domenica 3 ottobre 2021

CORRIERE DELLA SERA ( settimanale SETTE): Borchardt, liutaio in Cremona, Piazza Duomo

 Il numero ieri in edicola del settimanale del Corriere, Sette, offriva una interessante inchiesta  sulle famiglie italiane al tempo del Covid. Venti famiglie, variamente articolate per composizione e professioni, una per regione,  interpellate su come fanno ad arrivare a fine mese al tempo della grande epidemia. L'inchiesta, condotta da Stefano Rodi, di ogni famiglia tracciava un  sintetico ritratto.

 Per la Lombardia la famiglia prescelta era quella dei Borchardt,  liutai; i capofamiglia, Sybille e Gaspar, di origine tedesca, lavorano nella bottega di liuteria, ed hanno quattro figli.

 " I nostri strumenti - hanno dichiarato al giornalista - come beni di lusso: è stata dura ma adesso va bene".

 Parlano della loro formazione presso il grande liutaio cremonese Bissolotti 'dalla cui bottega uscivano i violini di Uto Ughi e Salvatore Accardo'... non specificando che da Bissolotti i due nostri noti violinisti portavano regolarmente i loro preziosi strumenti storici per la normale manutenzione o in caso di qualche problema. Bissolotti certamente non ha costruito i loro strumenti che sono, invece, Stradivari e Guarneri del Gesù.

Borchardt dichiarava poi che oggi la produzione di nuovi strumenti si limita alla famiglia degli archi, escludendo i contrabbassi, che richiederebbero molto spazio, di cui la loro bottega non dispone, e, non a caso non include  i liuti.

Dopo aver dunque chiarito che una bottega di liuteria oggi si dedica quasi esclusivamente alla costruzione e riparazione di strumenti ad arco ( violini, viole, violoncelli) e affatto di liuti (strumento antico dal quale derivano le denominazioni di liutaio e liuteria oggi estesa agli archi dell'orchestra), stupisce che a chiusura dell'articolo- intervista il giornalista scriva: " Col Covid paradossalmente, va meglio, come spesso accade con i beni di lusso... il problema sono state le consegne visto che chi compra un gioiello di legno delicato come sono i liuti, non si affida a Uber per la consegna".

 Ma allora il giornalista ha capito o no che loro costruiscono violini viole e violoncelli e che la denominazione della loro bottega- liuteria - deriva da quello strumento antico, un tempo in uso ed oggi quasi del tutto inutilizzato, fatta eccezione dei pochi gruppi che si dedicano alla musica dei secoli passati? 


sabato 2 ottobre 2021

Emma Dante non va a genio al sindaco di Palermo Orlando

Ieri su Il venerdì, settimanale de La repubblica, la grande autrice di teatro Emma Dante ha raccontato la sua 'prima' Bohème  di Puccini della quale sta curando la regia per il Teatro San Carlo di Napoli, dove l'ha invitata il sovrintendente Stéphane Lissner che, se non andiamo errati, la volle alla Scala per Carmen, che segnò l'inizio della sua attività come regista d'opera. 

  Emma Dante ha raccontato anche della sua 'incoronazione' al Festival di Avignone, e, in cauda venenum, non si è risparmiata una frecciatina al sindaco di Palermo, Orlando, che  'non l'ha a genio', perchè Lei, ormai osannata in tutto il mondo, a Palermo con la sua compagnia è costretta  a fare le prove degli spettacoli e a far scuola in uno spazio, per il quale paga 1700 Euro al mese, ma non adatto: "sono costretta a fare le prove con le bacinelle sul pavimento a causa della umidità e dell' acqua che cade dal soffitto",  un luogo che, stando alle sue dichiarazioni, sarebbe quasi inagibile.

 Come si è sentito il sindaco Orlando, e il suo 'fenomeno' Giambrone, per l' essere accusato di non trovare per questa sua gloria cittadina uno spazio adeguato? Forse ha pensato che Palermo ha già la sua gloria - che è Giambrone, che in città, al fianco e all'ombra di Orlando fa e disfa tutto quello che vuole - e, di conseguenza, non c'è spazio per una seconda di 'gloria cittadina'. Ne basta una, insomma.

 Certo sarebbe interessante che 'fenomeno' Giambrone spiegasse , non solo ai Palermitani ma agli italiani, al mondo del teatro tutto, ed anche a noi, tutti sinceramente interessati,  il perché di questa non casuale disattenzione. Perchè, certamente, Giambrone conosce bene la storia, se non ne è addirittura causa.


                                                *****

L'occasione si presta a raccontare due momenti della nostra vita professionale legati ad Emma Dante, a seguito della forte impressione suscitata  dalla visione di uno dei suoi  primi lavori.

Come abbiamo già molte volte scritto, nel 2004 dirigemmo, per un solo anno, il Festival delle Nazioni di Città di Castello, e già pensavamo alla edizione successiva che non ci fu affidata, perchè   fuggimmo a gambe levate da  Città di Castello. Dove, come del resto a Palermo, qualche ras di paese non vedeva bene il successo della nostra direzione, e perfino la nostra presenza stessa a Castello, perchè troppo indipendenti nella gestione artistica del festival.

L'edizione 2005 sarebbe stata dedicata a Mozart, anticipando di un anno le celebrazioni. Per uno degli spettacoli avevamo pensato ad un progetto ambizioso, lo ammettiamo. Avremmo voluto far riscrivere ad Aldo Busi, che all'epoca frequentavamo per amicizia, la celebre pièce di Puskin, Mozart e Salieri, affidandone poi la regia in palcoscenico proprio ad Emma Dante. La incontrammo una sera, a Roma, fuori del Teatro Belli,  e le anticipammo che l'avremmo contattata per un progetto che poi sfumò.

Anni dopo la contattammo, questa volta, per domandarle un progetto, anche un'idea, da destinare ad un dossier molto corposo e prezioso, che stavamo confezionando per la nostra rivista Music@. Lei, insieme ad Azio Corghi, ci fece dono di un progetto che poi pubblicammo, nel dossier dedicato all'Expo di Milano, dal titolo 'SUONI per l'EXPO'. Ne facemmo dono, a nostra volta, all'allora sindaco di Milano, Letizia Moratt, che si impegnò a girarlo agli organizzatori dell'EXPO. In quel dossier avevamo raccolto idee e progetti delle migliori e più creative menti del panorama culturale italiano, musicale in primis. 

Naturalmente non se ne fece nulla, perchè purtroppo nel nostro paese  non solo le buone intenzioni ma  anche i buoni propositi e perfino i buoni progetti troppo spesso vanno all'aria per la presenza nei posti di comando di gente inutile, incapace ed ignorante che bada a curare soprattutto i propri interessi, anche con mezzi che rasentano l'illiceità. 

Catania. 'Tantum ergo' ( non uno ma tre)di Bellini in prima esecuzione per il festival 'Tributo a Bellini'- già 'bellininFest'( da Connessi all'opera)

 Le primizie del Genio. L’indagine tra le carte di Vincenzo Bellini è un cantiere che, anno dopo anno, si arricchisce di sempre nuovi tasselli: frutto di approfondimenti critici, certo, ma anche di nuovi sondaggi in territori spesso ammantati da una mitografia, stancamente ripetuta nel tempo. È il caso del periodo catanese, i diciotto anni che intercorrono tra la nascita e la partenza alla volta di Napoli (1801-1819), sul quale le notizie sono state sempre scarse, soprattutto per l’assenza di elementi utili nell’epistolario. Già l’anno scorso Maria Rosa De Luca, nel suo volume Gli spazi del talento, pubblicato per i tipi di Olschki, si era soffermata sul primo Bellini, ricostruendone la parabola giovanile per spazi e nel tempo, approfondendo i luoghi che presumibilmente aveva la possibilità di frequentare, il repertorio proposto e, dunque, il serbatoio di conoscenze al quale poteva attingere durante il suo apprendistato. Impresa improba, a tutta prima, ma che ha permesso due risultati di assoluto rilievo: circoscrivere il campo al piccolo, ma significativo pacchetto di composizioni, che faranno parte del suo bagaglio in vista del trasferimento nella capitale del Regno; e tessere una fitta trama di influenze, artistiche ma precipuamente musicali, che costituirono fertilissima humus nella formazione dell’artista.

È dunque da salutare con favore il concerto che ha avuto luogo ieri sera nella Basilica Cattedrale di Catania, nell’ambito del Festival Tributo a Vincenzo Bellini, frutto di un’esemplare sinergia tra l’attività di ricerca dell’Ateneo catanese e quella performativa dell’Orchestra dell’Istituto Superiore di Studi Musicali “Vincenzo Bellini” di Catania, diretta da Giuseppe Romeo, e del Coro del Teatro Massimo Bellini, sotto la guida di Luigi Petrozziello. Di pregio è l’esecuzione della rarissima Messa in la minore per soli, coro e orchestra, che può essere ascritta alla categoria delle cosiddette “messe di gloria”. La data di composizione non è nota ma gli studiosi concordano nel farla risalire agli anni in cui Bellini studiò a Napoli. Il manoscritto autografo della partitura, attualmente custodito al Museo Civico Belliniano di Catania, è mutilo; pertanto questa composizione sacra è tramandata nella sua interezza solamente nell’edizione a stampa che Tito Ricordi pubblicò per la prima volta nel 1844. Con la partecipazione del tenore Riccardo Palazzo, solisti dell’esecuzione saranno tre artisti provenienti dalle file del Conservatorio etneo, il soprano Ludovica Bruno, il mezzosoprano Roberta Celano e il basso Graziano D’Urso.

Merita una menzione particolare, tuttavia, la prima parte del concerto, che si apre infatti con l’esecuzione – in prima assoluta in tempi moderni – di tre delle dieci composizioni del periodo catanese di Bellini, frutto dell’apprendistato musicale condotto sotto l’egida del padre Rosario e del nonno Vincenzo Tobia. Si tratta, in particolare, di Tre Tantum ergo (in fa maggiore, in si bemolle maggiore e in sol maggiore), per la prima volta trascritti da Maria Rosa De Luca a partire dagli autografi oggi custoditi nella Biblioteca del Conservatorio di San Pietro a Majella a Napoli, donati nel 1868 da Francesco Florimo. Bibliotecario dell’istituzione musicale partenopea nonché amico fraterno del musicista, questi rese noto nei suoi saggi come Bellini fosse arrivato a Napoli «già iniziato allo studio dei partimenti e del contropunto»; ma era stato suo interesse segnalare come proprio Napoli fosse stata culla della sua formazione, dove «ricominciare da capo tutti i suoi studi». Furono anni particolarmente intensi, sotto la guida di Giovanni Furno, Carlo Conti e Giacomo Tritto, quindi finalmente del più esperto Nicola Zingarelli: ma il cursus studiorum di Bellini fu anche di breve durata, sei anni invece dei dieci normalmente previsti, a conferma di un talento eccezionale ma anche, probabilmente, di una formazione di base già scaltrita.

Da qui l’interesse per l’ascolto di queste tre pagine giovanili, che se da un lato riportano correzioni dovute al nonno Vincenzo Tobia, dall’altro seguono uno schema formale – articolato in due movimenti di carattere contrastante – esemplato su quello di analoghe composizioni di Giuseppe Geremia, ma soprattutto di un unico Tantum ergo di Rosario Bellini, padre del compositore, in cui Maria Rosa De Luca, musicologa e docente all’Università di Catania, ha rilevato significativi elementi di somiglianza nella condotta delle parti come nella sezione conclusiva, l’Amen posto a suggello dell’inno composto da Tommaso d’Aquino. Bellini tornerà a cimentarsi con il medesimo testo sacro durante gli studi napoletani, quattro volte nel 1823 e altre due in epoca imprecisata, in due componimenti pubblicati postumi da Francesco Paolo Frontini. Ma il seme era gettato già nella sua città natale e sarebbe stato fecondo dei ben più noti, brillanti esiti.


venerdì 1 ottobre 2021

Placido Domingo al Conservattorio di Napoli per 'Caruso 100' ( da Connessi all'Opera)

 Il nome di Enrico Caruso è fortemente legato alla città di Napoli, città in cui il tenore nacque, nel febbraio del 1873, e in cui esaurì la sua breve ma intensissima parabola terrena, il 2 agosto del 1921. A cento anni dalla morte, il Conservatorio di San Pietro a Majella, unendosi al coro di celebrazioni planetarie in corso, si prepara a rievocare Caruso attraverso un progetto esclusivo e molto articolato, “CARUSO 100” finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca. Dal 3 ottobre al 16 dicembre prossimi, il Conservatorio di Napoli svilupperà un percorso formativo e performativo in otto tappe intorno alla figura musicale e umana di Enrico Caruso. Il progetto “Caruso 100” diventa occasione adatta ad avviare una attenta riflessione sul ruolo occupato dal grande tenore all’interno del proprio contesto storico, evidenziando luci e ombre di una vicenda artistica irripetibile, esemplare e allo stesso tempo assai eccentrica, in cui l’adesione alle tendenze culturali del tempo coesiste con la digressione frequente su accidentati sentieri.

Come testimonial sontuoso di questa fitta celebrazione carusiana, il Conservatorio di Napoli sceglie il celeberrimo tenore Plácido Domingo che, domenica 3 ottobre (ore 16), per la prima volta varcherà lo storico portone del San Pietro a Majella, scoprirà i tesori della gloriosa istituzione musicale napoletana e, infine, racconterà a un pubblico di studenti e invitati il proprio rapporto privilegiato con la leggenda Caruso, ivi incluse le scelte di repertorio spazianti dal grande melodramma alla canzone napoletana. A conclusione di questa conversazione, che sarà condotta da Paologiovanni Maione (docente di Storia della musica del Conservatorio di Napoli), Domingo riceverà l’esclusivo Premio “San Pietro a Majella”, fino ad oggi attribuito solo ad Aldo Ciccolini, Roberto De Simone e Riccardo Muti.

A ottobre, dal 21 al 23, il secondo momento clou del progetto celebrativo carusiano messo a punto dal conservatorio. Prima, l’inaugurazione della mostra “Un soffio è la mia voce. Cantanti e scuole di canto a Napoli tra XVI e XIX secolo” (curata da Tommasina Boccia, Cesare Corsi, Tiziana Grande, Luigi Sisto), quindi un convegno di tre giorni (“Caruso 100”, appunto, in collaborazione con l’Università Federico II) a cura di Francesco Cotticelli e Paologiovanni Maione, impreziosito dalla presenza di relatori provenienti da tutto il mondo. Nello stesso arco di settantadue ore, il San Pietro a Majella accoglierà anche la proiezione di un film storico con Enrico Caruso ( My Cousin, 1918), il docufilm Enrico Caruso – The Greatest Singer in the World di Giuliana Muscio e, infine, lo spettacolo Caro Enrico… Lina Cavalieri racconta Caruso tratto dal volume Ridi pagliaccio! di Francesco Canessa, con la regia di Riccardo Canessa.

L’opera Caruso a Cuba, musica e libretto del compositore contemporaneo olandese Micha Hamel, sarà proiettata in Sala Scarlatti il 12 novembre, mentre, due settimane dopo (26 novembre) nello stesso luogo, saranno gli allievi del Dipartimento di Canto del Conservatorio a celebrare la memoria del tenore leggendario in un concerto intitolato “Il salotto di Caruso”. Il progetto carusiano del San Pietro a Majella si concluderà il 16 dicembre con una soirée vocale molto attesa: “Tre stelle per Caruso”, infatti, vedrà assieme in recital Carmen GiannattasioTeresa Iervolino e Maria Grazia Schiavo; l’Orchestra di San Pietro a Majella sarà affidata, per l’occasione, alle cure di Francesco Ivan Ciampa e il repertorio spazierà tra le canzoni napoletane predilette da Enrico Caruso.

Con l’obiettivo di conferire spessore e visibilità internazionali all’iniziativa, il San Pietro a Majella ha inteso coinvolgere nella propria iniziativa vari partner nazionali e internazionali, volendo approfondire il fenomeno Caruso nelle sue molte possibili sfaccettature. Il progetto “Caruso 100” non mancherà di rivolgere attenzione alla dimensione discografica del grande tenore, indagando sull’evoluzione e il progressivo rafforzamento tecnico della vocalità tenorile più sfarzosa, virile e sensuale che si sia mai udita nel corso del Novecento. Una voce – quella di Caruso – dotata di un’ampiezza, un velluto, una smaltatura brunita e uno squillo tali da renderla straordinariamente fonogenica in rapporto alle tecniche di incisione dell’epoca. Uno strumento che, a onta di una formazione non accademica, risultava sostenuto da una tecnica di emissione di alta scuola, da un passaggio di registro impeccabile, dalla perfezione del legato, dalla dosatura ineccepibile dei fiati, dalla nettezza degli attacchi.


Lametia Terme. MUSICAMA Calabria. dal 7 al 16 ottobre (Comunicato)

 A.M.A.Calabria è lieta di annunciare il 43° MusicAMA Calabria che avrà luogo dal 7 al 16 ottobre 2021 a Lamezia Terme.

La manifestazione si pone l’obiettivo di ripartire, dopo un anno di interruzione, con vero e proprio festival di musica, prosa e danza, che musicherà ogni luogo simbolo della bellezza della poco conosciuta Lamezia Terme ribadendo alla comunità la funzione culturale e di presidio sociale rappresentata dai luoghi di spettacolo.

Cuore di questo progetto artistico ed etico sono i 10 appuntamenti serali con la presenza di artisti iconici del panorama musicale mondiale, come Gerhard Oppitz, Misha Maisky e Shlomo Mintz, nonché solide voci della migliore prosa italiana come Violante Placido e Gabriele Lavia. Si aggiungono produzioni internazionali come Noches de Buenos Aires proposta da Tango Rouge Company e co-produzioni della stessa AMA Calabria come l’Omaggio a Fellini con la Camerata Strumentale di Prato e CIDIM. Ed ancora  il raro programma per due pianoforti con la trascrizione di Liszt della IX Sinfonia di Beethoven nell’interpretazione di due veri pilastri del pianismo italiano, come Bruno Canino e Antonio Ballista, sodali in arte da mezzo secolo, il concerto di Nello Salza, prima tromba solista delle migliori compagini orchestrali europee, da anni votato alle trascrizioni di musica cinematografica, qui impegnato in un Omaggio ad Ennio Morricone, e il recital del soprano belcantista Carmela Remigio, nome di peso internazionale e voce scelta da grandi direttori del calibro di Abbado, Harding, Maazel e Pappano. Ad essi si aggiunge il recital del liutista Simone Vallerotonda in un Omaggio a Raffaello Sanzio.

A questi eventi se ne aggiungono altri 35 affidati a giovani talenti, molti dei quali vincitori di concorsi internazionali unitamente a solisti e formazioni da camera di consolidata fama che avranno luogo in numerose locations della città tra cui le Terme Caronte, il Complesso Monumentale San Domenico e altri luoghi assai significativi sul piano storico e architettonico tra cui il Santuario della Madonna della Spina dove si esibirà il coro gregoriano Ancillae Domini nell’ originale produzione AMA Calabria Hortus Conclusus Il mistero di Maria tra Oriente e Occidente Il canto cristiano nel Mediterraneo.

Il progetto è anche pensato a sostegno e divulgazione del territorio nella sua interezza, incluso il comparto enogastronomico grazie alla collaborazione con Gambero Rosso che per AMA Calabria realizzerà la seconda guida digitale dell’Italia meridionale: “Calabria 2022 – I migliori indirizzi della Regione”.  Dunque, in concomitanza coi concerti nei luoghi tradizionali o inusuali, con le passeggiate musicali e culturali alla scoperta degli angoli più nascosti della città, Lamezia Terme vedrà costruirsi dal vivo, evento dopo evento, la webguide dell’intera Calabria, giacché gli esiti dell’esperta giuria del Gambero Rosso verranno comunicati al pubblico ad ogni singolo appuntamento per ogni singolo segmento enogastronomico, prima di venir pubblicati online.

Inoltre, grazie all’adozione del progetto ZEN Impatto Zero promosso dalla Società SviluppUmbria col sostegno della Comunità Europea, AMA Calabria garantirà al suo pubblico ed ai suoi ospiti un festival sostenibile a tutela del proprio territorio e della salute dei propri cittadini, in perfetta armonia con quell’idea di cultura come sostegno essenziale della società viva, che anima la manifestazione e in prima fila i suoi organizzatori.

Il progetto, dichiara il Direttore artistico Francescantonio Pollice, è assai complesso e rappresenta un unicum per la nostra regione dove, per la prima volta, si organizza un programma così ambizioso e articolato nell’arco di dieci giorni. Un progetto che, travalicando la musica, il teatro, la danza, tende a promuovere una nuova immagine della Calabria attraverso la valorizzazione dei beni materiali e immateriali di cui è ricca. Invitiamo dunque quanti sono sensibili all’arte a venire nella nostra accogliente regione per ascoltare buona musica e vivere un’esperienza indimenticabile grazie alla bellezza dei luoghi, la qualità della sua gastronomia e la mitezza del suo clima.

I biglietti per i concerti sono disponibili online su https://www.liveticket.it,

su https://www.amaeventi.org/43-musicamacalabria/ e presso la biglietteria dell’associazione via P. Celli, 23 Lamezia Terme, dal lunedì al sabato dalle ore 9 alle 18.30 (telefono 0068 24580 - mobile 334 2293957).

Riduzioni disponibili per categorie convenzionate, spettatori under 18 e over 65.

Per maggiori informazionihttps://www.amaeventi.org/43-musicamacalabria/

Modena. Da domani il Teatro Comunale sarà teatro Pavarotti-Freni - meglio sarebbe stato Teatro Freni-Pavarotti ( da Il Resto del Carlino, di Stefano marchetti)

 Era il 2 ottobre 1841 quando il nuovo teatro "dell’Illustrissima comunità", progettato dall’architetto di corte Francesco Vandelli, aprì le sue porte e accolse gli spettatori per applaudire ’Adelaide di Borgogna al castello di Canossa’, melodramma composto da Alessandro Gandini. Esattamente 180 anni dopo, il 2 ottobre 2021, il teatro Comunale di Modena diventerà ufficialmente il teatro Pavarotti - Freni. Domani pomeriggio alle 16.30 verrà tolto il velo alla rinnovata insegna: Mirella Freni e Luciano Pavarotti, fratelli di latte, saranno finalmente riuniti nella loro casa artistica che li ha accolti fin da ragazzi e che ora avrà scolpito nelle sue pietre il ricordo della loro grandezza. "Sarà un modo per accomunare la storia di due artisti straordinari, e per rivolgere loro il ringraziamento di tutta la città", spiega il sindaco Gian Carlo Muzzarelli. "Le loro carriere meravigliose trovano sintesi in un luogo fortemente simbolico", aggiunge Paolo Cavicchioli, presidente della Fondazione di Modena. Domenica 3 ottobre, poi, un doppio concerto celebrerà Mirella e la sua arte attraverso le voci di tre suoi allievi in eccellente carriera: l’evento siglerà anche la riapertura del teatro, dopo i complessi lavori di restauro che durante l’estate hanno riguardato soprattutto la graticcia e gli impianti di movimentazione delle scene. 

"Mia mamma, quando era bambina, veniva sempre qui a teatro con la nonna: facevano la fila di notte, per conquistare i posti di loggione, quelli dei veri appassionati – ricorda emozionata Micaela Magiera, figlia del soprano e del maestro Leone –. Penso che mai avrebbe immaginato, allora, che il suo nome, un giorno, sarebbe stato iscritto sulla facciata, e men che meno che sarebbe stata in compagnia del suo grande amico Luciano". Mirella Freni ha sempre tenuto Modena nel cuore, e in tutto il mondo non mancava mai di ricordare la sua città e di esaltarne le qualità: "A casa ho ritrovato una celebre rivista americana che riportava in copertina le foto di Luciano e della mamma, con la scritta ‘Two stars from Modena’, due stelle da Modena", prosegue Micaela. "Pavarotti e Freni si completavano – osserva il maestro Aldo Sisillo, direttore del teatro –. Lui ha aperto il suo repertorio anche alla musica non classica, facendo un importante servizio alla lirica, lei è stata un modello di professionalità: ricordo ancora in Giappone i fans in coda per un’ora per il suo autografo. A noi spetta il compito di raccogliere l’eredità di questi grandi e di portarla alle nuove generazioni". 

Il Comunale accompagna il loro ricordo con un ‘cuore’ tecnologico totalmente rinnovato. "Abbiamo rivoluzionato il teatro in cento giorni", sorride l’architetto Ilaria Braida che ha diretto i lavori eseguiti durante l’estate, insieme all’ingegner Laurent Marini per la parte strutturale. L’intervento, per un importo di 700mila euro (effettuato dalle imprese Marchi impianti e Candini restauri), ha riguardato la sostituzione della graticcia, ovvero la struttura in cima al palcoscenico da cui si movimentano le scenografie, il fulcro della macchina teatrale. "Sono stati sostituiti i travetti al di sotto della graticcia con travi in lamellare in grado di sopportare carichi superiori – spiegano i tecnici –. Ora la struttura è in grado di sostenere un carico di 600 chilogrammi per metro quadrato". Si è realizzato anche un sistema di capriate metalliche e carriponte collegato direttamente ai muri perimetrali. In parallelo, è stato potenziato il sistema di ricambio dell’aria per rendere l’ambiente ancor più sicuro per il pubblico.

È emozionante (e anche vertiginoso) camminare sui ballatoi, appena sotto il tetto, e scoprire i ‘segreti’ del lavoro teatrale, motori, carrucole, pulegge, tutto quello che dà vita al sogno dello spettacolo dal vivo. E da lassù è bellissimo anche ammirare la sala, con tutte le poltroncine già montate, in attesa del pubblico (che al momento sarà ancora contingentato). Socchiudiamo gli occhi e ci sembra di rivedere Mirella e Luciano sul palco, in attesa di andare alla ribalta per un altro applauso. Lo stesso che da domani li unirà per sempre qui, nel loro amatissimo teatro. 

Orchestra FIRDAUS, formata solo da musiciste arabe, provenienti da 23 nazioni, per Expo Dubai 2020. La prima al mondo (da Quotidiano.net)

 È composta solo da donne provenienti dal mondo arabo. Ventitré nazionalità diverse ed età che vanno dai 16 ai 51 anni. Sono questi i volti e i talenti che compongono la Firdaus Orchestra, un ensamble pionieristico creato dal compositore premio Oscar Allah Rakha Rahman, che ha commentato: "È un onore e un privilegio aver fondato la Firdaus Orchestra per Expo 2020 Dubai. Questo ensemble ha un carattere davvero unico in quanto è il simbolo del nostro mondo che cambia e dell’evoluzione della musica, in particolare in Medio Oriente. Le voci dell’Orchestra Firdaus sono davvero diverse da tutto ciò che abbiamo sentito in Occidente o in Oriente fino ad ora. E per molte musiciste, questo momento rappresenta un sogno che si avvera". 

In linea con l’Agenda nazionale 2030 per gli obiettivi di sviluppo sostenibile, Expo 2020 Dubai intende riservare un ruolo privilegiato alle donne, a cui è dedicato un intero Padiglione. Quella emiratina sarà, tra l’altro, la prima Esposizione universale diretta da una donna, Reem Al Hashimy, che è anche Ministro di Stato della Cooperazione Internazionale.

Rahman (foto sotto) è descritto dal ‘Time’ come il compositore cinematografico più importante e prolifico del mondo, le sue opere sono note per l’integrazione della musica classica orientale con i suoni della musica elettronica, i generi musicali del mondo e gli arrangiamenti orchestrali tradizionali. Ha vinto due Oscar (uno per la colonna sonora di The millionaire) , due Grammy Awards, un BAFTA Award, un Golden Globe, quattro National Film Awards, quindici Filmfare Awards e tredici Filmfare Awards South oltre a numerosi altri premi e nomination.

Il suo vasto lavoro per il cinema e il palcoscenico gli è valso il soprannome di “Mozart di Madras” e diversi commentatori e fan Tamil gli hanno coniato il soprannome di Isai Puyal (Tempesta musicale).