martedì 12 agosto 2025

Puntualmente, alla vigilia di elezioni, il governo annuncia un taglio dell'Irpef per il ceto medio. Che però non arriva mai, dopo le elezioni. L' ennesimo annuncio questi giorni ( Lettera43)

 

Taglio Irpef per il ceto medio: cosa prevede il piano del governo

In vista della prossima legge di Bilancio il governo è tornato a parlare del taglio dell’Irpef. Forza Italia, con l’appoggio di Fratelli d’Italia, spinge per ridurre la seconda aliquota dal 35 al 33 per cento, estendendo lo scaglione ai redditi fino a 60.000 euro lordi annui. Il costo stimato dell’operazione è di circa 4 miliardi di euro, anche se limitando la misura ai redditi fino a 50 mila euro la spesa scenderebbe. Forza Italia propone di finanziare il taglio con un mix di concordato fiscale, ravvedimento operoso e crescita occupazionale, mentre il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti mantiene un approccio prudente, ricordando i vincoli di bilancio e l’obiettivo di ridurre il deficit sotto il 3 per cento già dal 2026.

Scaglioni attuali e cosa cambia con l’eventuale taglio Irpef

Camera dei Deputati (Imagoeconomica).

Attualmente, la struttura Irpef prevede tre aliquote: 23 per cento fino a 28.000 euro, 35 per cento tra 28.000 e 50.000 euro e 43 per cento oltre questa soglia. La riforma proposta allargherebbe la fascia intermedia fino a 60.000 euro, con un’aliquota ridotta al 33 per cento. Se approvata, la riduzione dell’Irpef rappresenterebbe una delle principali novità fiscali per il 2025, con l’obiettivo dichiarato di restituire ossigeno al ceto medio con un risparmio annuo stimato tra i 40 e i 1.500 euro in base al reddito.

Le reazioni di sindacati e opposizioni

Nel frattempo, l’opposizione critica la misura definendola poco sostenibile e accusando il governo di fare annunci senza coperture certe. Francesco Boccia (Pd) ammette che «il taglio dell’Irpef sarebbe certamente cosa giusta», ma accusa la maggioranza di usare il tema a scopi propagandistici, senza coperture certe. Dal fronte sindacale, Pierpaolo Bombardieri (Uil) definisce la promessa una «bufala», dubitando della reale efficacia: «Se con 2 miliardi si producono solo 100 euro lordi annui… facciamo i conti… è una rincorsa alle bufale più grosse».

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