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mercoledì 8 novembre 2017

Opera di Roma. Altri incarichi dei dirigenti. Tutti compatibili?

Eventuali  altri  incarichi presso enti di diritto privato ( I Conservatori non sono statali?) regolati o                         finanziati dalla PA o svolgimento di attività professionali autonome

Alessio Vlad: 
Professore di ruolo presso il Conservatorio di Stato di Latina  - Consulente Rete Lirica delle Marche  - Consulente  Ravello festival

Roberto Gabbiani: 
non ha ulteriori incarichi né ha svolto attività professionali autonome

 Eleonora Abbagnato :
Danseuse Étoile – Opéra National de Paris

Renato Bossa :
Direttore Artistico “Associazione Alessandro Scarlatti – Ente Morale” - Napoli (fino al 26/02/2016); Professore di ruolo di storia della musica in pensione

 Anna Lea Antolini:
 Collaboratrice presso CRO.me, per i progetti con MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo - Mibact come consulente per il progetto Movin'up.

 Laura Comi: 
non ha ulteriori incarichi né ha svolto attività professionali autonome

José Maria Sciutto:
non ha ulteriori incarichi né ha svolto attività professionali autonome

mercoledì 3 maggio 2017

Il ministro Madia spieghi perchè la direzione artistica è vietata e la direzione musicale no ai pensionati. Ed anche la differenze fra direzione artistica e musicale

Dalla circolare n.4 del 2015 del ministro Madia sul divieto di conferire consulenze ed incarichi a pensionati nella Pubblica Amministrazione, si legge, a proposito degli incarichi che non rientrano in tale divieto che: “ Il divieto prescritto non si applica agli incarichi di direttore musicale,direttore del coro e direttore del corpo di ballo, atteso che essi non rientrano in nessuna delle ipotesi contemplate dalla legge, anche in considerazione della specifica natura delle relative prestazioni”.
Che va letto, o andrebbe letto, nel senso che tali incarichi sono di natura 'più tecnica' e non dirigenziale.
L'unica possibilità consentita dalla legge cui tale circolare esplicativa fa riferimento, è quella di incarichi della durata non superiore ad un anno e gratuiti. IL caso dei consiglieri Rai, pensionati, fa testo ed anche scuola.
A noi interessa qui considerare la distinzione che tale circolare fa tra alcuni incarichi in ambito musicale, dove la direzione artistica non è consentita, ma quelle musicale, corale e coreutica invece sì.

Ma mentre appaiono chiare le differenze fra una direzione artistica e la direzione di coro o di un corpo di ballo - queste ultime due cono responsabilità 'tecniche'- non è facile venire a capo della differenza sostanziale che correrebbe, a guardare la circolare Madia, fra la direzione artistica a la direzione musicale. Ma forse tale distinzione s'è fatta per salvare alcune situazioni che altrimenti sarebbero esplose. Chi si meraviglia dimentica quante leggi e circolari sono state fatte in passato per salvare casi singoli. Perché non potrebbe accadere anche oggi, seppure in percentuali ridotte?

Il direttore musicale - è inutile negarlo - non può essere estraneo alla direzione artistica. Perché Muti non accettò l'incarico di direttore musicale dell'Opera di Roma? Perché tale incarico avrebbe comportato oltre che la direzione vera e propria di alcune produzioni, anche la responsabilità dell'orchestra , in accordo con la direzione artistica che lì era rappresentata da Alessio Vlad - messo lì d Muti perché fosse la suo servizio. Perciò è impossibile prefigurarsi che un direttore musicale non abbia voce nella programmazione artistica, mentre è vero il contrario e cioè che il direttore artistico non metta bocca sull'orchestra - anche perché qualche volta potrebbe non capire di cosa si tratta.

E così, stante il divieto per i pensionati, dopo i 65 anni di età, di assumere incarichi direttivi nella Pubblica Amministrazione, o in istituzioni e fondazioni che ad essa fanno capo, l'escamotage della 'direzione musicale' consente a chicchessia di accedervi, giacché è connaturata alla direzione musicale anche la responsabilità artistica. O no? Si vuol dire che Chailly o Pappano o Luisi - che comunque sono sotto i 65 anni e non sono pensionati – sulla direzione artistica delle istituzioni nelle quali sono impegnati non mettono bocca? Anche da pensionati potrebbero con quel medesimo incarico continuare a farlo, basta mettergli al fianco una segreteria organizzativa, in campo artistico.

Alla luce di questo, risulta davvero incomprensibile come abbia fatto la Rai ad assumere come direttore artistico per la sua Orchestra sinfonica nazionale di Torino, un pluripensionato, sugli ottanta, come è Cesare Mazzonis. Forse che lui non era dipendente dirigente, ma lavoratore autonomo? Poteva essere, in tutti gli anni in cui è stato sovrintendente o direttore artistico di fondazioni come quelle liriche o della Rai stessa dove è la terza o quarta volta che vi fa ritorno?

E come è possibile che l'esperto in economia della cultura, qual è Carlo Fuortes, assuma come direttore dell'ufficio stampa del teatro dell'Opera di Roma,  Renato Bossa, con un incarico triennale remunerato, un dipendente pubblico in pensione, che ha superato i 65 anni d'età, che ha insegnato fino a qualche anno fa presso l'Accademia nazionale di danza a Roma?


Anche questi casi rientrano in quelli esenti dal divieto, stando a ciò che si legge nella circolare esplicativa del ministro Madia'? O forse no?

sabato 28 maggio 2016

Precisazione a proposito dell'assunzione, con contratto triennale, del pensionato Renato Bossa all'Ufficio stampa dell'Opera di Roma

Ci ha fatto notare un nostro amico addentro alla normativa del lavoro, che la Rai - dove Verdelli non ha potuto assumere il pensionato Merlo, come suo vice - è una società molto diversa, sotto il profilo giuridico, dal Teatro dell'Opera. La Rai, infatti, è una spa, di proprietà al 98%, del Tesoro, dunque un ente pubblico; mentre l'Opera di Roma, è una  fondazione di diritto privato,  anche se finanziata per la maggior parte dallo Stato.
E dunque ciò che non si può fare in Rai, perché si contravverrebbe alla Legge Madia, si può fare all'Opera, assumendo un pensionato come responsabile dell'Ufficio Stampa. Di conseguenza nessuna irregolarità, sotto il profilo giuridico normativo.
Resta però il fatto della inopportunità - e le ragioni non c'è bisogno che le elenchiamo - che per riempire la casella dell'Ufficio stampa, il sovrintendente Fuortes, che si riempie sempre la bocca della parola 'giovani' ed anche il teatro riempie, dove possibile, di figure apicali 'giovani', ricorra ad uno che di anni ne ha già sessantasette (67), come Renato Bossa. O no?

Ma al nostro amico che ci ha fatto notare quanto abbiamo appena detto, vogliamo sottoporre una questione che fa al nostro caso. E cioè  la nomina di Paola Baratta, anzi la sua  riconferma - inclusa nell'ultima legge finanziaria (decreto cosiddetto 'milleproroghe' che autorizza cose che normalmente non sarebbero consentite) - alla presidenza della Biennale di Venezia.
Nel sito della istituzione veneziana si legge che il Presidente Baratta, pensionato e settantaseienne (76), che presiederà la Biennale per il prossimo quinquennio, presta la sua opera GRATUITAMENTE.
Sì, è vero, c'è differenza fra Baratta  che viene nominato dal Governo e Bossa che, invece, lo ha nominato Fuortes. Ma la Biennale sotto il profilo giuridico non è più simile all'Opera di Roma che alla Rai? Ed allora perché Baratta lavora gratis? E'stato costretto a farlo dalla legislazione vigente in materia di lavoro, altrimenti non avrebbe potuto essere riconfermato, o l'ha fatto 'sua sponte', tanto di soldi ne ha abbastanza, pur di restare al vertice della nota istituzione veneziana, che nel suo statuto dice espressamente:
                                   
                                                                                                                            Biennale di venezia. St
Art. 2 (Personalità giuridica). - 1. La "Fondazione La Biennale di Venezia", di seguito denominata "Fondazione", alla quale si riconosce preminente interesse nazionale, ha personalità giuridica di diritto privato ed e' disciplinata, per quanto non espressamente previsto dal presente decreto, dal codice civile e dalle disposizioni di attuazione del codice medesimo".
                 E allora come la mettiamo? Dove sta la differenza con l'Opera di Roma?
 Perchè in due fondazioni di diritto privato, due comportamenti diversi? In una il presidente,  pensionato, per restare presidente lavora gratis, nell'altra il capo ufficio stampa, pensionato anch'egli, viene assunto con contratto triennale, retribuito. Tutto normale?

venerdì 27 maggio 2016

A Fuortes, con il pensionato Renato Bossa all'Ufficio stampa dell'Opera di Roma, è riuscito ciò che a Verdelli, in Rai, con il pensionato Francesco Merlo, è stato impossibile

Francesco Merlo, notissimo editorialista di Repubblica, non ha potuto essere ingaggiato dalla Rai, come strenuamente voleva Verdelli, nel ruolo di  suo vice alla direzione dell'informazione, perchè pensionato (Francesco Merlo è nato nel 1951). Il CdA della Rai non ha voluto sentire ragione, ed il direttore del personale sì è dovuto arrendere di fronte a tale compatta opposizione. Merlo è pensionato dunque non può esser assunto in Rai per un nuovo incarico, altrimenti chi la sente il ministro Madia?
 La legge è legge e non prevede eccezioni.

Salvo il caso in cui un sovrintendente di teatro, come Carlo Fuortes, supersovrintendente, supercommissario e supereconomista della cultura, non abbia bisogno di un giornalista per sostituire il direttore dell'Ufficio stampa del teatro, Filippo Arriva (classe 1951) andato in pensione, a 65 anni, o ritiratosi volontariamente.
 Fuortes c'è riuscito. A sostituire il pensionato  Filippo Arriva, ha chiamato un altro pensionato: Renato Bossa (classe 1949), dunque sessantasettenne, con un contratto triennale (2016-2018) che lo porterà fino alla soglia dei settant'anni. Bossa è già in pensione dall'insegnamento presso l' Accademia nazionale di danza di Roma,  ed  è ex collaboratore di Repubblica, a Napoli,  dove contemporaneamente dirigeva un' associazione musicale.
  Ma ora un altro problema si pone. Reggerà la fatica Renato Bossa? Gli auguriamo di sì, anche se lo vediamo affannato in queste convulse giornate in cui s'è dovuto districare  fra fotoreporter e bellissime del cinema. L'avesse chiesto a noi, prima di accettare il nuovo incarico, gli avremmo consigliato di  rifiutare. Gli anni si sentono, altrimenti perché si direbbe, a proposito della pensione,  che è 'meritarsi il giusto riposo'?