Certo se si è affamati ed assetati da tempo, alla prima occasione davanti ad una tavola imbandita, è facile abbuffarsi ed anche ubriacarsi. Ma c'è il rischio di non raccapezzarsi a lungo.
E' accaduto al Governo Meloni,ed alle destre al potere che, da quando si sono insediate vanno dicendo basta all'egemonia culturale della sinistra, perchè ora tocca a noi: abbiamo vinto, il popolo ci ha eletti e noi comandiamo. Usano questo termine, invece di quello più acconcio per persone comunque sobrie: governiamo.
E' vero che per anni, decenni, la sinistra ha fatto della sua presenza egemonica nel campo della cultura un punto di forza; e la destra - culturalmente molto debole, anzi sprovvista di risorse ideali ed umane - ha lasciato fare, quasi disinteressandosene, e la sinistra approfittandone.
Adesso però che ha assaporato il piacere del potere, la Destra con i suoi scarsissimi colonnelli punta ad occupare tutto, sorda alle ammonizioni che dal suo stesso campo si levano: attenzione alle persone che scegliete. Ma che la Destra non ha, perchè quei pochissimi, li ha già collocati, ed alcuni di essi hanno perfino rifiutato.
Ed ecco come l'abbuffata e l'ubriacatura sta smascherando la sua debolezza, resa ancora più forte dalla fretta.
Spettacolo, e cultura in generale, i campi in cui ha gettato la maschera rivelandosi per quella che è: povera e digiuna a lungo, e perciò ancor più affamata ed assetata di potere, più di chiunque altro.
Il capolavoro di schifezza l'ha fatto con le fondazioni liriche ed ora sta architettando di continuare con il cosiddetto 'codice dello spettacolo' al quale sta lavorando alacremente il 'sanremese' Mazzi, sottosegretario tuttofare.
Ha cominciato col dire che alcune massime istituzioni culturali italiane erano governate da stranieri ed occorreva liberarle. Poi si è detta: perchè lasciare la Rai in mano a gente di sinistra, nel caso specifico Carlo Fuortes, che - se vogliamo proprio dire - di 'sinistra' ha poco, interessato com'è da tempo a mantenere la sua poltrona di manager culturale, per la quale, ad onor del vero, ha qualche numero.
Il capolavoro della destra è stato quello di cogliere con 'una fava due piccioni' di popolarissima sapienza.
Mandiamo via i manager culturali appena compiono 70 anni ( nel caso specifico, Scala e San Carlo), liberiamo la Rai da Fuortes, e lo mandiamo a Milano, dove lui ambirebbe andare, o a Napoli, dove il governo tiene in caldo una poltrona per lui, perchè per Milano pensa ad altri .
Con la consulenza illuminata di Sangiuliano, del suo fedele scudiero Mazzi, e del ministro-ombra Mollicone, Meloni sforma una legge che pone un limite ai sovrintendenti dei teatri:70 anni, senza dover allinearsi con le farneticazioni nazionaliste di Salvini, ma conseguendo il medesimo risultato: mandare a casa Meyer dalla Scala, e Lissner dal San Carlo.
Fuortes dapprima nicchia, poi si cala giù le braghe, di fronte alla promessa/assicurazione/ricatto che una poltrona tornerà ad occuparla in uno dei grandi teatri del Paese.
Fuortes dopo un pò, facendo vedere che lui sa resistere alla Destra, si dimette; e intanto la legge sui settant'anni fa il suo corso. Lissner e Meyer protestano, ma non c'è nulla da fare, così sembra. Lissner sarà costretto a dimettersi, e il Governo nomina nel giro di 24 ore Fuortes. Meyer resisterà, addirittura accetterà di convivere per qualche mese con il suo successore, ma poi alla fine se ne andrà per fra posto a quel colosso della cultura musicale italiana che è Ortombina. Fortunato, di nome e di fatto.
Breve parentesi, a proposito di Ortombina. Il trasferimento del vertice della Fenice alla Scala, Chiarot , che si sarebbe portato appresso Orotmbina, ra stato prospettato prima che arrivasse Pereira. Ma poi si era pensato che Chiarot, che stava amministrando bene Venezia, non era qual nome illustre che La Scala di meritava. E il trasferimento venne bloccato. A Chiarot si era pensato anche per il Teatro dell'Opera di Roma, con la mediazione dell'avv. Corsini con Nastasi, ai tempi di Muti, ma anche lì la cosa non era andata a buon fine. Tutte queste cose le so per le confidenze di Chiarot a me ( che avrei avuto da lui l'incarico di seguire il settore editoriale del teatro, a cominciare dai programmi di sala) programmi di sala e ad Anna Averardi (che da moltissimi anni aveva curato l'immagine della Fenice e che per il teatro veneziano, si era inventata il Concerto di Capodanno, che avrebbe voluto al suo fianco anche a Milano e Roma, da collaboratrice esterna ma sempre con il medesimo incarico, nel quale aveva ottenuto risultati brillantissimi). Non se ne fece nulla né a Milano né a Roma, e Chiarot restò a Venezia ancora per qualche tempo, prima di finire a Firenze, dove la sua permanenza fu interrotta traumaticamente dallo stesso Nastasi che lo aveva insediato per metterci l'ex Scala, Alexander Pereira, finito ingloriosamente in tribunale.
Occorre aggiungere che non sempre gli stranieri sono sgraditi a capo delle grandi istituzioni, perchè, nel caso del direttore degli Uffizi, Meloni prima lo sposta a Napoli, alla fine del suo mandato fiorentino, e poi addirittura lo candida a Firenze al Comune. Ma come? Proprio così perchè il direttore degli Uffizi è di destra e perciò va bene, anche straniero. Mentre non va bene il direttore dell'Egizio di Torino, italiano ed efficientissimo, perchè si va dicendo abbia fatto, indirettamente, uno sgarbo alla Meloni, che una iniziativa non gradita dalla premier.
Torniamo alla nostra storia. Lissner ricorre al tribunale, invocando il principio della non retroattività della legge sui 70 anni, il tribunale gli dà ragione, fuori allora Fuortes dal San Carlo, e ritorno di Lissner. Un capolavoro dei pasticcio istituzionale e legislativo., di cui la Destra non si vergogna, perchè riesce a mettere, finalmente, al vertice della Rai un suo uomo.
In questo bailamme la Destra, che nel frattempo ha cominciato a piazzare i suoi uomini (ominidi spesso) si accorge che quegli stessi compiranno 70 nel corso del mandato. e allora interviene la 'mente' meloniana. Mollicone, a sistemare le cose, con un emendamento alla legge subito approvato: chi compie 70 anni nel corso del mandato, può restare nel suo incarico fino alla fine. Anzi, onde ottenere di restare, alla vigilia dei 70 anni, può dimettersi, il CdI lo riconferma immediatamente ( Mazzi vigila su tutte queste operazioni, con la solita formuletta magica: noi vi diamo i soldi e noi decidiamo) e lui resta praticamente fino a 74, 75 anni. Altrimenti, tanto lavoro per nulla per un Governo che, dopo essersi dato tanto da fare, per sua stessa colpa ed insipienza, debba rinunciare a poltrone, occupate anche nottetempo e da gente spesso incapace, premiata per la fedeltà alle Fratelle Meloni &Soci. Come accadrà con il caso Fenice, che tiene banco da mesi, prima con Colabianchi e poi con B.V. , senza che ancora se ne veda una onorevole via d'uscita, che liberi il teatro veneziano dalla zavorra.
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