lunedì 11 agosto 2025

Mahler: enigma o incubo

 C'era una volta un compositore che sorpassava tutti gli altri per mole di composizioni. Il so nome era Anonimo ed era in assoluto il più prolifico, ed anche il più eseguito, giacché l'attribuzione avveniva assai spesso a ridosso di continue riscoperte e successive esecuzioni pubblica della sua musica. 

 Ancora oggi resta il più prolifico, anche se  il suo catalogo d'opera con il progredire degli studi va sempre più scemando. Come mai del più prolifico compositore della storia, il catalogo d'opera va riducendosi?

 Perchè ANONIMO non esiste, ogni volta che si scopriva un brano senza individuarne con certezza l'autore,  lo si attribuiva a lui.

 Stessa sorte all'indomani della prematura morte, toccò al grande Pergolesi, il cui solo nome attirava folle di ascoltatori devoti. Anche a lui, ma in dimensioni enormemente più ridotte, vennero attribuite musiche sperando che il solo nome potesse arridere a quelle musiche il successo delle vere opere del grande musicista.

 Nel corso dei secoli è toccato a diversi musicisti, fra i grandi, di essere sulla 'cresta dell'onda', per vera conoscenza, ed anche per moda. Questa sorte è toccata a Bach - e tuttora gli tocca - è toccata a Brahms, è toccata Mozart, a Beethoven - il finale della sua ultima sinfonia è diventato commento anche per spot ignobili e volgari; ed anche al Barocco'; a molti non è mai toccato (mai a nessuno dei musicisti cosiddetti moderni, meno ancora  a quelli contemporanei che forse dovranno attendere solo qualche secolo, se la fortuna arriderà loro).

 Ma oggi c'è un compositore amatissimo ed eseguitissimo, non si sarebbe neppure immaginato qualche decina di anni fa, ed è Gustav Mahler, il compositore della fine, della problematica modernità; insomma al compositore di qualunque cosa,  basta nulla per garantirne la presenza in ogni stagione, anche più volte, e all'intero ciclo delle sue sinfonie, ripetuto e completato, guai ad interromperlo. Lo farà, a giorni, Chailly, per completare quello iniziato a  Lucerna anni fa da Abbado, e lo imiterà anche Harding, in omaggio al suo grande maestro e protettore.

 Noi non la pensiamo come un nostro carissimo amico che non c'è più, il pianista Gyorgy Sandor che soleva dire: Mahler, malheur!, ma siamo convinti che la presenza - per noi comunque eccessiva - della sua musica nelle stagioni di mezza Europa, sia dovuta alla facilità con cui viene intesa ed ascoltata la sua musica. Mahler, testimone della fine,  è facile da ascoltarsi ( si è provato anche con Bruckner, ma non ci si è riusciti); arriva subito, diciamo che è garanzia di successo.

 Strano è, certo, che un musicista così tormentato, e la sua musica labirintica e tortuosa, piacciano tanto. Perchè solleticano le orecchie di pubblici spesso distratti e superficiali?   


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