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domenica 22 maggio 2016

Maurice Ravel, Joan Mirò e, scusate, Gigi Marzullo

Ieri scrivevamo del diritto d'autore, ricordando una delle battaglie condotte dall'infaticabile lottatrice Liliana Pannella, morta un anno fa circa, nel silenzio generale. Lei si era battuta perché l'estensione della protezione non venisse ulteriormente allungata ( oggi è settant'anni dopo la morte dell'autore), convinta che più che giovare nuocesse all'autore, constatando che, terminata la protezione, le opere degli artisti, in ogni campo, compreso quello letterario,  subiscono una impennata di vendite e diffusione - come giustamente, su dati concreti, ragionava Liliana.
 Ora la questione  dei diritti è stata posta all'omologa società francese che li tutela, la Sacem, su Ravel, più precisamente su uno dei brani più famosi ed eseguiti, il suo Bolero. In questo caso si sono fatti vivi, allo scadere dei settant'anni, non gli eredi di Ravel bensì quelli del coreografo che  accompagnò con la sua opera il Bolero raveliano, e cioè Benois. Pretendendo che il Bolero venga considerato insieme opera musicale e coreografica e, dunque, non essendo trascorsi ancora 70 dalla morte del coreografo, i suoi eredi reclamano il pagamento dei diritti. La Sacem, omologa della nostra SIAE, ha risposto picche. E bene ha fatto. Bolero è di Ravel e solo suo, Benois ha scritto successivamente una coreografia sul celebre brano. Evidentemente agli eredi del coreografo non bastano i diritti della coreografia, ove eventualmente utilizzata, vogliono, in quota parte,  anche quelli del Bolero che ora, e per l'avvenire, non potrà più pretendere. E, sicuramente, verrà eseguito più di prima - parola di Liliana Pannella.

 Il nipote del celebre pittore Joan Mirò - che prima di diventare famoso e ricco aveva anche conosciuto la fame - ha devoluto il ricavato dalla vendita  di alcune opere ai migranti, sempre di più, sempre più poveri e bistrattati.
Leggendo una simile notizia, riportata da tutti i giornali, ci si immagina che il nipote di un così grande pittore, abbia destinato ai migranti una considerevole somma, visto le altissime quotazioni delle opere di suo nonno. E, invece, ha destinato una miseria: sui 60.000 Euro. Meglio che niente, si dirà, però che vergogna: tanto chiasso per una miseria? A diffondere la notizia ha fatto veramente una figuraccia agli occhi del mondo, lui che, con una sola opera del nonno, delle tante ancora di cui ha la proprietà, potrebbe ricavare milioni di Euro. Perchè non devolvere i milioni piuttosto che le poche migliaia, come ha fatto?

In fondo ai piedi di due giganti, ce ne  scusiamo, Gigi Marzullo, di Avellino, da oltre trent'anni padrone della fascia notturna di Rai1  e per tanti anni, RESPONSABILE della CULTURA, sempre per Rai 1- che solo a scriverlo viene da ridere.
In Rai  succede di tutto, ad ogni cambio  di dirigenti, l'ultimo con Campo Dall'Orto. Trasmissioni che vengono cancellate o aperte, conduttori licenziati o trasferiti,  e nuovi che vengono assoldati, ma Marzullo resta lì, nessuno lo tocca. Non ottennero nulla le migliaia di cittadini e personalità che firmarono qualche tempo fa un appello per mandare a casa Marzullo. Neppure i potenti dirigenti da poco approdati a Viale Mazzini possono nulla contro Marzullo, l'intoccabile. Perchè? Non ci vengano a dire che, in fondo,  è relegato nella notte televisiva e  non fa male a nessuno. No, fa male, se non altro perchè uno, svegliandosi insonne,  becca uno spavento se accendendo la televisione, si ritrova la sua faccia  circondata dalle altre, sempre le solite, della solita compagnia di giro, nel 'suo' cinematografo ed altre amenità. Se uno pensa poi al suo incarico di 'responsabile della cultura' per la rete ammiraglia Rai, si rende conto di come siamo finiti in basso. Dove resteremo. perchè ora c'è solo da aspettare l'età della pensione di Marzullo ( ci andrà da dirigente con lauta pensione e lautisima liquidazione). Ma forse allora, ritenendolo indispensabile,  faranno una eccezione e lo nomineranno direttore generale della Rai.

sabato 21 maggio 2016

Marco Pannella e la compagna Liliana, sorella di sangue e di lotta

Guardando la tv, in questi giorni  di onori  generali e  calorosi a Marco Pannella dopo la sua morte, c'è venuta in mente sua sorella Liliana, Marco 'clonato', anche fisicamente.
Abbiamo cercato in rete, e siamo venuti a sapere che lei è  morta lo scorso 18 agosto, a 83 anni. E così abbiamo capito la ragione della sua assenza al funerale del fratello.
 Ma gli onori resi al fratello Marco, questi giorni, vanno estesi anche a Liliana, che noi abbiamo conosciuto molti anni fa,  e per un tempo  anche frequentato,  affiancandola nelle battaglie contro i nemici della musica. Che non è riuscita a sconfiggere ma ai quali un duro colpo - ne fummo testimoni - l'ha inferto ogni volta.
 Ricordiamo solo alcune di quelle battaglie sacrosante che lei ha combattuto con una tenacia ed una forza inimmaginabili in una donna fragile, solo in apparenza. Difficile, quasi impossibile, era starle dietro, come del resto per i tanti che hanno seguito, arrancando, dopo un pò, suo fratello nelle grandi battaglie civili, senza le quali l'Italia sarebbe più povera e meno a misura d'uomo.
 Come dimenticare la battaglia contro l'estensione della durata del diritto d'autore, nella quale ci coinvolse - e ne fummo pienamente convinti - al punto da partecipare ad alcune tavole rotonde di Radio radicale da lei organizzate e guidate. E poi la battaglia in difesa della diffusione della musica che la convinse a stampare musica e rivenderla al prezzo di 1 lira, che non esistendo in circolazione, veniva ceduta praticamente gratis. E poi la battaglia contro il 'noleggio', vero furto perpetrato dalle case editrici nei confronti delle istituzioni musicali.
Negli ultimi anni aveva alzato fortissima la sua voce contro il Ministero di Nastasi che ogni stagione, per punizione contro le ribellioni pubbliche e le pubbliche denunce, le tagliava in misura considerevole i contributi per le sue attività, a capo della Fondazione Bucchi, in special modo per il Concorso di composizione ed esecuzione, che non molti mesi fa le scipparono per farlo finire nel calderone di Musica per Roma, con scuse vergognose - le denunciammo a suo tempo - e senza il minimo riguardo per una persona cui la musica avrebbe dovuto erigere un monumento - MA NON L'HA FATTO! - come l'Italia a Marco, suo fratello e compagno di lotta, al quale lo farà ed intitolerà da subito anche una strada nella capitale.
 L'ultima immagine che abbiamo di Liliana davanti agli occhi, risale a pochissimi anni fa. Nella galleria intitolata ad Alberto Sordi, a lato di palazzo Chigi, Liliana, alla verde età di quasi ottant'anni, lottatrice fino alla fine, in versione 'ragazza sandwich' mentre distribuiva volantini per l'ultima sua battaglia in favore della musica (lei come suo fratello non hanno mai badato a se stessi, non si sono mai arricchiti, non hanno brigato per avere cariche ed incarichi ben remunerati e di potere), al collo appesi due manifesti che invitavano ad aderire al suo appello. Ciao Liliana,grazie.