lunedì 22 dicembre 2025

Angelo Masini, il grande tenore, registrò qualcosa. Uno studioso italiano sulle tracce di quelle registrazioni, forse a Kiev ( da Il Reto del Carlino, di Sofia Nardi)

 

La voce perduta del grande tenore Masini. “Io, sulle tracce dell’unica bobina”

Masini morì nel 1926. Giuseppe Verdi lo considerava inarrivabile, ma lui cantava soltanto dal vivo. La scoperta di un docente di Urbino: “Un giornale di Kiev del 27 settembre 1900 parla di un’incisione”

Angelo Masini (a sinistra) era nato nel 1844 e si esibì per l’ultima volta nel 1905. A destra: Giuseppe Ghini, docente di slavistica all’Università di Urbino

Angelo Masini (a sinistra) era nato nel 1844 e si esibì per l’ultima volta nel 1905. A destra: Giuseppe Ghini, docente di slavistica all’Università di Urbino

Del tenore forlivese Angelo Masini, di cui nel 2026 ricorrerà il centenario della morte, conosciamo molte cose, ma, paradossalmente, non la voce. Sappiamo soltanto che era dolce "come il velluto", come la descrisse Giuseppe Verdi, grande ammiratore di Masini, "la voce più divina che abbia mai sentito".

Purtroppo, al contrario di quella di Enrico Caruso, scomparso nel 1921 ma di cui esistono molte registrazioni, la voce di Masini si è persa chissà dove nei meandri della storia. O almeno così si pensava. Perché forse una registrazione esiste davvero, sopravvissuta a conflitti mondiali e rivoluzioni, nascosta da qualche parte in una città oggi sconvolta dalla guerra. Una registrazione documentata, anche se mai trovata.

Ne è convinto Giuseppe Ghini, traduttore e docente ordinario di Slavistica all’università di Urbino, che si è imbattuto in una scoperta che potrebbe dare una svolta inattesa alle ricerche.

Giuseppe Ghini, dove si trovano secondo lei le registrazioni della voce di Masini?

"Fino ad ora l’esistenza delle incisioni è stata solo ipotizzata, data anche la nota riluttanza del tenore a farsi registrare. Le copie, che dovevano essere incise in cilindri di cera per il fonografo, sono state a lungo cercate in Italia e in Russia. Io, invece, penso che si trovino non a nord, bensì a sud dell’impero russo del tempo: in quella che dopo la rivoluzione è diventata l’Ucraina".

Cosa glielo fa pensare?

"Nelle scorse settimane ho tenuto alla Fondazione Masini una serie di incontri sulla musica russa dell’Ottocento. Il quinto incontro era incentrato proprio su Angelo Masini, apprezzatissimo in Russia. Per prepararmi alla lezione mi sono documentato sulla sua figura ed è così che mi sono imbattuto nella pagina di un giornale di Kiev, il Kievljanin del 27 settembre 1900, che mi ha molto colpito".

Cosa c’era scritto?

"Si parla dell’arrivo di ‘forniture speciali’ al negozio ‘Il Fonografo’ di tale Al’fred Mjanovskij, situato sulla strada più importante di Kiev, ovvero viale Krešcatik numero 52. L’avviso recita: ’’Abbiamo ricevuto i famosi cilindri di...’’. Seguono una serie di nomi di cantanti lirici del tempo, tra i quali quello di Angelo Masini. Le registrazioni, insomma, erano in vendita lì".

Questo attesta l’esistenza delle registrazioni in maniera incontrovertibile.

"E il negozio era una filiale della compagnia anglo-tedesca-americana Gramophone, che esiste ancora".

A cosa era dovuta la grande celebrità di Masini in quello che era l’Impero Russo?

"In Russia diversi esponenti del belcanto italiano erano notissimi. Il cosiddetto ‘belcantismo’ si concentrava non tanto sulla potenza vocale, quanto sull’agilità e l’estensione, sulle colorature, i trilli, le fioriture e i passaggi di agilità. Fondamentale era anche la capacità di legare le note senza interruzioni e, più in generale, il controllo vocale assoluto. Masini, a quanto pare, era bravissimo nella capacità di controllare la mezza voce e maestro nell’agilità vocale. Quando Verdi approdò in Russia, di fatto, fu criticato proprio per la rumorosità dell’orchestra e se poi ebbe successo fu, in buona misura, grazie alla capacità di Masini di interpretarlo, rendendolo gradito agli ascoltatori".

Oggi in Ucraina c’è la guerra. Secondo lei è possibile recuperare i cilindri?

"Non bisogna considerare soltanto il conflitto in corso: nel tempo in quelle zone ci sono state due guerre mondiali, una rivoluzione, una guerra civile… Sicuramente non è facile, ma ora sappiamo che le registrazioni esistono davvero e in quale area geografica si trovavano. Si può cominciare a cercare nelle biblioteche musicali e nei conservatori. È difficile, ma vale la pena tentare, magari si riuscirà nell’impresa in tempo per il centenario di Masini, il 2026".

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