martedì 13 maggio 2025

A Luciano Berio. In memoriam. Podere 'Il Colombaio'- Radicondoli ( Siena)

 Al solo nome quel podere lussureggiante nella campagna senese, scelto da Berio per abitarvi, richiama immediatamente alla memoria uno degli episodi da dimenticare  dell'intera mia carriera professionale. Ne ho già scritto su questo blog raccontando di una intervista effettuata a casa Berio molti anni fa, e destinata al Venerdì di Repubblica.

 Registrata, trascritta e inviata, per pura cortesia, all'intervistato, quella intervista,  effettuata in assenza della moglie di allora, al suo ritorno fu  dalla medesima emendata in più punti dove il musicista aveva fatto cenno alle sue relazioni sentimentali ed ai figli avuti da quelle. Non c'era nulla che non si potesse dire o che non fosse già arcinoto. Ma la signora - non può che essere stata Lei- influì  o forse ingiunse al musicista di cambiare in più punti quell'intervista ( REGISTRATAAAAA) cancellandone anche interi passi. 

L'intervista uscì nella versione proposta da Berio e signora, solo perchè io non mi impuntai, mentre avrei potuto ( Scalfari era d'accordo), dopo che il mitico direttore ebbe a dirmi di lasciar perdere, perchè 'Berio aveva amici potenti e aveva telefonato a tutti quelli di Repubblica'.

 Naturalmente dopo il mio rifiuto a pubblicare la versione dei coniugi Berio, arrivò al giornale anche la diffida del loro legale (la qual cosa la signora Berio ha fatto anche quando quell'intervista nella versione originale, minacciai di pubblicarla su Music@ molti anni dopo. Che poi ho fatto togliendo tutti gli accenni alle vicende familiari del musicista dei quali non interessava  nulla a nessuno. (La signora Berio non può averla vista e letta nella versione cartacea perchè di quel  numero ne feci stampare a mie spese poche copie, dopo che l' incivile direttore di Conservatorio aquilano, editore della rivista, ne vietò l'uscita. E comunque da qualche parte  sul web la si può leggere).

 Al centro studi Berio chiesi anni fa la ragione della mancata pubblicazione di quella intervista fra quelle di Berio. Non mi è giunta ancora risposta.

  La scelta di non pubblicarla era naturalmente stata assunta dalla signora Berio della quale almeno un paio di volte ho scritto,  a seguito delle sue partecipazioni, contestatissime e discusse, come dramaturg o qualcosa di simile, a Salisburgo e Firenze, quando i rispettivi sovrintendenti dovettero rispondere duramente al musicista , dando la colpa degli eventuali disguidi a sua moglie. Ma anche quando notammo una singolare coincidenza. La signora era risultata vincitrice di un concorso universitario  davanti ad una commissione presieduta de Petrobelli, che pochi mesi dopo quella sessione di concorso universitario, tenne una lectio magistralis a Santa Cecilia, compensata da Berio - munifico sovrintendente con i soldi altrui - con ben 70.000 Euro. Una cifra - direbbero anche al baretto di Radicondoli.

 Quando raccontai a Cali Ballola quella storia, il noto musicologo, accademico di Santa Cecilia,  andò su tutte le furie.

 Comunque si festeggi pure il musicista Berio a Radicondoli, ma l'uomo no. Non posso dire se per responsabilità tutta sua o di qualcun altro non difficile da identificare. Ma devo ammettere,  non senza dispiacere, che Berio è stato nella seconda parte della sua vita - nella prima con me è sempre stato gentile, ossequioso addirittura -  persona spregevole. Mi ha perfino denunciato (ma sempre con i soldi di altri, quelli di Santa Cecilia e dei suoi avvocati).

  

3 commenti:

  1. Caro Acquafredda, come sa io apprezzo molto la Sua franchezza. E visto che Lei è uno dei pochi (se non addirittura il solo) a cantare fuori dal coro, posso chiederLe perché nel 2000 gli accademici di Santa Cecilia scelsero questo signore? Io ho ricordi pessimi della sua gestione. A parte la la mancata installazione dell'organo (che non è certamente il solo problema di quel cesso di Auditorium) e le umiliazioni a ripetizione inflitte a Chung, io ho memoria di programmi musicali infarciti di musica atonale buoni solo ad allontanare il pubblico e di una sfilata di direttorucoli in grado solo di regolare un metronomo. Ricordo anche come il gruppo Repubblica-L'Espresso fosse letteralmente ai piedi di Luciano Berio (mentre Stampa e Corsera non si stancavano d'incensare il dio-sceso-in-terra Renzo Piano). Ma questo non è più un problema, ormai i giornali servono solo per incartare le uova.

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  2. la memoria non riesce ad andare indietro tanto, allora- ricordo bene- ne scrissi su Suono. MI pare che Berio fosse stato nominato 'commissario' da Rutelli, dopo la fuga di Cagli, protestato dai complessi artistici dell'Accademia a causa del nuovo statuto. Berio si insediò e poi, su iniziativa di alcuni accademici, fu candidato alla sovrintendenza. Appena arrivato, da tipico dittatore assoluto, produsse alcuni cambiamenti, mise i suoi e via dicendo. rispondendo ad ogni contestazione, come risponde ora Giorgia e si suoi: sono stato eletto comando io.
    Fra le altre cose si aumentò il compenso portandolo ad oltre 300.000 Euro.
    Ricordo invece benissimo una furiosa litigata che ebbi con lui, durante una conferenza stampa, nella quale, ad una mia domanda replicò : lei stia zitto. Io mi alzai dalla sedia e puntandogli l'indice contro: gli dissi, non si azzardi più a dirmi una cosa simile. Berio cominciò a tremare comma una foglia, non si aspettava questa mia reazione. La conferenza stampa continuò, nella indifferenza di tanti colleghi presenti che non avrebbero mai osato mettersi contro il 'grande' compositore, piccolo miserabile uomo. Ne scrissi all'associazione critici musicali, neanche una reazione. Loro erano impegnati, allora come oggi, a distribuire premi 'Abbiati, per il resto non hanno tempo ,l e anche per questo non contato nulla da tempo.
    Poi Berio mi denunciò per calunnia, quando scrissi che alcuni soci, con un escamotage, mettendo pochi soldi erano riusciti ad avere un posto nel Cda.
    Lui che aveva fatto in America le famose lezioni, non certo di italiano, tradusse per termine con 'imbroglio'. La denuncia fu ritirata da Cagli al suo ritorno in Accademia, come aveva preannunciato uno che l'Accademia e Cagli ancor più li conosceva bene: Francesco Gennaro: 'Cagli ritornerà' ( e ci resterà ancora per molti anni).
    I rapporti con Berio, prima deferente, quasi servile nei mei riguardi (come testimoniano certe lettere che conservo gelosamente e il cui contenuto ho già rivelato prima d'ora) si rovinarono a causa di quella famosa intervista per 'Il Venerdì di Repubblica', contestata e rimaneggiata dalla moglie più che da lui. Il resto l'ho raccontato anche altre volte, oltre la presente. Spero che questo abbia soddisfatto la sua curiosità, caro servandoni

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    1. L'ha soddisfatta eccome, caro Acquafredda, e io La ringrazio molto.

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