Da sempre, ma senza convinzione, si va ripetendo che la musica è la lingua universale che tutti possono comprendere; che la musica fa diventare più buoni, che la musica può abbattere barriere, che la musica unisce gli uomini, e che la musica fa perfino diventare più intelligenti. per la storia dell'intelligenza osta la presenza sulla terra di tanti che praticano la musica e sono perfetti idioti e tali restano. Boh, su diversi di questi punti molto ci sarebbe da dire e pochissimo da credere.
Da molto tempo si dice anche dei benefici effetti della musica sugli animali e sulle piante, insomma sugli altri due universi presenti sulla terra, oltre l' umano, e cioè il mondo animale e vegetale. Qualcuno si è spinto anche a sostenere non solo che gli animali gradiscono la musica, ma che la eseguono anche. Si è parlato di canto delle balene, si è scritto anche a lungo sull'argomento, oltre naturalmente a quello più naturale degli uccelli che, per loro stessa natura, cantano, più precisamente: fanno versi, melodiosi.
Ma solo di recente si è arrivati a dire che se si aprissero le sale da concerto ad animali di ogni genere, essi ne sarebbero felici, e che se si inondassero serre e coltivazioni di musica, le piante, a loro modo, soprattutto attraverso una crescita rigogliosa e più veloce, mostrerebbero di gradire. Comne hanno già fatto, a detta di taluni. Tralasciando l'immane fatica che richiederebbe lo stilare di un repertorio a loro più adatto, vediamo le più recenti acquisizioni in materia, attestati da musicisti, anche non sprovveduti.
Quante volte abbiamo sentito dire di esperimenti fatti su galline che produrrebbero uova più saporite se ascoltano Vivaldi o Mozart? Noi sappiamo che sulla bontà delle uova influisce il sistema di allevamento e il mangime.
Da Pogorelich è venuta giorni fa la sconvolgente rivelazione che mentre suonava ha visto girasoli rivolgersi verso il suo pianoforte, proprio come fanno con il sole, e tulipani in vaso restare per molto più tempo freschi. E gli animali? Anche loro. Le mucche, le ha viste raccogliersi ad ascoltare lui che suonava il pianoforte sulle Alpi, come anche il suo cane , il quale però gli ha già fatto capire che lui preferisce il Concerto n.1 di Chopin al successivo n.2. Pogorelich scommette anche su altri esperimenti: sulle donne incinte - sebbene di questo però non possa dire direttamente - che cantando in gravidanza, hanno figli più socievoli ed aperti. E se lo dice Pogorelich...
Anche sul fronte della musica diciamo 'leggera' un noto esponente, Beppe Vessicchio, che del Festival di Sanremo ha fatto il suo palcoscenico, ha scritto addirittura un libro per raccontare al mondo che i pomodori crescono meglio con la musica, ma più con la musica moderna, la sua, che con Beethoven. Lui l'ha provato e può testimoniarlo.
I casi non si limitano a loro due. Un nostro caro amico, Paul Badura-Skoda, ci raccontò una volta una storia che lo riguardava direttamente. Nelle sue frequenti trasferte parigine degli ultimi anni - non sappiamo perchè non anche a Vienna - mentre suonava in casa di amici, il cane dei padroni di casa si metteva sotto il pianoforte ed ascoltava immobile. Non solo il cane. Lui aveva notato che nella medesima situazione, e cioè mentre suonava, alcuni uccelli planavano sul davanzale della finestra, richiamati dalla musica, e restavano silenziosi in ascolto, volando via solo dopo che aveva fintio di suonare. Neanche lui ci disse delle preferenze dei suoi singolari ascoltatori, e noi non osammo chiederglielo, per non dargli l'impressione che non credevamo ad una sola parola del suo racocnto.
Dunque l'argomento non è nuovo, molti ci credono, per noi è da relegare nell'ambito delle farneticazioni e fantasie di ascendenza francescana.Ma Francesco ammansiva il lupo senza musica. Dunque miracolo, non della musica!
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lunedì 13 marzo 2017
giovedì 9 febbraio 2017
Duello Balivo-Leotta. Pace fatta con annessa ritrattazione. Nuovo scivolone della Caterina giuliva
E' diventato per qualche ora il caso più discusso in Italia. E' intervenuta anche la De Filippi - oltre a noi che solitamente non ci occupiamo di moda e di mise - a difesa della Leotta che può vestirsi come le pare e non c'è vestito obbligato per parlare di certi argomenti. Sante parole in bocca a Maria. Tutti in difesa di Diletta.
Di contro, con la Balivo non sono stati teneri in tanti, rimproverandole di fare una trasmissione di m.... della quale potrebbe anche vergognarsi; e il vestito non conta. A questo coro ci uniamo anche noi - i suoi vestiti restano fuori - che qualche pezzetto della Caterina abbiamo ogni tanto guardato. Troppo disinvolta, troppo sicura di sè, troppo sbarazzina, mentre riempie di banalità su banalità l'ora e più - quanto dura - la sua trasmissione.
Anche alcuni giornali non hanno sfruttato l'occasione per sorvolare sulla disputa; la Balivo, e con Lei tanti altri, ce l'hanno con la Leotta, perché è la più bella, ed è anche brava.
Liquidare così la faccenda è sbagliato. Perché, pure su un palcoscenico di maschere umane e canore, di addobbati totali, come Sanremo, è opportuno vestirsi a seconda del mestiere che si fa.
Concludendo, quando si fa una trasmissione di m... - come è stata definita quella della Balivo da alcuni osservatori - non c'è vestito che possa salvarla; al contrario, quando ci si spende per una giusta causa, ogni vestito va bene, anche se scopre. Giusta osservazione, ma consentiteci di restare della nostra idea sulla opportunità di avere contegni ed abiti adeguati alle singole occasioni e ai diversi ruoli.
A proposito, già altre volte abbiamo notato la mise fuori luogo di certe giornaliste ( ci sarebbe da dire anche sulle soubrette, ma si vestano come vogliono, non ci interessa!). Ci viene in mente il caso di una giornalista del Tg3, molto tempo fa, che si era presentata con un tailleur scuro, taglio classico, castigatissimo, su una camicetta di seta chiara, sbottonatissima al contrario; costretta, mentre leggeva le notizie, a muoversi con circospezione per evitare ... Pensammo allora che una giornalista, quando legge o dà notizie, deve avere un atteggiamento, anche nel vestito, adatto al mestiere che fa. E da allora non abbiamo avuto ripensamenti sull'argomento.
Certo che non è vietato alle giornaliste di essere belle e tanto meno di essere anche intelligenti - merci ambedue rarissime in combinazione, e non solo nel recinto giornalistico, in tutti i sessi presenti sulla faccia della terra - ma nello svolgimento del loro lavoro non c'è bisogno che mettano in mostra tutte le grazie del loro corpo; anzi è opportuno che rimandino tale messa in mostra ad altre occasioni, dove sicuramente avranno molti più estimatori soddisfatti.
Questo almeno si potrà dire, oppure dicendolo, incorriamo necessariamente nella scomunica di santa Maria che a Sanremo ha celebrato con tutti i suoi chierichetti ed avrebbe desiderato portarsi appresso anche Vessicchio?
P.S. I giornali segnalano un secondo scivolone, nella medesima serata, della povera Balivo, dopo quello sulla Leotta. Colto al volo, si ascolta, in un breve video, un sonoro nel quale la bella e ... Caterina dire di Ricky Martin: "sei bono ma sei frocio! Caterì statte zitta, perchè devi far sapere a tutti quanto sei...
P.P.S. La chiacchiera sulla storia del tweet della Balivo continua. Ancora. Il Corriere, per non dire che la Diletta poteva anche vestirsi meglio, e non con il primo straccio che gli era capitato mettendo il naso nel suo guardaroba, per giunta logoro e con evidenti ampi tagli prodotti dalle tarme, scrive che forse l'efficacia del suo messaggio, sacrosanto ed utilissimo, potrebbe essere stata vanificata da quel suo vestito che ha catturato maggiormente l'attenzione del grande pubblico televisivo.
Su Repubblica, la protofemminista Elena Stancanelli, oltre che dare della st...upidina alla Caterina, non vuole sentire ragioni, e rivendica il diritto per qualunque donna di vestirsi (o svestirsi) come e quando crede, diritto ancor più inviolabile sul palco di Sanremo dove s'è vista gente d'ogni risma perfino vestita con appena uno straccetto che a malapena copriva le parti intime. E se alla Leotta quella sera, per puro divertimento, gli andava di vestirsi come s'è vestita, che ve ne frega? Non considera, però, neppure lontanamente, la Stancanelli, che Diletta così vestendosi, più che reclamare il diritto a vestirsi come le pare, perpetua l'idea della donna 'oggetto', dalla cui testa l'idea di aspirare comunque a fare la pin-up, che esibisce le sue grazie, non la toglie nessuno.
Di contro, con la Balivo non sono stati teneri in tanti, rimproverandole di fare una trasmissione di m.... della quale potrebbe anche vergognarsi; e il vestito non conta. A questo coro ci uniamo anche noi - i suoi vestiti restano fuori - che qualche pezzetto della Caterina abbiamo ogni tanto guardato. Troppo disinvolta, troppo sicura di sè, troppo sbarazzina, mentre riempie di banalità su banalità l'ora e più - quanto dura - la sua trasmissione.
Anche alcuni giornali non hanno sfruttato l'occasione per sorvolare sulla disputa; la Balivo, e con Lei tanti altri, ce l'hanno con la Leotta, perché è la più bella, ed è anche brava.
Liquidare così la faccenda è sbagliato. Perché, pure su un palcoscenico di maschere umane e canore, di addobbati totali, come Sanremo, è opportuno vestirsi a seconda del mestiere che si fa.
Concludendo, quando si fa una trasmissione di m... - come è stata definita quella della Balivo da alcuni osservatori - non c'è vestito che possa salvarla; al contrario, quando ci si spende per una giusta causa, ogni vestito va bene, anche se scopre. Giusta osservazione, ma consentiteci di restare della nostra idea sulla opportunità di avere contegni ed abiti adeguati alle singole occasioni e ai diversi ruoli.
A proposito, già altre volte abbiamo notato la mise fuori luogo di certe giornaliste ( ci sarebbe da dire anche sulle soubrette, ma si vestano come vogliono, non ci interessa!). Ci viene in mente il caso di una giornalista del Tg3, molto tempo fa, che si era presentata con un tailleur scuro, taglio classico, castigatissimo, su una camicetta di seta chiara, sbottonatissima al contrario; costretta, mentre leggeva le notizie, a muoversi con circospezione per evitare ... Pensammo allora che una giornalista, quando legge o dà notizie, deve avere un atteggiamento, anche nel vestito, adatto al mestiere che fa. E da allora non abbiamo avuto ripensamenti sull'argomento.
Certo che non è vietato alle giornaliste di essere belle e tanto meno di essere anche intelligenti - merci ambedue rarissime in combinazione, e non solo nel recinto giornalistico, in tutti i sessi presenti sulla faccia della terra - ma nello svolgimento del loro lavoro non c'è bisogno che mettano in mostra tutte le grazie del loro corpo; anzi è opportuno che rimandino tale messa in mostra ad altre occasioni, dove sicuramente avranno molti più estimatori soddisfatti.
Questo almeno si potrà dire, oppure dicendolo, incorriamo necessariamente nella scomunica di santa Maria che a Sanremo ha celebrato con tutti i suoi chierichetti ed avrebbe desiderato portarsi appresso anche Vessicchio?
P.S. I giornali segnalano un secondo scivolone, nella medesima serata, della povera Balivo, dopo quello sulla Leotta. Colto al volo, si ascolta, in un breve video, un sonoro nel quale la bella e ... Caterina dire di Ricky Martin: "sei bono ma sei frocio! Caterì statte zitta, perchè devi far sapere a tutti quanto sei...
P.P.S. La chiacchiera sulla storia del tweet della Balivo continua. Ancora. Il Corriere, per non dire che la Diletta poteva anche vestirsi meglio, e non con il primo straccio che gli era capitato mettendo il naso nel suo guardaroba, per giunta logoro e con evidenti ampi tagli prodotti dalle tarme, scrive che forse l'efficacia del suo messaggio, sacrosanto ed utilissimo, potrebbe essere stata vanificata da quel suo vestito che ha catturato maggiormente l'attenzione del grande pubblico televisivo.
Su Repubblica, la protofemminista Elena Stancanelli, oltre che dare della st...upidina alla Caterina, non vuole sentire ragioni, e rivendica il diritto per qualunque donna di vestirsi (o svestirsi) come e quando crede, diritto ancor più inviolabile sul palco di Sanremo dove s'è vista gente d'ogni risma perfino vestita con appena uno straccetto che a malapena copriva le parti intime. E se alla Leotta quella sera, per puro divertimento, gli andava di vestirsi come s'è vestita, che ve ne frega? Non considera, però, neppure lontanamente, la Stancanelli, che Diletta così vestendosi, più che reclamare il diritto a vestirsi come le pare, perpetua l'idea della donna 'oggetto', dalla cui testa l'idea di aspirare comunque a fare la pin-up, che esibisce le sue grazie, non la toglie nessuno.
domenica 14 febbraio 2016
Tutti, ma proprio tutti cantano 'A' Sanremo
Se aggiungiamo una semplice vocale, la prima delle cinque, una 'A', allo slogan che ci ha ossessionati ancora due mesi prima che il festival cominciasse, realizziamo, sfruttando quello stesso slogan con una leggera modifica, la sintesi più completa ed azzeccata del festival di Sanremo di quest'anno, ma anche di ogni Sanremo: festival della canzone, dove la musica è un semplice ingrediente e non dei più sapidi del gran minestrone sanremese che ogni anno ci fa vedere la bionda e la bruna, e ce le fa vedere senza nasconderci nulla quasi senza veli; ci fa pentire delle nostre cattive azioni chiamando chi lotta ogni giorno per dare un senso alla vita, chi non si arrende mai anche a cent'anni tondi tondi ecc... e la musica? la musica c'è anche, ma non è necessaria ed indispensabile.
Basta guardare chi dirige l'orchestra - dove si salvano Beppe Vessicchio e magari anche Renato Serio - per mettersi le mani nei capelli. Un esercito di dilettanti che non sa muovere le mani a tempo, e che forse non sa neanche leggere la musica, sebbene abbia sotto gli occhi la partiture delle varie canzoni che qualcuno ha preparato.
Lo spettacolo è desolante, le canzoni tutte uguali, manco a a dire che sono tagliate sui canoni della canzone popolare; i testi inutili o talmente prosaici da risultare inascoltabili. E i cantanti - a Sanremo li chiamano ancora così - che hanno bisogno di mascherarsi per farsi notare o di arrivare in palcoscenico con mise improbabili che ci stanno a dire?
Che vincono gli anziani, più normali, che sanno costruire una canzone, e che sanno raccontare, a differenza di quelli che partono con una buona idea - come quella canzone che apre la borsa di una donna, che poteva essere fra le più inconsuete se condotta sul filo dell'umorismo, ma dalla quale si estrae l'ennesima paccottiglia sentimentale... che noia.
E poi dopo il successo delle 'cinque giornate' di Sanremo - ascolti record che indurranno Campo Dall'Orto all'indulgenza nei riguardi di Giancarlo Leone che a giorni sloggerà da RAI 1 - si fa, oggi domenica, nel salotto di casa Presta e di nonno Costanzo, il contro Sanremo, dove si rigiudicano le canzoni, andando contro la giuria composita che le ha giudicate,e che ha mandato a casa solo quattro gatti, fra cui anche gli 'Zero Assoluto' per timore che all'indomani, nella serata finale, avessero ad incontrasi troppi Zero, con lo show di Renato - il primo e più autentico degli 'Zero' - sul palcoscenico dell'Ariston.
A Sanremo quest'anno, come sempre cantano proprio tutti. Come tutti i cantanti improvvisati dello slogan pubblicitario del festival dove si ascoltavano tutti, ma proprio tutti, perfino qualcuno intonato.
Basta guardare chi dirige l'orchestra - dove si salvano Beppe Vessicchio e magari anche Renato Serio - per mettersi le mani nei capelli. Un esercito di dilettanti che non sa muovere le mani a tempo, e che forse non sa neanche leggere la musica, sebbene abbia sotto gli occhi la partiture delle varie canzoni che qualcuno ha preparato.
Lo spettacolo è desolante, le canzoni tutte uguali, manco a a dire che sono tagliate sui canoni della canzone popolare; i testi inutili o talmente prosaici da risultare inascoltabili. E i cantanti - a Sanremo li chiamano ancora così - che hanno bisogno di mascherarsi per farsi notare o di arrivare in palcoscenico con mise improbabili che ci stanno a dire?
Che vincono gli anziani, più normali, che sanno costruire una canzone, e che sanno raccontare, a differenza di quelli che partono con una buona idea - come quella canzone che apre la borsa di una donna, che poteva essere fra le più inconsuete se condotta sul filo dell'umorismo, ma dalla quale si estrae l'ennesima paccottiglia sentimentale... che noia.
E poi dopo il successo delle 'cinque giornate' di Sanremo - ascolti record che indurranno Campo Dall'Orto all'indulgenza nei riguardi di Giancarlo Leone che a giorni sloggerà da RAI 1 - si fa, oggi domenica, nel salotto di casa Presta e di nonno Costanzo, il contro Sanremo, dove si rigiudicano le canzoni, andando contro la giuria composita che le ha giudicate,e che ha mandato a casa solo quattro gatti, fra cui anche gli 'Zero Assoluto' per timore che all'indomani, nella serata finale, avessero ad incontrasi troppi Zero, con lo show di Renato - il primo e più autentico degli 'Zero' - sul palcoscenico dell'Ariston.
A Sanremo quest'anno, come sempre cantano proprio tutti. Come tutti i cantanti improvvisati dello slogan pubblicitario del festival dove si ascoltavano tutti, ma proprio tutti, perfino qualcuno intonato.
mercoledì 3 giugno 2015
Andrea Battistoni datti una calmata. Sul palcoscenico dell'Arena un guitto fuori ruolo
Andrea Battistoni, veronese, è quel giovane direttore d'orchestra del quale negli ultimi anni s'è detto molto, anche a seguito di un suo libriccino, confezionato in velocità per non perdere il treno della incipiente notorietà, stucchevole abecedario musicle, intitolato 'la classica non è musica per vecchi', o giù di lì.
Ieri sera, nella lunga maratona trasmessa da Canale 5, dal titolo 'Lo spettacolo sta per cominciare', ideato da quelle menti che governano l'Arena, la stessa che ha già ospitato, per Rai 1, due giorni fa, la coppia Al Bano-Power (coppia finta, ricomposta solo per far soldi e perché piace alla gente, chissà perché) l'abbiamo visto in tutte le salse sbracciarsi sul podio, come neanche il Daniel Oren dei tempi migliori riusciva a fare. Forse solo perchè è più giovane, anche se ugualmente in carne e peso. Un direttore - e questo vale anche per Oren e per tutti quelli della sua 'scuola' - non ha bisogno di saltare continuamente come uno scimmione in amore, sul podio, non serve, ed anzi è inutile e dispone malamente chi lo guarda. Non diverte nessuno. Perchè non lo capiscono?
L'Arena ieri sera ha ospitato di tutto, perfino qualche briciola di melodramma, spiegato dalle bellezze televisive Rodriguez e Santarelli, 'muse' di Bonolis il guitto mattatore che non si smentisce mai ( 'avevo chiesto due Muse, mi hanno dato due suocere!', ha detto; lui rappresenta sempre se stesso su qualunque palcoscenico. Ha dato qualche lezioncina di melodramma, quando ha spiegato la 'cavatina' aggiungendo 'aria di sortita'- ma avranno capito gli spettatori dell'Arena e della televisione?- per fortuna senza gli svarioni del concerto milanese per l'apertura dell'EXPO), e che, dopo il successo del Concerto in Piazza Duomo a Milano, temiamo di doverci ancora sorbire chissà quante altre volte.
Lo spettacolo di ieri sera ci ha confermato nella convinzione che molti reggitori di storiche istituzioni musicali non credano fino in fondo al valore della musica che dovrebbero amministrare e perciò ricorrono a qualunque mezzo per far accettare la musica che tutti accettano, anche i più volgari, inutili e lontani dalla musica, forti della stupida convinzione che ' non c'è musica alta e musica bassa, perchè tutta la musica è musica!
Per tre ore buone, hanno fatto vedere e ascoltare di tutto, anche il rock 'progressivo', e perfino qualche scena da melodramma ( Gounod, Donizetti, con la star Grigolo, Verdi, con il 'Va pensiero' del 'Nabucco' che inaugura fra qualche giorno la stagione dell'Arena, per la quale l'avvilente spettacolo televisivo di ieri sera doveva costituire uno spottone in piena regola.
C'era anche qualche idea indovinata, per carità. Come mostrare gli intrecci che corrono da sempre fra diversi generi musicali e che ha dato modo a Beppe Vessicchio, eroe di Sanremo, di esibirsi nella direzione di una celebre sinfonia di Mozart - solo l'incipit naturalmente, non c'è tempo per i tempi di una sinfonia - solfeggiata in maniera da meritarsi una solenne bocciatura anche nel più disastrato dei Conservatori italiani.
Si assiste sempre più spesso ad una continua invasione di campi, specie in televisione, nella insana convinzione che una signorina appena uscita da un night club possa poi recarsi, senza cambiarsi d'abito e rifarsi il trucco, in un teatro d'opera per assistere magari alla rappresentazione di 'Traviata' di Giuseppe Verdi, così come si trova.
Chi glielo va a dire ai dirigenti televisivi come anche a quelli dell'Arena che ieri sera sembravano gongolare per il successo della serata, con l'Arena piena zeppa? E poi, lo capirebbero?
Ieri sera, nella lunga maratona trasmessa da Canale 5, dal titolo 'Lo spettacolo sta per cominciare', ideato da quelle menti che governano l'Arena, la stessa che ha già ospitato, per Rai 1, due giorni fa, la coppia Al Bano-Power (coppia finta, ricomposta solo per far soldi e perché piace alla gente, chissà perché) l'abbiamo visto in tutte le salse sbracciarsi sul podio, come neanche il Daniel Oren dei tempi migliori riusciva a fare. Forse solo perchè è più giovane, anche se ugualmente in carne e peso. Un direttore - e questo vale anche per Oren e per tutti quelli della sua 'scuola' - non ha bisogno di saltare continuamente come uno scimmione in amore, sul podio, non serve, ed anzi è inutile e dispone malamente chi lo guarda. Non diverte nessuno. Perchè non lo capiscono?
L'Arena ieri sera ha ospitato di tutto, perfino qualche briciola di melodramma, spiegato dalle bellezze televisive Rodriguez e Santarelli, 'muse' di Bonolis il guitto mattatore che non si smentisce mai ( 'avevo chiesto due Muse, mi hanno dato due suocere!', ha detto; lui rappresenta sempre se stesso su qualunque palcoscenico. Ha dato qualche lezioncina di melodramma, quando ha spiegato la 'cavatina' aggiungendo 'aria di sortita'- ma avranno capito gli spettatori dell'Arena e della televisione?- per fortuna senza gli svarioni del concerto milanese per l'apertura dell'EXPO), e che, dopo il successo del Concerto in Piazza Duomo a Milano, temiamo di doverci ancora sorbire chissà quante altre volte.
Lo spettacolo di ieri sera ci ha confermato nella convinzione che molti reggitori di storiche istituzioni musicali non credano fino in fondo al valore della musica che dovrebbero amministrare e perciò ricorrono a qualunque mezzo per far accettare la musica che tutti accettano, anche i più volgari, inutili e lontani dalla musica, forti della stupida convinzione che ' non c'è musica alta e musica bassa, perchè tutta la musica è musica!
Per tre ore buone, hanno fatto vedere e ascoltare di tutto, anche il rock 'progressivo', e perfino qualche scena da melodramma ( Gounod, Donizetti, con la star Grigolo, Verdi, con il 'Va pensiero' del 'Nabucco' che inaugura fra qualche giorno la stagione dell'Arena, per la quale l'avvilente spettacolo televisivo di ieri sera doveva costituire uno spottone in piena regola.
C'era anche qualche idea indovinata, per carità. Come mostrare gli intrecci che corrono da sempre fra diversi generi musicali e che ha dato modo a Beppe Vessicchio, eroe di Sanremo, di esibirsi nella direzione di una celebre sinfonia di Mozart - solo l'incipit naturalmente, non c'è tempo per i tempi di una sinfonia - solfeggiata in maniera da meritarsi una solenne bocciatura anche nel più disastrato dei Conservatori italiani.
Si assiste sempre più spesso ad una continua invasione di campi, specie in televisione, nella insana convinzione che una signorina appena uscita da un night club possa poi recarsi, senza cambiarsi d'abito e rifarsi il trucco, in un teatro d'opera per assistere magari alla rappresentazione di 'Traviata' di Giuseppe Verdi, così come si trova.
Chi glielo va a dire ai dirigenti televisivi come anche a quelli dell'Arena che ieri sera sembravano gongolare per il successo della serata, con l'Arena piena zeppa? E poi, lo capirebbero?
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