Sentire / Assolutamente musica: Murakami incontra Ozawa
Parlare di musica, lo sappiamo, è una sfida. Specie se si tratta di musica assoluta e non di opera. Ma paradossalmente questo libro, nato come una conversazione tra lo scrittore Murakami e il direttore d’orchestra Ozawa, non ci fa caso.
Il segreto sta nella naturalezza: con grande semplicità Murakami si ritrova a parlare di musica con Ozawa, all’epoca convalescente. Gli incontri, che si succedono l’un l’altro, giovano alla salute del direttore d’orchestra e rivelano allo scrittore se stesso. Murakami scrive infatti: «Nel corso dei nostri incontri ho capito di voler rendere conto di una risonanza naturale del cuore. La risonanza del cuore di Ozawa, ovviamente, che ho ascoltato con la massima attenzione. Dopotutto, io facevo le domande e lui rispondeva. Ma spesso nelle sue parole sentivo l’eco del mio cuore» (p. 11).
Nella Prefazione Murakami mette le mani avanti definendosi un dilettante. Fin dalle prime pagine, però, l’oculatezza delle scelte musicali rivela un ascoltatore sopraffino, mentre Ozawa, serenamente, si lascia interrogare su temi grandi e piccoli, arcinoti o privati, interpreti poco conosciuti o di prima grandezza. Come volevasi dimostrare, nella Postfazione Ozawa rivela: «Nessuno ama la musica quanto Haruki. Sia la musica classica che il jazz. Non solo la ama, ma la conosce benissimo» (p. 301).
Il terreno su cui germogliano gli ascolti musicali è l’incontro raro e prezioso di due anime e due diverse sensibilità che via via molto scoprono di avere in comune: il rigore dello studio, la disciplina della scrittura, certi abiti mentali. Ma – si chiederà forse a questo punto il lettore – la letteratura e le librerie non son forse piene di incontri eccezionali? E invece no, almeno non sul terreno della musica.
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