quella che è. Per questo dico che dal Mef arrivano proposte corrette, perché lì si leggono i numeri, mentre la Commissione Bilancio vive una realtà a sé stante. Solo che questo modo di fare, questo balletto sulla manovra, non è gratis ma significa avere un Pil fermo in una situazione estremamente complessa. Non ci possiamo più permettere il lusso di distribuire risorse senza avere una visione complessiva. Perché così si torna indietro".



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