lunedì 14 settembre 2026

Cremona. Accademia Stauffer. Settembre 2026

 

Rovereto. Concorso Zandonai per giovani cantanti lirici

 

  
  
  

Il Concorso Internazionale per Giovani Cantanti Lirici Riccardo Zandonai, ricorda e celebra il compositore trentino Riccardo Zandonai premiando annualmente i cantanti che la Giuria ritiene essersi maggiormente distinti.

Il Concorso è realizzato e promosso dall’Associazione MusicaRiva.

Sono ammessi al Concorso i giovani cantanti lirici nati dopo il 1° gennaio 1989. I vincitori del Primo premio del Concorso negli anni precedenti a quello in corso possono concorrere solo per il “Premio Riccardo Zandonai”.

Premi in denaro
1° Premio: € 8.000
2° Premio: € 5.000
3° Premio: € 3.000
Premio Speciale Riccardo Zandonai: € 5.000 - offerto dal Comune di Rovereto per la migliore interpretazione di un’opera del compositore.
Premio speciale del Pubblico € 2.000 – offerto dal Comune di
Rovereto.

Informazioni complete sul sito MusicaRiva

Riapre il Teatro Valle, a Roma. Una 'meraviglia ritrovata' ( da Corriere della Serra, di Paolo Conti). Nostro commento

                 Teatro Valle-Franca Valeri  restaurato e riaperto

Il ripristino è all’insegna della più accurata filologia, sotto la doverosa vigilanza delle diverse soprintendenze romane, trattandosi del più antico teatro d’Europa di concezione moderna che compirà 300 anni il 7 gennaio 2027.

 

Il 16 ottobre riaprirà il magnifico Teatro Valle-Franca Valeri dopo 16 anni di chiusura tra tanti (diciamo troppi) rinvii delle precedenti giunte capitoline, mille polemiche e una lunga occupazione, da tanti accusata di velleitarismo, dal giugno 2011 all’agosto 2014. 


Come sempre in questi casi, il cantiere può apparire in alto mare ma in realtà è a ottimo punto, ed è il fascino di certe complesse imprese culturali. L’estrema attenzione negli interventi è d’obbligo: parliamo di una sala che ha ospitato nel Novecento tutta la grande prosa italiana (a partire da Pirandello) e che nei primi dell’Ottocento, da teatro d’opera, ha allestito capolavori di Mozart, Rossini, Donizetti


Partiamo dai colori. Sta scomparendo il rosso ottocentesco, diffusissimo a Roma dopo l’Unità d’Italia, che imitava il marmo nella fascia bassa attorno alla platea. Al suo posto un elegante verde malva di squisito sapore settecentesco che apparirà anche nei palchi. 

Una nuova leggerezza legata anche al restauro complessivo degli stucchi dorati e del grande fascione dell’arco scenico sotto l’orologio, ritrovato durante i lavori. 

Soprattutto imponente è l’intervento strutturale costato 11 milioni di euro e con un cantiere attivissimo da due anni.
Come spiega il direttore dei lavori dell’appalto, l’architetto Paolo Ciancio di Zètema, «è stato come realizzare un abito contemporaneo per un edificio di 300 anni». 


Quindi consolidamento delle strutture, rinnovamento degli impianti idraulici ed elettrici, abbattimento e ricostruzione dei camerini, un avanguardistico impianto antincendio «water mist», assai usato oggi nei musei e nei teatri, con ugelli che producono nuvole di microgocce che evaporano subito, assorbono calore e riducono l’ossigeno intorno al fuoco. Strumento essenziale, viste purtroppo le catastrofi prodotte dal fuoco in troppi teatri antichi italiani, dalla Fenice al Petruzzelli.

Restaurato il velario del soffitto, allegoria della tradizione teatrale italiana (tra Muse e arti sceniche, quindi le maschere) realizzato nei primi anni Trenta del Novecento dal pittore Silvio Galimberti. Rigorosamente rosse le poltrone (500 posti tra platea e palchi). Il parquet di rovere in platea, il larice è per il palcoscenico. Ripristinate le vecchie antiche porte dei palchi. 


Mantenuta la scala con le tracce dell’occupazione, con le scritte in rosa shocking «no violence», «no homophobia», «no sexism», «no racism». Scelta che farà inevitabilmente discutere.

Il Valle dal 16 ottobre fa parte (con la grande sala settecentesca dell’Argentina, il più sperimentale India, il raffinato Torlonia) della collana di quattro sedi della Fondazione Teatro di Roma, diretta artisticamente dal regista Luca De Fusco e presieduta da Francesco Siciliano.

Spiega De Fusco, confermando un indirizzo già ampiamente annunciato: «Il 16 ottobre apriremo con La sera della prima-Sei personaggi in cerca d’autore al Teatro Valle , di e con Francesco Piccolo. Una evocazione della prima assoluta del capolavoro di Pirandello del 9 maggio 1921 e, insieme, l’anticipo dell’indirizzo che avrà la sala.
Cioè la drammaturgia contemporanea, quella realizzata dal dopoguerra fino ai nostri giorni, in armonia con la programmazione della nostra sala principale dell’Argentina, che è qui letteralmente dietro l’angolo. Poi il Valle è stato tradizionalmente il teatro delle celebri compagnie private della grande prosa italiana del teatro d’arte e ci auguriamo che la tradizione di questa ospitalità prosegua». 


De Fusco fa due anticipazioni musicali: «Il 10 gennaio 2027, proprio in occasione dei 300 anni del Valle, l’orchestra di Santa Cecilia, altra storica istituzione romana, eseguirà la Petite Messe Solennelle di Gioachino Rossini. Perché Rossini qui debuttò il 25 gennaio 1817 con la sua Cenerentola , che tornerà al Valle nell’ottobre 2027 in collaborazione col Teatro dell’Opera di Roma con una nuova regia di Mario Martone. 


Il nome di Rossini è legatissimo al Teatro Stabile: come tutti sanno, debuttò all’Argentina col Barbiere di Siviglia il 20 febbraio 1816».
Per il presidente Francesco Siciliano l’inaugurazione ha anche un aspetto sentimentale e familiare: «Venivo spesso al Valle con mio padre Enzo da bambino, ogni tanto forse mi annoiavo ma è qui che è poi nata la mia passione teatrale. Devo dare atto, da presidente del Teatro Stabile, al sindaco Roberto Gualtieri di aver impresso una forte e decisiva accelerazione a tutta l’operazione Valle. Ha creduto, come lo crediamo tutti noi, che uno spazio della cultura, così storico e significativo, sia un luogo necessario alla collettività: lo spettacolo dal vivo emoziona, fa ridere o piangere, e rappresenta quel dato concreto che ricostruisce una comunità. La vera risposta a una serie di disastri che ci circondano».


Commento

 Una bella notizia: un teatro  semiabbandonato, occupato,  ed ora restaurato e finalmente riaperto. 

Notizie non sono più la chiusura dei tanti teatri o la loro distruzione da incendio. Ordinaria follia.  Mentre i teatri riaperti, dopo incendi o abbandoni, sono rarissimi: in Italia Venezia, (Fenice) e Bari ( Petruzzelli); in Spagna, Barcellona (Liceu). E nonostante ciò l'attenzione della stampa per un simile evento è quasi nulla.

 La riapertura delle Fenice poi, unico caso, ad aver avuto un'eco internazionale grandissima, accentuata  negli anni dal Concerto di Capodanno ( invenzione di una signora che fa di nome Averardi Anna Elena che  aveva a cuore le sorti della Fenice risuscitata, lavorando dietro le quinte del teatro veneziano).

 Ora si spera che anche sul Teatro Valle ( re-intitolato a Franca Valeri) si accendano i riflettori del mondo della cultura teatrale e musicale, atteso alla prova della programmazione in tali settori.(Pietro Acquafredda)


 

Il Papa aumenta gli stipendi in Vaticano ( da Il Messaggero, di Franca Giansoldati). Che aspetta la 'cattolica' Meloni a farlo anche in Italia, per tutti i cittadini? Esclusi i politici che già ne percepiscono al disopra del merito?(P.A.)

 L'emergenza è finita e, cinque anni dopo, può essere archiviata anche l'austerity imposta dal Covid ai conti vaticani. Con un Motu proprio Leone XIV cancella definitivamente le misure varate da Francesco nel marzo 2021, quando il crollo delle entrate provocato dalla pandemia aveva costretto la Santa Sede a tagliare gli stipendi delle fasce più alte e a congelare gli scatti biennali di anzianità. Una stagione eccezionale che per il nuovo Papa può considerarsi conclusa, anche se i sacrifici già sostenuti dai dipendenti non verranno recuperati.

Il provvedimento, pubblicato oggi ma con effetto dal primo settembre 2026, abroga infatti il Motu proprio Un futuro sostenibile, con il quale Francesco aveva affrontato uno dei passaggi finanziariamente più delicati degli ultimi anni. La pandemia aveva aggravato «il disavanzo che da diversi anni caratterizza la gestione economica della Santa Sede», incidendo pesantemente sulle fonti di ricavo sia del Vaticano sia della Santa Sede. Con Musei chiusi, pellegrinaggi azzerati e attività ridotte al minimo, Bergoglio aveva scelto una drastica spending review con un obiettivo dichiarato: evitare di arrivare ai licenziamenti, tutelando soprattutto i dipendenti laici e, tra questi, le famiglie.

La cura era stata severa, ma calibrata in base alle fasce retributive. Ai cardinali in servizio in Vaticano era stato applicato un taglio del 10 per cento, mentre per capi e segretari dei Dicasteri e per il personale inquadrato nei livelli C e C1 la riduzione era dell'8 per cento. Per chierici e religiosi dipendenti della Santa Sede, del Governatorato e degli organismi collegati la decurtazione era invece del 3 per cento.

Leone XIV archivia l’austerity del Covid: stop ai tagli degli stipendi in Vaticano (pure quelli ai cardinali) voluti da Francesco

A queste misure si aggiungeva il congelamento degli scatti biennali di anzianità, vale a dire gli aumenti retributivi che maturano ogni due anni. Per il personale laico la sospensione partiva dal quarto livello, lasciando così al riparo le retribuzioni più basse.

Cinque anni dopo, il quadro viene considerato sufficientemente diverso da consentire il superamento di quella disciplina. Leone XIV lo spiega direttamente nel nuovo Motu proprio: le «misure di contenimento salariale» decise dal predecessore «furono necessarie anche per far fronte all'eccezionale sfida della pandemia», ma oggi «possono essere superate».

Non significa, tuttavia, che il problema strutturale dei conti vaticani sia risolto. Ed è forse questo il passaggio politicamente ed economicamente più significativo del documento. Il Papa accompagna infatti la fine dell'austerity con l'impegno delle istituzioni della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano a continuare a perseguire «con strumenti diversi» la sostenibilità economica. Cambiano dunque gli strumenti, non l'obiettivo del risanamento.

La retromarcia rispetto alle misure emergenziali era peraltro già cominciata nel 2025, quando un Rescriptum ex Audientia del 16 giugno aveva abrogato l'articolo 3 di Un futuro sostenibile. Ora, dopo avere acquisito il parere della Segreteria per l'Economia, Leone XIV completa il percorso e cancella l'intero Motu proprio.

C'è però una precisazione importante. L'abrogazione non ha effetto retroattivo. Tutto ciò che la normativa di Francesco ha prodotto durante i cinque anni della sua applicazione resta definitivamente acquisito. Lo stesso vale per la sospensione degli scatti biennali: gli aumenti non maturati nel periodo di congelamento non verranno ricostruiti o recuperati successivamente.

In sostanza, dal primo settembre si torna alla normalità, ma senza riavvolgere il nastro. Leone XIV chiude così una delle eredità economiche più visibili della pandemia, senza però sconfessare la scelta compiuta da Francesco in piena emergenza. Anzi, ne riconosce esplicitamente la necessità in quella fase. Il messaggio che accompagna il provvedimento è piuttosto un altro: l'epoca dei tagli emergenziali può dirsi conclusa, mentre quella del rigore sui conti vaticani dovrà continuare, affidandosi però a strumenti diversi dalla compressione delle retribuzioni.