giovedì 21 agosto 2025

Giorgia Meloni: l'art. 5 della Nato salva capra e cavoli: diventa accettabile per Putin che non avrebbe mai accettato l'ingresso dell'Ucraina nella Nato, ma nello stesoso tempo dà sicurezza di difesa all'Ucraina

  Italia in prima fila nella difesa dell'Ucraina da futuri attacchi della Russia. Sulla scrivania dei leader europei infatti c'è il piano promosso dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, rende noto oggi Bloomberg. La premier italiana ha proposto per l'Ucraina, in caso di nuovi aggressioni ai confini, una forma di difesa collettiva simile a quella prevista dall'articolo 5 della Nato, senza però che Kiev entri nell'alleanza, aggirando così il ‘niet’ di Putin in vista di un accordo di pace.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e la premier italiana Giorgia Meloni alla Casa Bianca durante i colloqui sulla guerra in Ucraina, cui hanno partecipato anche Volodymyr Zelensky e i leader europei, Washington, 19 agosto 2025 Ansa / Filippo Attili - ufficio stampa Palazzo Chigi ++FOTO DIFFUSA DALL'UFFICIO STAMPA DI PALAZZO CHIGI - USARE SOLO PER ILLUSTRARE OGGI LA NOTIZIA INDICATA NEL TITOLO - NON ARCHIVIARE – FOTO NON IN VENDITA - DA USARE SOLO PER FINI GIORNALISTICI - NPK+++

Il meccanismo prevede che le forze europee valutino entro 24 ore la fornitura di assistenza militare a Kiev. E in sostituzione di una garanzia Nato, ogni Paese potrebbe sottoscrivere accordi bilaterali con l'Ucraina per poi coordinarsi sul tipo di aiuto fornire. Il modello di riferimento del piano “Nato-light” sarebbe l'accordo bilaterale Roma-Kiev del 2024.

Si parla di fornire appoggio militare, assistenza economica, rafforzamento dell'esercito ucraino, appoggio aereo e sanzioni a Mosca, senza però precisare se è previsto anche l'invio di truppe europee sul campo.

La proposta è stata fatta da Roma dopo l'incontro alla Casa Bianca tra Trump, Zelensky e i principali leader europei, e dove Washington ha confermato l'impegno a fornire a Kiev garanzie di sicurezza anche con l'appoggio aereo, ma escludendo l'invio di marine in battaglia.

In Europa le nazioni più propense a inviare uomini in Ucraina, come parte di un eventuale accordo di pace, sono Francia e Regno Unito, e Bloomberg in passato aveva parlato di 10 Paesi europei, pronti a mandare truppe. Ma la premier avrebbe frenato sul tema, definendo la sua proposta "una soluzione più duratura che schierare truppe sul terreno".

Ieri il ministro della Difesa, Guido Crosetto, intervistato da Repubblica, affermava: "Ora si fa sempre più strada l'ipotesi di Meloni su un meccanismo basato sull'articolo 5. È una delle possibili soluzioni e non è incompatibile con quella dei Volenterosi. Si possono realizzare entrambe".

Un'opzione, una Nato bis (O definita anche Nato-light) che Putin potrebbe accettare, secondo Crosetto: "Perché l'Ucraina non entrerebbe nella Nato, con tutto ciò che comporta esserne membro. La Nato interverrebbe solo per difendere da un'aggressione. E poi, per molte altre ragioni. Non ultima quella che in Russia sia ciò che resta di opinione pubblica, sia gli oligarchi ed il mondo produttivo, premono per eliminare le sanzioni e riaprire rapporti. Poi, perché otterrebbe uno spazio politico e di influenza superiore. Almeno formalmente, tratta da pari con gli Stati Uniti recuperando un ruolo da superpotenza, riacquistando influenza nel Vecchio Continente e comprando tempo. Non dimentichiamo che nei calcoli russi quella Ucraina doveva essere una guerra lampo".

Ma sull'invio di truppe il ministro è stato cauto, senza però escluderlo: "Quando ci saranno tutte le condizioni, decideremo cosa fare. Ad oggi la proposta sul campo che ha più peso è quella di Meloni. La partecipazione dell'Italia al tavolo di Washington non era scontata. E penso sia più un riconoscimento a Giorgia, che al Paese".

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