lunedì 21 settembre 2026

Bologna Festival. Emanuele Arciuli suona Cage, Haydn e Thelonius Monk. Oratorio san Filippo Neri, 23 settembre

 

Emanuele Arciuli al Bologna Festival tra Cage, Haydn e il jazz di Thelonious Monk© Provided by ANSA

 Dal pianoforte preparato di John Cage alle variazioni di Haydn, fino alle contaminazioni del jazz e alla tecnologia digitale: è il percorso proposto da Emanuele Arciuli il 23 settembre alle 20.30 all'Oratorio San Filippo Neri di Bologna, nell'ambito della rassegna Il Nuovo, l'Antico, l'Altrove di Bologna Festival. Il concerto, dal titolo "Variazioni e suoni virtuali", mette al centro una delle forme più longeve della storia della musica, la variazione, riletta attraverso linguaggi e strumenti differenti.

Arciuli, pianista e profondo conoscitore della musica statunitense contemporanea, presenterà in prima assoluta a Bologna il suo progetto "Prepared Piano Music", una rilettura tecnologica dell'esperienza del pianoforte preparato inaugurata da Cage. Se Cage interveniva fisicamente sulle corde del pianoforte inserendo viti, bulloni e altri oggetti per modificarne il timbro, Arciuli trasferisce oggi il principio della preparazione nel dominio digitale senza la necessità di intervenire materialmente sullo strumento.

Il programma si apre con alcune pagine di Cage, tra cui "Bacchanale", "A Room", "Daughters of the Lonesome Island" e "The Perilous Night", e prosegue con le "Variazioni in do maggiore" Hob. XVII:5 di Franz Joseph Haydn. A queste si affianca "Variations" di Matthew Quayle, composta per Arciuli e ispirata a quattro protagonisti del pianismo jazz, Bill Evans, Brad Mehldau, Chick Corea e Keith Jarrett. La seconda parte torna a Haydn, con le "Variazioni in fa minore" Hob. XVII:6, con il suono naturale dello strumento, per approdare quindi a Thelonious Monk e alla sua eredità. "Round Midnight Variations", omaggio al compositore e pianista statunitense, sarà accostata a "Monk's Trope" di John Harbison e "Monk in the Kitchen" di Michael Daugherty. (ANSA).

Meloni ai giovani del suo partito: pensavamo di poter cantare con la sinistra: BOLLO CIAO. Neanche questo è andato bene alla sinistra. Certo, Giorgia, perchè la sinistra sta preparando un'altra intonazione dell'inno partigiano: BULLA CIAO!( P.A.)

 "Manco quando abbiamo tolto il bollo della macchina a 14 milioni di veicoli gli è andata bene. Una volta che pensavamo di poter cantare insieme 'bollo ciao, bollo ciao'... Niente, non gli è andato giù manco questo, loro lo vogliono pagare perché lo abbiamo tolto noi. Gli faremo un conto corrente dedicato per i nostalgici del bollo auto, così lo possono pagare."

Accademia di Musica di Pinerolo. Corso di specializzazione in canto lirico

 

  
  
  

 

 



La Fondazione Accademia di Musica di Pinerolo e Torino è lieta di annunciare l’apertura delle iscrizioni alla terza edizione del biennio accademico 2026/28 del Corso di Specializzazione di 3° livello del sistema universitario in canto lirico, rivolto a cantanti già in possesso della Laurea Magistrale (o vecchio ordinamento o titolo equipollente). 

>> Docenti

Tre voci di fama internazionale, applaudite sui palcoscenici dei più importanti teatri lirici al mondo:

 

>> Tirocini

La grande novità di questa edizione è l'attivazione di tirocini in collaborazione con la Fondazione Teatro Regio Torino, un’opportunità pensata per permettere agli allievi di vivere da vicino la realtà produttiva di uno dei più importanti teatri d'opera italiani ed europei, affiancando il percorso didattico a un'esperienza concreta sul campo. Il tirocinio potrà prevedere la presenza in teatro per poter assistere alle prove musicali e sceniche di una produzione; l’audizione con il direttore artistico; la partecipazione alle selezioni, ove previste, per il coinvolgimento in produzioni realizzate presso il Piccolo Regio Puccini e altresì nelle produzioni del cartellone principale del Teatro Regio.

 

>> Titolo

L’opportunità formativa data dal Corso biennale di Specializzazione di 3° livello è una realtà unica nel panorama musicale italiano, rivolta ai giovani cantanti lirici desiderosi di affinare talento e competenze in un processo di maturazione verso una carriera professionale in ambito operistico o verso linsegnamento. Il titolo finale equipollente ai diplomi delle Scuole di specializzazione in Beni musicali di cui al D.M. 31/01/2006 è riconosciuto dal Ministero - MUR ai fini dei pubblici concorsi (3 Punti).

 

>> Deadline:

Iscrizioni entro il 10 novembre 2026 sul sito dell’Accademia.

domenica 20 settembre 2026

Se l'Ucraina non ha la possibilità di difendersi, vuol dire accettare la legge del più forte. Non c'è pace senza giustizia. Questione palestinese: due popoli, due Stati (da Open.online, di Anna Clarissa Mendi)

 

Festival di Open 2026, Francesca Mannocchi sull’invio di armi a Kiev: «Senza difesa il negoziato diventa resa» – Il video

È tornata da Israele con una visione ancora più lucida della realtà sul campo. Francesca Mannocchi osserva la situazione a partire dalla geografia dei territori, dagli insediamenti e dall’occupazione, e sostiene che ciò che oggi esiste sul terreno renda la soluzione «due popoli, due Stati», almeno nel presente, non praticabile. «Non è più accettabile, magari in futuro sì, ma oggi no», dice sul palco del Festival di Open. I motivi sono diversi, tra cui «la progressiva espansione degli insediamenti illegali e degli avamposti israeliani nei territori occupati».

E anche guardando al futuro politico di Israele, osserva, l’occupazione non sembra essere il tema centrale delle prossime elezioni, che saranno piuttosto un voto sul consenso a Benjamin Netanyahu. Secondo Mannocchi, inoltre, indipendentemente dall’orientamento del futuro governo – dalla destra più radicale alla destra moderata fino al centrosinistra – difficilmente gli insediamenti costruiti negli ultimi anni verrebbero smantellati. Ed è proprio questa situazione sul terreno, sostiene, a rendere sempre più difficile la creazione di uno Stato palestinese.

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L’Ucraina e l’invio di armi

Mannocchi si sofferma poi sull’Ucraina, conflitto che segue da anni, concentrandosi in particolare sulla questione dell’invio di armi a Kiev. Il suo ragionamento parte dal rapporto tra capacità di difesa e possibilità di negoziare: quanto più un Paese è in grado di difendersi, tanto più può affrontare un negoziato da una posizione in cui la trattativa rimane tale e non si trasforma in un ultimatum. Senza la possibilità di reagire a un attacco, il negoziato rischia invece di diventare «la cessione, la resa, la genuflessione al monopolio della forza», spiega.

«Se per pacifismo intendiamo il genuflettersi alla legge del più forte – prosegue -, ero affezionata a un altro pacifismo». Secondo Mannocchi, il dibattito sull’Ucraina dovrebbe spingersi oltre la sola questione dell’invio di armi e affrontare temi più ampi, come la costruzione di una difesa comune europea, i principi sui quali si fonda l’Europa e ciò che è realmente in gioco nel conflitto. Ma la posizione è chiara: «Tra difendere una democrazia corrotta, imperfetta e migliorabile e difendere un regime autoritario che uccide dissidenti col polonio, io non ho dubbi», afferma.

Non può esserci pace senza giustizia

Infine, la giornalista torna sul significato della pace, mettendolo in relazione con l’esperienza concreta di chi vive nei territori occupati, in Ucraina o in Afghanistan. Per queste persone, sostiene, non può esserci vera pace senza giustizia. «E la giustizia – conclude – non si raggiunge attraverso la sola speranza, ma attraverso «la lucidità e la razionalità».

Tetto al numero di studenti stranieri nelle classi in Italia ( da Il Messaggero, di Giuliano Pani) .Gli studenti stranieri che superano il tetto stabilito, Meloni che fa? li butta, li occulta, forma classi 'ghetto', li rimpatria? ( P.A.)

 Tetto al numero di studenti stranieri nelle classi, divieto di burqa e niqab a scuola e obbligo di imparare l’italiano per i genitori degli alunni stranieri con gravi problemi di inserimento. Ma anche un ritorno alla scuola del merito, della valutazione e delle regole, contro quella cultura del «tutti promossi» che, secondo Giorgia Meloni, ha finito soprattutto per penalizzare chi aveva meno possibilità. È sulla scuola che la presidente del Consiglio concentra una parte significativa del suo intervento a Fenix, la festa di Gioventù nazionale, annunciando un nuovo provvedimento che «sta per arrivare» in Consiglio dei ministri.

Un intervento nel quale le misure che il governo si prepara a mettere nero su bianco si intrecciano con una critica più generale al modello educativo degli ultimi decenni e con un giudizio molto netto sull'eredità del Sessantotto. Per Meloni proprio lì affondano alcune delle radici di una scuola che avrebbe progressivamente confuso uguaglianza e livellamento, rinunciando a valutare gli studenti e finendo così, sostiene la premier, per aumentare anziché ridurre le disuguaglianze.

Il tetto agli stranieri nelle classi

La novità politicamente più rilevante riguarda la composizione delle classi. Meloni ha annunciato che il governo intende introdurre per legge un numero massimo di studenti stranieri per classe, anche se nel suo intervento non ha indicato quale sarà la percentuale fissata dal provvedimento. La premier lega direttamente la misura all'integrazione. «Non esiste che in una classe italiana a sentirsi in un angolo siano bambini italiani perché sono diventati la minoranza», ha detto dal palco di Fenix. Secondo Meloni, definire una situazione di questo tipo come integrazione sarebbe «un'altra menzogna».

L'obiettivo dichiarato è evitare concentrazioni troppo elevate di studenti stranieri all'interno delle singole classi e favorire l'apprendimento della lingua. Il tema, tuttavia, pone immediatamente un problema pratico, soprattutto nelle aree dove la presenza di famiglie straniere è particolarmente elevata.

Antonello Giannelli, presidente dell'Associazione nazionale presidi, ha definito la questione «fondata e condivisibile» dal punto di vista didattico, sottolineando però la difficoltà di tradurla in una regola applicabile. Le scuole dell'infanzia e le primarie, infatti, accolgono soprattutto gli studenti residenti nel territorio circostante: se in un quartiere la presenza di famiglie straniere è molto alta, rispettare rigidamente un tetto potrebbe richiedere di distribuire gli studenti in istituti più lontani.

Russia Unita, il partito di Putin vince le elezioni per la Duma ( TGCOM24). Incredibile. Chi se lo aspettava? ( P.A.)

 

Russia Unita stravince (ancora) le elezioni

 per la Duma | A Vladimir Putin il 66% 

della camera bassa

I primi dati ufficiali confermano il partito del Cremlino tra il 49% e il 54%. 

Comunisti secondo partito al 15%, affluenza nazionale sopra il 57%


Video in riproduzione
Vladimir Putin ha confermato ogni (ovvio) pronostico alle urne. Il suo partito Russia Unita ha infatti vinto le elezioni per il rinnovo della Duma, la camera bassa del Parlamento russo, con una maggioranza stimata in una forbice tra il 49% e il 54%. Ad anticiparlo il primo exit poll della televisione di Stato, poi confermato dai primi dati ufficiali provvisori diffusi dalla Commissione elettorale centrale di Mosca. Si tratta delle prime elezioni da quando Mosca ha invaso l'Ucraina, quindi per il Cremlino un ottimo metro di giudizio per avere un polso del Paese. Sebbene, chiaramente, in modo molto controllato e senza possibilità di sconfitta.
Il risultato replica in maniera quasi identica quello di cinque anni fa quando, con il 49,8% dei voti, Russia Unita si aggiudicò 324 dei 550 seggi della Duma. Così, come un lustro fa, Vladimir Putin si assicura la maggioranza di almeno i due terzi della Duma. Anche se, a onor del vero, il presidente russo non è membro del partito. Almeno ufficialmente.

E gli altri?

Il Partito comunista (Kprf) si attesta come secondo partito del Paese, ottenendo tra il 14 e il 15,2%. Segue Ldpr (nazionalisti), intorno al 9%. Nuova gente supera la soglia di sbarramento con il 6-7%. L'unico partito anti-guerra in Ucraina registrato in Russia, Yabloko ("Mela" in russo) è stato brevemente autorizzato a partecipare alle urne prima di essere escluso dalla Corte suprema il mese scorso dalle elezioni federali. Per misurare il sostegno di cui il Cremlino gode, fondamentale il dato dell'affluenza: secondo le prime rilevazioni, a livello nazionale si sarebbe attestata sul 57%.

Lavrov: "Duma sia sovrana, ma rispecchia il sostegno a Putin"

La Duma "deve essere sovrana" e "composta da legislatori che comprendano gli interessi della Russia". Così il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ai giornalisti. Lavrov ha espresso fiducia nel fatto che i risultati delle elezioni per la Duma rifletteranno il sostegno alla linea politica del presidente Vladimir Putin. "Pochi giorni prima dell'inizio delle nostre elezioni, l'Unione europea ha approvato una dichiarazione - che a quanto pare verrà diffusa a breve - in cui si afferma che le elezioni non sono valide secondo gli standard democratici europei. Credo che la risposta arriverà dai risultati" delle elezioni.

Tallinn: "Performance politica di Putin"

"L'assenza di osservatori internazionali indipendenti, sommata alla sistematica repressione dell'opposizione, rende le elezioni una semplice performance politica orchestrata da Putin priva di qualsiasi parvenza di libera consultazione". Lo ha affermato oggi il ministro degli Esteri estone, Margus Tsahkna, in un comunicato stampa. "Le elezioni russe non sono che l'ennesimo rituale volto a riaffermare e prolungare il governo di Putin".