domenica 11 maggio 2025

Giuli patriota e neo capocomico della compagnia della cultura di Destra

 

Giuli: "Noi patrioti della cultura, a sinistra solo i comici". Il ministro risponde alle critiche di Cucciari e Germano

«La sinistra pensava che la cultura fosse roba loro», «avevano intellettuali e li hanno persi, si sono poi affidati agli influencer, ora gli sono rimasti i comici e basta», mentre «noi abbiamo fatto del Mic il ministero del popolo della Cultura, facendo uscire la cultura dalle stanze polverose dei salotti».

Così il ministro Alessandro Giuli ha chiuso oggi a Firenze 'Spazio culturà, la due giorni organizzata dai gruppi parlamentari di Fdi che ha rappresentato una sorta di 'stati generali della culturà di Fratelli d’Italia. «Stiamo governando la cultura veramente da patrioti», ha detto ancora il ministro, «il 30% degli italiani oggi sono rappresentati, oltre che da un governo solido e con grandi prospettive, da un’identità culturale, quello che fino a pochi anni fa era rubricata a sottocultura antisistema». Dal palco Giuli ha replicato alle recenti critiche dell’attore Elio Germano, e anche alla comica e conduttrice Geppi Cucciari, in occasione della cerimonia dei David di Donatello. «C'è una minoranza rumorosa che si impadronisce perfino dei più alti luoghi delle istituzioni italiane, il Quirinale, per cianciare in solitudine, isolati - ha detto -, mi riferisco a Elio Germano». «La riforma del tax credit mica l’abbiamo voluta noi ma è il frutto di una denuncia dei protagonisti dell’industria culturale del cinema che hanno detto: intervenite, basta con rendite e privilegi. Al mondo del cinema stiamo dando una riconfigurazione, scusa Geppi se uso la parola riconfigurazione. Si sentono attaccati nelle loro rendite da questa operazione verità voluta dal mondo del cinema». Nel mirino del ministro anche la fondazione del museo Ginori di Sesto Fiorentino, dopo le polemiche seguite alla mancata riconferma del suo ex presidente, Tomaso Montanari: «La Fondazione Ginori è tropo importante perché non venga amministrata bene. Bisogna lavorare più che stare in tv, depoliticizzare la governance della fondazione Ginori, anche in presenza di un preaccordo con uno specchiato odiatore militante come Montanari, è un dovere civile». Pronta la replica di Montanari: «Giuli sostiene di aver 'depoliticizzato la governance della fondazione Ginorì, nominando un avvocato già assessore di Alemanno al posto di uno storico dell’arte senza alcuna affiliazione politica. La mia nomina fu tutto tranne che politica. La mia sostituzione, invece, è totalmente politica». Il riferimento è a Marco Corsini che - fanno notare dal Mic - ha lavorato, oltre che con Gianni Alemanno, anche con «Paolo Costa, Pd». Botta e risposta a distanza, poi, con la sindaca Sara Funaro, sulla mancata intitolazione a Firenze di un luogo a Giovanni Gentile. E, sempre su Firenze, parole di grande apprezzamento per il progetto Uffizi Diffusi, mentre per la direzione generale del Teatro della Toscana, «il migliore successore di Giorgetti si chiama Giorgetti». Giuli ha anche parlato dei numeri raggiunti nel 2024 a livello di visitatori e incassi per i musei e i parchi archeologici statali, «un risultato superiore perfino ai livelli pre-Covid. È il segno di quanto il governo stia ben operando e di come la cultura e la bellezza italiane siano riconosciute e apprezzate nel mondo». Tra gli ospiti della kermesse fiorentina l’Ad della Rai Giampaolo Rossi: «L'audiovisivo è strategico da un punto di vista industriale ma soprattutto identitario e culturale. La Rai non è solo un’azienda, è un hub industriale che tiene insieme quasi da solo l’intera industria dell’audiovisivo».

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