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domenica 19 febbraio 2017

Ludovico Einaudi lo fa strano, anche quando la causa è giusta. Ma non è il solo, purtroppo

Come non condividere l'appoggio ufficiale di Ludovico Einaudi, musicista che gode di grande seguito, in favore della campagna mondiale ' Salviamo l'Artico'?  Tutti d'accordo con lui.
Ma era proprio necessario scegliere, per aderirvi, il modo più strano - imitando, a suo modo, cioè nel modo casto, quel che fanno tanti musicisti o cantanti del versante 'leggero' i quali, convinti che per lanciare una nuova canzone (o prodotto) occorra 'stupire', scovano ogni volta una bella fanciulla disposta a mostrare tutti i suoi attributi?
Ludovico Einaudi non  fa certo come i suoi colleghi 'leggeri', ma qualcosa di simile sì,  trasferendosi con pianoforte al seguito,  sulle candide distese dei ghiacci del polo nord. Cioè?
 Contrariamente a ciò che fanno le fanciulle di cui sopra,  Einaudi si è intabarrato dalla testa i piedi, non risparmiando neanche le punte delle dita delle mani, vestito 'a cipolla' per non ghiacciare. Ha fatto adagiare, recato da un elicottero, un pianoforte a coda  imbullonato ad una piattaforma, su una lastra di ghiaccio, poi è sceso anche lui e sui tasti ghiacciati del pianoforte - come ha raccontato con entusiasmo l'interessato - ha cominciato a suonare; anzi a pigiare, perché il pianoforte  si sarà rifiutato di emettere suoni. Insomma una sceneggiata per aderire ad una campagna alla quale avrebbe potuto devolvere le spese di una tale strana impresa.

  Ma Einaudi non è l'unico ad essersi cimentato, a favore di telecamere, in una impresa tanto strana che con la musica, lui che è un musicista, non ha nulla da spartire. Altre ci vengono alla mente.Ne ricordiamo solo alcune.

Pensiamo al festival che ogni anno si svolge sulle Dolomiti, dove i musicisti invitati, strumento in spalla fanno chilometri di cammino, seguiti dai loro fedeli adepti, fino a raggiungere il luogo stabilito per il concerto.  Tutti sdraiati sull'erba, i musicisti magari seduti su qualche sasso, inizia il concerto per la gioia delle montagne che  per la prima volta si vedono degnate di tanta attenzione.

  Ancora. Anni fa,  il Venerdì di Repubblica pubblicò le foto di un concerto che un altro musicista pazzo, un pianista, volle fare in cima ad una montagna, all'aperto. L'impresa, di musicale certo non aveva nulla,  ed aveva a che fare  piuttosto con l'alpinismo e le scalate, con le quali dovette misurarsi quel disgraziato pianoforte, strappato controvoglia alle  calorose cure del proprietario o del venditore.

 Se in questi due casi non si è resistiti all'inutile fascino del ghiaccio o della montagna sotto i raggi del sole, vi sono anche oggi casi in cui è la notte a costituire motivo di richiamo. Come accade ogni anno in Campania, a Ravello, con il concerto all'alba, su di una terrazza a strapiombo sul mare, per l'omonimo festival. Guai a toccare quell'appuntamento che l'umidità e la salsedine  non possono far ascrivere  nell'agenda musicale, ma solo in quella delle 'stranezze' meteo, con contorno di musica.

L'ultimo, in ordine di tempo, è quello che l'assessore alla 'ricrescita' culturale del Comune di Roma, Luca Bergamo, aveva pensato per il Capodanno 2017, quando voleva schierata una vera e propria orchestra di violoncelli, parecchie decine, alle 3 della notte sul ponte cosiddetto ' della musica', capitanata da Sollima. Non sappiamo se poi ci ha ripensato, come avrebbe dovuto, data l' insensatezza della  proposta. Nel caso di Roma c'era anche da domandarsi per chi avrebbero suonato quel centinaio di violoncellisti.

Ma perchè i musicisti per primi, non si convincono che la musica va fatta dove la si può fare al meglio e non fra i ghiacci dell'artico o sulle nevi di una cima , fra le montane dolomitiche o nell'umida notte sul mare o su un ponte  che, tolto il nome posticcio, con la musica  non c'entra nulla?

P.S. Relegati nel novero delle stranezze tutti i casi appena citati, ve ne sono di recentissimi che non sono da meno, anche se meno patologici di quelli. Pensiamo ai pianoforti lasciati nelle stazioni aeroportuali alla mercé di tutti ( per reclamizzare l'iniziativa ci si è messo anche qualche pezzo da novanta del mondo musicale, come Pappano!!!), o alle kermesse (Milano e Firenze, in via Tornabuoni) ideate dalla vulcanica fantasia di Daniele Lombardi, nel corso delle quali intere strade sono state 'arredate' con un centinaio circa di pianoforti (verticali) che suonavano agli ordini di inflessibili metronomi. Li volete chiamare concerti? Come pure concerti volete chiamare le sinfonie di metronomi (Ligeti), o le carnevalate guidate da Lang Lang, nelle quali un centinaio di  tastiere  vengono suonate, agli ordini di un direttore 'pizzardone',  da una schiera di ragazzi attenti solo agli ordini del direttore-vigile?

mercoledì 18 marzo 2015

Caracalla sempre più extra e sempre meno opera. Bob Dylan,Elton John,Ludovico Einaudi

Terzo, ma sicuramente non ultimo, annuncio di arrivi straordinari alle Terme di Caracalla la prossima estate per una stagione d'opera che si annuncia ricca, ricchissima, anzi EXTRA. Il 'grande' pop, e rock in aiuto della 'piccola' opera. Fuortes spera così facendo di portare alle terme un pubblico nuovo che poi potrebbe appassionarsi anche all'opera, semplicemente leggendo il cartellone, sempre che non abbia  dato fondo ai suoi risparmi per acquistare un biglietto per i concerti EXTRA. Che sia detto subito costano molto più di quelli dell'opera, sarà forse perchè i concerti 'EXTRA' hanno un'unica data mentre le opere hanno  un bel pò di repliche. Sta di fatto che per il terzo  'grande' rock, arriva Bob Dylan, in apertura di stagione, il 29 giugno, festa a Roma di san Pietro e Paolo, e dunque del  papato e della Chiesa.
 Tolto quel poveraccio di Ludovico Einaudi i cui biglietti si mantengono al di sotto di quelli della lirica( perché italiano?): i più costosi costano 65 Euro(da 45 a 65 Euro),  per Bob Dylan si pagherò da 70 a 120 Euro, e  per Elton John, addirittura da 70 a 250 Euro. Perché tanta disparità fra Dylan e John? Forse perché Dylan resta ancora un fenomeno 'giovanile', e dunque ha seguito fra i giovani  pèer definizione squattrinati, ed oggi senza lavoro; mentre  Elton John, specie dopo l'ultima polemica con Dolce & Gabbana,  si  spera che porti a Caracalla orde di gay, ma solo quelli danarosi, da sempre devoti al loro idolo mamma/papà.
Le Opere a Caracalla ( Bohème, Butterfly e Turandot) saranno più a buon mercato (da 25 a 100 Euro). Un pò più costerà guardare Bolle e i suoi amici volteggiare fra le rovine(  da 25-135 Euro); e meno di tutti costerà, al chiuso del Costanzi lo spettacolo di Bartabas ( da 25 a 40 Euro).
 Non sarà che i prezzi dipendono più che dal richiamo dei singoli artisti, dal costo dei loro spettacoli? E che alla fin fine le opere porterebbero più soldi nella casse dell'Opera di Roma di quanto ne portano i grandi divi del rock, pop ecc...? Chissà.
Riguardo a Bartabas, poi, il più economico, ricordiamo che molti anni fa, quando venne a Roma, per la prima volta,  invitato dal Festival RomaEuropa, vi fu una polemica, alimentata dalla stampa, sul costo esorbitante della cosiddetta 'opera equestre'. E si disse anche altro, si parlò di una  'stecca'... se non ricordiamo male. Oggi Bartabas è diventato economico, a seguito della crisi o perchè richiama meno di un tempo; o perchè  i cavalli costano meno degli uomini- non ce ne vogliano i cavalli e quelli della 'protezione animali'.
 Poi un giorno, non molto lontano, bisognerà discutere anche la politica dei prezzi. Con il permesso ed il consenso anche del Ministero che finanzia per la maggior parte tutti i teatri ma che nella politica dei prezzi non si è mai impicciato. E male ha fatto e fa tuttora.

Alla agenzia ( D'Alessandro e Galli) che organizza gran parte dei concerti di Caracalla e Auditorium, ma non solo, in una recente intervista s'è chiesto:
Cosa pensa, da agenzia sul prezzo sempre crescente dei biglietti? E di chi lamenta un eccessivo cachet per gli artisti?
Posso assicurare che ancora nel nostro paese il prezzo dei biglietti è meno caro rispetto ad altri paesi della Comunità. Posso supportare questa affermazione vedendo i biglietti del Summer Festival che vengono acquistati dall’estero. Grazie ai voli low cost, e ai costi di pernottamento, per uno straniero è più conveniente venire a Lucca a vedere il concerto del suo artista preferito. Mentre per quanto riguarda il compenso degli artisti, sono abbastanza d’accordo, ma non condanno gli artisti. In fondo succede come nel calcio: se una squadra vuole un campione offre un ingaggio maggiore, questa purtroppo è la dura realtà del mercato, e comporta che le società più potenti hanno i nomi più belli alzando l’offerta d’ingaggio. Nella nostra realtà succede la stessa cosa: le multinazionali dello spettacolo si accaparrano a suon di milioni i nomi più belli e ‘drogano’ il mercato. Gli artisti cosa dovrebbero fare? Se qualcuno offre sempre di più loro accettano, sarebbe stupido il contrario. Questo però toglie sempre più risorse da dedicare agli esordienti, ed è infatti uno dei tanti motivi del successo dei talent in TV, orami l’unico trampolino per molti giovani che invece di una lenta e dura gavetta, si vedono nell’arco di pochi mesi lanciati sotto i riflettori dello showbiz, e non tutti reggono fino alla fine”.


sabato 14 marzo 2015

FUORTES PORTA ALL'OPERA DI ROMA IL MODELLO AUDITORIUM

C'era da scommettere sulla piega che avrebbe preso la programmazione dell'Opera di Roma, nella stagione estiva come anche  in quella invernale con l'arrivo di Fuortes: avrebbe trasferito all'Opera il 'modello Auditorium' dove i linguaggi e le forme convivono tutto sommato felicemente.
Ma l'Auditorium non può fare teatro, perché l'architetto,  non dell'universo ma dell'auditorium, non ha previsto in nessuna delle tre sale, la buca per l'orchestra, in caso di rappresentazioni; ed anche  quel similgolfo mistico che  adorna, a livello palcoscenico, la sala più piccola, intitolata a Goffredo Petrassi, è inadatto allo scopo.
 Fuortes, trasferitosi armi e bagagli al Costanzi importa in teatro quel modello di programmazione che all'Auditorium funziona ma che impiantato all'Opera è aperta dichiarazione di scarsa fiducia nelle potenzialità del melodramma di attrarre pubblico. Perchè  non lo conosce.
 In fondo la pensavano quasi allo stesso modo, purtroppo, anche  Alessio Vlad e Muti, negli anni passati, quando sostenendo che Caracalla non doveva più essere quella scena 'popolare' che da sempre è stato - il che non vuol dire che le cose non si possano fare bene, come in questi ultimi anni, fra varie traversie, non si sono fatte - parlarono e misero in atto un 'Festival Caracalla' portandovi rappresentazioni che se gratificavano compositori d'oggi ( Battistelli) e  giovani promesse della regia, come  la giovane Chiara Muti, o giornalisti amici del teatro, come Valerio Cappelli, con il suo spettacolo su Carlos Kleiber, fatto assieme a Mario Sesti, non facevano certo bene alle casse del teatro, perchè  ospitate in luoghi  certamente più ameni del grande palcoscenico, ma di dimensioni salottiere, nei quali il pubblico non superava qualche centinaio di unità. Con quali ricavi è facile immaginare a fronte di spese ingentissime, perchè a quelle non si è mai badato all'Opera di Roma.
 Ora Fuortes - in sintonia ancora con Vlad ( resta o non resta?) - porta a Caracalla due monumenti dell'altra musica: Elton John il 12 luglio e Ludovico Einaudi il 2 agosto: due pulci sul grande elefante della platea delle terme, con una amplificazione che per il melodramma non è certo il massimo, e che per i due alieni sarà solo pompata per creare frastuono.
 E sul sito del teatro l'arrivo di Elton John viene così annunciato: ' non solo opera, ma il grande pop' che tradotto, si legge: qui non c'è solo quella rottura dell'opera, vi portiamo il grande Elton John ecc...
 Chi scrive questo sul sito di un teatro d'opera che vuole diventare internazionale, andrebbe licenziato su due piedi. E il responsabile è Filippo Arriva che, stranamente, andava bene nella gestione di  Catello De Martino ed evidentemente continua ad andar bene anche nella gestione di Carlo Fuortes che non bada tanto per il sottile.
 E che dire dello spettacolo di balletto con la musica registrata che per un teatro d'opera è quasi una bestemmia, nonostante tale modalità sia prevista dagli accordi sindacali e contrattuali dell'orchestra che in passato se ne è giustamente lamentata?
 E, infine, mentre procedono le recite a Caracalla, al Costanzi va in scena 'Golgota'  spettacolo di teatro equestre del famoso Bartabas che forse alle terme sarebbe stato più spettacolare e suggestivo.
 Capirà Fuortes che sta su una strada sbagliata? O c'è qualcuno che  glielo farà capire? Certamente non i componenti del consiglio di indirizzo che, a digiuno di modi e tradizioni del melodramma, la penseranno certamente come lui. Neanche a dire che, alla fine, tenterà il tutto e per tutto l'Alessio Vlad o il suo sostituto, ammesso che Fuortes voglia mandarlo a casa. Non non sarà nè lui nè il suo sostituto a fargli cambiar strada, perchè si può immaginare già come la penseranno-  e di Vlad si sa con certezza.