giovedì 3 maggio 2018

Sindaca Appendino, ascolti la nostra musica

Gentilissima Presidente Chiara Appendino,
con il nostro appello vogliamo invitarla a parlare di arte, cultura e musica, argomenti assenti nel dibattito di questi giorni. Dal 1740 il Teatro Regio è una delle più importanti istituzioni culturali italiane e la sua attività ha contribuito all’evoluzione del gusto e dei costumi dei nostri concittadini.
Noi Artisti dell’Orchestra del Teatro Regio - insieme ai nostri colleghi del coro, maestri, collaboratori, tecnici e amministrativi - crediamo di avere una missione molto importante all’interno della società: quelle di diffondere il complesso messaggio universale della musica e trasmettere, al nostro pubblico, intense e profonde emozioni. Riteniamo che migliore sia la qualità artistica del nostro lavoro e più intensa diventi l’esperienza per chi partecipa. Come nella musica un’attenta concertazione produce armonia, nonostante e grazie a contrasti e dissonanze, così pensiamo possa accadere anche nel confronto dialettico e nello scambio di legittimi punti di vista.
Gradiremmo coinvolgerla, insieme a tutte le persone a cui sta a cuore il tema della cultura, a considerare le nostre riflessioni e confrontarci sul tema della qualità della nostra produzione artistica e sulla funzione che questa svolge per la città di Torino.
                                                                                   Orchestra del Regio

mercoledì 2 maggio 2018

Le età dei direttori d'orchestra. E quelli italiani più in vista

Incuriosisce il fatto  che si parli ancora  di 'giovani' direttori, quando hanno già una quarantina d'anni. E, invece, non dovrebbe incuriosire e neppure meravigliare, perchè il mestiere del direttore ( a differenza di tutti gli altri musicali, compreso quello del compositore, per non parlare anche degli strumentisti, che possono tutti sbocciare  molto presto) è un mestiere che si può anche esercitare da giovanissimi, per la gioia del pubblico soprattutto che  si intenerisce per  il piccolo genio e non distingue più il valore dall'apparenza, ma che si acquisisce  con gli anni. E quaranta, nel nostro caso, non sono molti.

Certo si pone, poi, il problema  di quando cambiare aggettivo; quando, insomma, un direttore non è più da considerare un 'giovane' direttore, ma un direttore 'adulto', un 'direttore' 'tout court'. Mentre, per gli anni successivi, il problema non si pone: si passa, saltando alcune tappe, immediatamente al direttore 'maturo'.

La settimana scorsa il problema, sotto altra prospettiva , se l'è posto il settimanale 'L'Espresso',  con un lungo articolo dedicato ai 'giovani' direttori - nel senso  che dicevamo prima - italiani, ed alla tradizione  italiana rintracciabile anche nel suono dei nostri solisti e delle orchestre italiane, da cui speso provengono i nostri direttori. Un  suono che differisce da quello tedesco, ad esempio, o russo, o americano. Diciamo anche che la conoscenza, vera o data per scontata, del repertorio operistico italiano conta molto per questi direttori chiamati all'estero.

 'L'Espresso',  passando in rassegna alcune nostre promettenti glorie del podio che si stanno facendo largo anche all'estero, scrive che giovani direttori italiani li troviamo anche in Cina, Australia, Americhe - fuori i nomi!

Ma, mentre il riferimento a Rustioni, come a Battistoni ed anche a Mariotti - il più apprezzato di questi - sembra giustificato, non altrettanto  si può dire per Francesco Lanzillotta ed alcuni altri che il settimanale si propone di promuovere senza averne ancora le prove,  che non è in grado di fornire, per assenza di capacità di giudizio. Più semplicemente, della sfilza di giovani direttori,  di ambo i sessi, Riccardo Lenzi dell'Espresso  ha forse sentito solo alcuni, e perciò l'elenco potrebbe averglielo fornito qualche agenzia  non troppo disinteressata. E pensiamo ai casi di Matteo Beltrami, Valerio Galli  ed altri; mentre  diverso, perchè promettente, è il caso di Michele Gamba che Barenboim ha voluto come assistente a Berlino, e  una sicurezza è già Lorenzo Viotti.

 Analogo discorso meritano le direttrici donne  o direttore 'al femminile', come si preferisce dire oggi. Fra tutte emerge Speranza Scappucci (anche Lei ha un piccolo incarico all'estero) ma le altre citate sono oggi semplici promesse,  mentre ce n'è qualcuna, ed una in particolare su tutte, da considerare, alla prova dei fatti che volutamente  si intendono ignorare, per le ragioni  alle quali abbiamo accennato in principio, una promessa mancata,  un fuoco fatuo, accesosi per l' ancor giovane età anagrafica e per la bella presenza.

Ma c'è anche Silvio, che quando decide di straparlare non lo frega nessuno

Anche l'ex Cavaliere,  che nei giorni di campagna elettorale per le Regionali in Friuli Venezia Giulia s'è dato molto da fare, nel disperato tentativo di togliere a Salvini lo scettro di  capo del centrodestra, per quanti sforzi abbia fatto per apparire persona normale, non gli è riuscito fino in fondo .

E, in una delle tante volte in cui ha gettato fango e denigrato gli avversari politici, i Cinquestelle, dipinti nei modi più bassi ed irriverenti ('nella mia azienda potrebbero solo pulire i cessi!' :l'apprezzamento più lusinghiero che si è ascoltato uscire dalla sua bocca), ha detto che i friulani, che si sono confidati con lui, gli hanno detto, sul pericolo pentastellato al  governo : "ci sentiremmo come si sentirono gli ebrei in Germania  quando  prese il potere Hitler".

 Riferito da uno come l'ex Cavaliere -  ma  noi non crediamo che i Friulani abbiano usato una simile espressione - le  cui  nefandezze ed anche  crimini, si sono meritati una condanna definitiva dalla Cassazione - e tralasciamo volutamente  tutto il resto, che ha a che fare con volgarità  e postriboli, che avrebbe dovuto far vergognare un uomo politico così in vista, ma non l'ha fatto - gli avrebbe dovuto  meritare una ulteriore sanzione pubblica o qualcosa di più, che comunque non c'è stata, ritenendo che da quella bocca...

 Sullo stesso tema, aveva detto qualcosa di assai simile, davanti al Parlamento europeo, riferendosi all'allora presidente, nel disappunto generale. Allora, che era presidente del Consiglio, tutto il nostro Paese si vergognò per lui, Lui no!


Palloni gonfiati e teste vuote: gli uni e le altre comunque irresponsabili. Da kanye West ad Abu Mazen a Nello Mususmeci

Cominciamo da un pallone gonfiato, esponente di una famiglia assai invista, dove di gonfiato c'è anche molto altro. Parliamo di Kennye West, marito della  supergonfia Kim Kardashian. In una intervista pubblica, davanti ad un pubblico rumoregiiante che egli ha ripreso, ha detto: se ci sono stati schiavi, e da quattrocento anni, è perchè l'hanno voluto anche i neri. Insomma i neri, schiavi, non sono estranei al loro  tragico destino. Occorre ribellarsi  per non continuare ancora per altri 400 anni nella schiavitù. Ribellarsi come? Sposando  la gonfiatissima Kim?

Abu Mazen  presideete della Autorità Palestinese non è stato da meno in fatto di  dichiarazioni imbecilli, da persona irresponsabile, dimostrando che ormai la testa non lo assiste più. La shoah è conseguenza del comportamento degli ebrei - ha dichiarato. Impossibile ogni commento.

Nello Musumeci, da qualche mese governatore della Sicilia, in quota centrodestra, anzi 'Fratelli d'Italia', durante la discussione del bilancio regionale, constatando che  mancavano  alcune centinaia di milioni , quasi 300, per chiudere il bilancio in pareggio, ha detto, davanti ai consiglieri (  che in Sicilia si chiamano parlamentari, ed il Consiglio, Assemblea, o Parlamento regionale, per far sapere al mondo che loro sono pagati quanto i Parlamentari del Parlamento nazionale) allibiti: quella cifra che manca corrisponde all'incirca a quella spesa per i disabili e malati gravi,  e che se non li dovessimo assistere, potremmo spendere in altro modo. Imbecille? Di più. Perchè non ha pensato di tagliare  emolumenti e pensioni e molto altro dei componenti l'assemblea siciliana per reperire altre risorse da destinare al bilancio regionale?

 Mettendo da parte quel pallone gonfiato di West, i due uomini politici meriterebbero, se alle parole venisse dato il giusto peso, di finire davanti al tribunale europeo per i diritti dell'uomo, sperando  in una loro condanna a vita e inibizione da qualunque incarico pubblico.

P.S. (dal Corriere della Sera)
La schiavitù negli Stati Uniti?«Se è durata 400 anni parlerei di una scelta». La dichiarazione del rapper Kanye West, noto per non avere peli sulla lingua, indigna il mondo. Il cantante, 40 anni, era a «Tmz live» per presentare i suoi nuovi album quando si è lasciato andare a considerazioni sugli schiavi che hanno lasciato interdetto il conduttore della trasmissione Van Lathan: «Io penso che lei non stia pensando — ha replicato —. A differenza sua noi dobbiamo vivere ogni giorno in una società in cui ci sentiamo minacciati. Dobbiamo affrontare la marginalizzazione che viene da quei 400 anni di schiavitù che lei definisce una scelta».
Immediate le proteste sui social. «Kanye è la pericolosa caricatura dell’afroamericano libero pensatore — ha commentato su Twitter Symone Sander, della Cnn —, francamente sono disgustato. Non posso credere di dover ribadire che la schiavitù è quanto di più lontano ci sia dalla libera scelta».


Da TPI Plus

Cosa ha detto Abu Mazen

La dichiarazione che ha scatenato la bufera è stata pronunciata da Abu Mazen lo scorso 30 aprile, durante la riunione del Consiglio nazionale palestinese a Ramallah, in Cisgiordania.
“In Europa orientale e occidentale gli ebrei sono stati periodicamente massacrati nei secoli, fino all’Olocausto”, ha detto il presidente dell’Autorità palestinese. “Ma perché questo è accaduto? Loro dicono: ‘È perché siamo ebrei’. Vi porterò tre ebrei, con tre libri, che dicono che l’odio verso gli ebrei non è causato della loro identità religiosa, ma dalle loro funzioni sociali. È un problema differente. Quindi la ‘questione ebraica’, che era diffusa in tutta Europa, non era diretta contro la loro religione, ma contro le loro funzioni sociali, legate all’usura, all’attività bancaria e cose del genere”.
Abu Mazen ha anche negato che gli ebrei ashkenaziti, discendenti delle comunità ebraiche stanziatesi in Germania e nell’Europa nord-orientale, fossero in realtà semiti: “Non hanno alcun rapporto con i semiti”, ha sottolineato.
Gli ebrei ashkenaziti costituiscono una delle più grandi comunità di Israele: anche il premier Netanyahu vi appartiene.
Non è la prima volta che Abu Mazen esprime opinioni sull’Olocausto che suscitano polemica.
Una dissertazione studentesca che l’attuale leader scrisse all’inizio degli anni Ottanta sosteneva che c’era stata una “relazione segreta tra nazismo e sionismo” prima della guerra e sembrava mettere in discussione il bilancio delle vittime dell’Olocausto, ufficialmente riconosciuto pari a 6 milioni.
In seguito Abu Mazen ha minimizzato le accuse di negazionismo. Nel 2003 ha affermato: “L’Olocausto è stato un crimine terribile e imperdonabile contro la nazione ebraica, un crimine contro l’umanità che non può essere accettato dall’umanità”.

Da Sky TG 24

Durante l'esame della manovra finanziaria il Governatore ha detto: "Senza casi gravissimi avremmo decine di milioni in più per altri settori". Dura la reazione di comitati e opposizioni. Poi il Presidente ha replicato: "Sono solo speculazioni"

"Se non ci fossero stati i disabili gravissimi, avremmo forse potuto disporre di qualche decina di milioni in più per collocarli in settori attualmente carenti di disponibilità finanziaria”.  La frase, pronunciata dal presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci in Assemblea regionale, dove da due giorni è in corso l'esame della manovra finanziaria, ha suscitato dure reazioni da parte dell'opposizione e di alcune associazioni di disabili. 

La frase

Musumeci è intervenuto in aula per parlare dei fondi destinati alle persone con gravi disabilità. Il video del suo intervento è stato condiviso sulla pagina Facebook “Siamo Handicappati No Cretini” con un lungo post che accusa il presidente della Regione Siciliana di “trasmettere odio sociale” nei confronti dei disabili. “Ci scusi se abbiamo la colpa di esistere e se siamo così numerosi - hanno scritto sul social network -. Ma non siamo disposti ad accettare 'soluzioni finali'".

Festival famigliari ne esistono in ogni parte del mondo. Anche in Italia; ma somigliano poco a quello degli Jarvi a Parnu

Dobbiamo confessarlo: non ne sapevamo nulla. Del Festival che da una decina d'anni almeno si svolge d'estate a Parnu, in Estonia, sul Baltico,  Parnu Music Festival, durata una settimana, concentratissimo con molti appuntamenti,  animati e coordinati dai componenti una nota famiglia di musicisti del paese, emigrati da molti anni negli Stati Uniti ed attivi, in ogni dove:la famiglia Jarvi che finora vanta tre direttori d'orchestra, dal capostipite Neeme, al più noto di tutti, Paavo, al terzo Kristjan, cui va aggiunta  una componente femminile, Maarika, flautista. Con una appendice gloriosa, non famigliare, nella persona di Arvo Part, compositore estone notissimo ed apprezzatissimo.

Avremmo però dovuto sapere di questo singolare Festival, noi che siamo lettori accaniti ed incalliti di giornali, perché 'La Repubblica' che  ha pubblicato la notizia l'altro ieri, ne aveva già scritto a lungo, nel 2011, a firma della stessa giornalista di oggi, con una intervista a Paavo Jarvi, figlio di Neeme e fratello di Kristjan e Maarika.

 E comunque la notizia appariva assai curiosa, per il fatto che una famiglia di musicisti emigranti, ogni anno, amava tornare nella propria terra di origine per regalare ai connazionali un pò di ciò che  bravura, impegno  e fortuna    le avevano abbondantemente riservato. Dunque un festival che rappresentava un atto di estrema generosità.

E, per questo molto diverso da tante saghe famigliari, imposte, che abbiamo tutti sotto gli occhi anche in Italia. A cominciare dal Ravenna Festival (RAF) che ha al vertice Cristina Muti, come maggior esponente musicale, suo marito Riccardo, gloria ravvenate ma prima ancor pugliese ed italiana; regista la figlia Chiara, e regista anche la madre, pianista, infine, il marito di Lei, David Fray. Insomma tutta una famiglia per un festival super finanziato nella città di loro residenza abituale, di grande qualità - occorre ammetterlo. Ma quell'eccessiva presenza famigliare non può non disturbare.

Ci sono anche festival 'minori' dove regna sovrana la famiglia, dal fondatore agli eredi. E' il caso del festival pianistico di Bergamo e Brescia, dove al fondatore  Agostino Orizio, direttore, è succeduto sul podio ed alla direzione del festival il figlio, Pier Carlo, che, da quel che ne sappiamo,  ci sembra diriga solo nel suo festival.  ma forse non siamo sufficientemente informati. Gli Jaarvi hanno  carriere internazionali?

 Ci sarebbe poi anche il Rossini Opera Festival (ROF), al cui vertice, solo da poco si è fatto da parte, non senza qualche rancore e malumore personali, il sovrintendente e fondatore Gianfranco Mariotti, ma dove lavorano stabilmente negli uffici due suoi figli, ed anche un terzo, il più noto della famiglia, il direttore Michele, è spesso presente, in coppia anche con sua moglie,  Olga Peretyatko, cantante notissima, conosciuta a Pesaro e poi inanellata.

 Ed  anche altre isitituzioni, a conduzione famigliare, finanziate con soldi pubblici,  ma ereditate per generazioni: come la Istituzione Universitaria dei Concerti di Roma, in mano alla famiglia Fortuna dalla sua fondazione, avvenuta nel dopoguerra; o come l'Accademia Filarmonica Romana  dove  la famiglia Panni, in vario modo,  continua ad essere sempre presente, dopo la capostipite Adriana, indimenticata.

Infine ci sono le famiglie che hanno sempre contato, e in tempi recenti ancora di più per la cronica mancanza di lavoro e possibilità in ogni campo. Ne abbiamo, anche in questo caso,  scritto tante volte
delle famiglie Abbado o Vlad. In questi casi, come  sottolinea la sapienza popolare, vale il detto: 'una mano lava l'altra e tutte e due aiutano a campare'. Ben detto!

E se perfino il potentissimo Salvo Nastasi, sponsorizzato e protetto anche da Gianni Letta, al vertice del Ministero della Cultura da oltre un decennio, ha dovuto lui  trovare lavoro a sua moglie, Giulia (nel Teatro San Carlo, dove era commissario del Governo) che appartiene ad una famiglia di pesi massimi ( Minoli/ Bernabei), vuol dire  che non ci si fa scrupolo di nulla per trovare lavoro ai propri famigliari. Perchè nessuno, specie in Italia, può contare solo su capacità, professionalità e voglia di lavorare, per  farsi strada. E allora interviene la famiglia, quando ne ha la possibilità!

martedì 1 maggio 2018

Ancora su Ladri di biciclette di De Sica. Gli spocchiosi, interrogati, non rispondono

Una decina di giorni fa, alla lettura della notizia ('Corriere della Sera') che la Cineteca di Bologna, aveva restaurato in digitale il capolavoro di De Sica e che lo avrebbe presentato fra pochi giorni al Festival di Cannes, ci siamo domandati  che fine aveva fatto il precedente restauro, di dieci anni fa,  sempre in digitale,  a cura dell'Associazione 'Amici di Vittorio De Sica', finanziato dal Casinò di Venezia e presentato nella serata inaugurale del Festival  del Cinema di Venezia di quell'anno, con grande risalto sulla stampa internazionale.

Domanda sacrosanta anche per il  fatto che di quella pellicola restaurata in digitale la San Paolo Film produsse successivamente un DVD - commercializzato nei primi mesi  del 2009 dal 'Corriere della Sera', cui venne accluso - e un paio di anni dopo, anche un Blu - Ray, che le riviste specializzate lodarono per la sua qualità.

 Abbiamo pubblicato sull'argomento molti post,nei giorni scorsi, riprendendo dalla stampa italiana le notizie che all'epoca si lessero sull'avvenuto restauro.
 E visto che la pubblicazione di tutte quelle notizie non ha sortito effetto alcuno:  nè una risposta e neppure una chiarimento, abbiamo scritto all'Associazione 'Amici di Vittorio De Sica', un tempo presieduta dal figlio del grande regista, Manuel, scomparso qualche anno fa, e all'Ufficio stampa della Cineteca di Bologna.

 Ad oggi ancora nessuna risposta, nessun chiarimento: nè dall'Associazione romana che sembra a tutti gli effetti defunta con la morte del suo presidente  - non ha neanche un sito, ma solo un indirizzo di posta elettronica, rimediato in rete fortunosamente - e neppure dalla viva e vegeta ed anche superattiva e benemerita Cineteca di Bologna, artefice di questo secondo  restauro, per noi ingiustificato.

L'impressione che abbiamo in questo caso è assai simile a quella che molti giornalisti si fanno quando rincorrendo o incalzando alcuni politici non riescono a cavargli dalla bocca neanche una sillaba,  a causa della loro spocchia che, come malattia sociale, sembra diffondersi ogni giorno di più e diventare endemica.

 E comunque, nonostante tutto, continuiamo a sperare che, alla fine, qualcuno risponda.

Ilaria Borletti Buitoni dalla parte del sindaco di Venezia, Brugnaro che, però, non la saluta ( da Venezia Today)

Sottosegretario Borletti Buitoni sul turismo a Venezia
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"Speriamo che Venezia ora non diventi la meta preferita di altri 50 milioni di cinesi, perché stiamo raggiungendo un punto di non ritorno in cui i residenti non si riconoscono più e le botteghe storiche spariscono". A parlare, a margine di un convegno sabato mattina a Ca' Vendramin Calergi sulle opportunità derivanti dalla "Nuova via della seta", è stata la sottosegretaria del governo Ilaria Borletti Buitoni, che ha la delega al Turismo: "Venezia flussi non regolati non li regge - ha sottolineato - La promozione del turismo cinese va benissimo, però serve intervenire. So che il sindaco Brugnaro ha in mente alcune iniziative in questo senso, vedremo che effetto avranno". 

"Puntare su itinerari alternativi"

Il rapporto tra i due è stato spesso caratterizzato da botta e risposta a colpi di tweet: "Ho notato che il primo cittadino non mi ha salutato oggi - ha spiegato ai cronisti - cosa che mi ha molto divertito. Penso che non sia un buon presupposto per eventuali future azioni comuni". Secondo il sottosegretario "la nuova via della seta ha anche implicazioni commerciali e infrastrutturali, e questo lo considero fantastico, ma il turismo serve spostarlo su mete alternative". 

"No a una Venezia come Disneyland"

L'intento a livello nazionale è di lavorare soprattutto con i visitatori europei per indurli a scoprire l'Italia "minore" dei borghi e dei paesaggi: "C'è un fondamentale bisogno - ha continuato - preservare Venezia e non farne una specie di Disneyland per visite distratte. Serve una politica, che è difficilissima, di medio e lungo termine promuovendo le visite in bassa stagione e puntando su itinerari diversificati. Serve disincentivare il turismo nei mesi 'di punta'. Il sindaco Brugnaro - ha concluso - dice che Venezia non è solo la città storica, ma che ha respiro metropolitano. Ma c'è qualche cosa della Venezia metropolitana sostituibile alla città storica?". 
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