Si assiste da qualche anno in Italia, al nascere, numerosi come funghi in diverse langhe del paese, di letterati non nati tali ma tali divenuti, con l'aiuto di radio e giornali.
Alcuni manifestano una prolificità davvero sorprendente. Sembra che, per qualunque occasione, celebrazione, anniversario, i committenti sappiano già a chi rivolgersi, a questi a soddisfarli.
Su tutti, in cima alla classifica dei Librettisti & Melologhisti, resta saldo Guido Barbieri, voce storica di Radio Tre, chiacchierone di classe. In questa stagione lo si ascolta dalle Alpi alla Sicilia.
Recentemente un suo sodale, un tempo attivissimo, Sandro Cappelletto, anch'egli proveniente dalle onde radiofoniche, le stesse di Barbieri, sembra battere in ritirata, insomma potrebbe essersi fatto più pensoso, più pudico, ma non troppo. Forse a causa del suo ingresso nel consesso degli Accademici ceciliani.
Immediatamente dopo questi c'è un giornalista brillante che fa libretti per tutte le stagioni specie quando questi hanno a che fare con il mondo dei lustrini, dal quale anch'egli sembra uscito: Alberto Mattioli che ha dato voce e corpo anche alla 'Raffa' nazionale, su invito di un campione del mondo delle istituzioni e della tv.
Insidia quasi tutti i precedenti per il suo attivismo, un critico (ex) musicale napoletano, Stefano Valanzuolo ( che noi allevammo ai tempi di 'Applausi', rubandogli energie fin a quel momento dedicate soprattutto al lavoro di commercialista), che si imposto dopo che ebbe la responsabilità del Festival di Ravello. Anche lui, cresciuto all'ombra della radio, come i vessilliferi della categoria 'Librettisti & Melologhisti' non conosce limiti e remore: scrive di tutto e fa di tutto, compreso la 'voce recitante' - anche se non potrà mai eguagliare la voce 'impostata' di Cappelletto, nel medesimo ruolo o lo 'scioglilingua' di Barbieri.
A qualche distanza, ma sempre attivo e su più fronti, compreso quello didattico, anche Vincenzo De Vivo, ultimamente librettista per un'opera andata in scena al Petruzzelli, ma che ha già un catalogo tutto suo, avendo lavorato anche per Dall'Ongaro - non il sovrintendente ceciliano, nè il presidente il rossiniano - ma il ras radiofonico, con un libretto bachiano, e per qualche altro musicista del suo 'giro'.
Le fila di questo nuovo attivissimo filone professionale, dato l'ampio consenso, potrebbe anche crescere, per alleviare la fatica ormai insopportabile, agli attuali esponenti.(Pietro Acquafredda)
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